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Biometano dai rifiuti, 8 impianti in Italia entro fine anno

Con il biogas prodotto dai rifiuti risparmieremo 138 miliardi di euro, il biometano di un solo impianto può alimentare un’auto per 55 milioni di km

Biometano dai rifiuti, 8 impianti in Italia entro fine anno
Il biometano dai rifuti, quelli che della Frazione Organica del Rifiuto Solido Urbano (FORSU) è sempre più al centro delle strategie di decarbonizzazione in Italia e in Europa. Lo testimonia a distanza di alcuni mesi dal decreto sulla produzione di biogas in Italia, l'apertura o l'ampliamento dei siti già attivi che entro la fine del 2018 porterà ad 8 il numero di impianti capaci di trasformare anche scarti vegetali in combustibile per autotrazione o residenziale.

IL PIANO DELL'EUROPA PER ABBATTERE LA CO2

"Se tutto il Biogas prodotto in un anno dal Polo Acea venisse trasformato in Biometano, si potrebbe alimentare una utilitaria per oltre 55 milioni di km" è il commento del Consorzio Italiano Compostatori (CIC). Una stima che porta l'attenzione sul piano da 270 milioni di euro per i prossimi 40 anni allo studio della Commissione europea per un'economia a bassa concentrazione di carbonio. Tra gli obiettivi si punta a ridurre dell'80% entro il 2050 le emissioni di gas effetto serra rispetto a quelle del 1990, attraverso una riduzione intermedia delle emissioni del 40% entro il 2030 e del 60% entro il 2040. Emissioni che, secondo il grafico qui sotto in cui è confrontato il trend attuale in rosso e quello futuro, provengono per lo più dal settore dell'Industria e dell'energia, su cui il decremento atteso con il  piano allo studio è più marcato che negli altri settori. Secondo la Commissione europea questa transizione aiuterà l'Europa a ridurre l'uso di risorse fondamentali come l'energia, le materie prime, la terra e l'acqua e rendere l'Europa più indipendente dalle esportazioni di petrolio e gas. Ad esempio il biogas che si può ottenere da vegetazione (la componente maggiore di emissioni in agricoltura, oltre che dai mezzi datati proviene da fertilizzanti, concimi e bestiame) e dai rifiuti umidi (FORSU) negli 8 impianti che saranno operativi entro la fine del 2018 in Italia.

8 IMPIANTI DI BIOGAS IN ITALIA

Il biometano da FORSU rappresenta uno degli assi portanti del futuro dell'economia circolare: l'Italia è pronta a cogliere questa innovazione ed entro la fine del 2018 saranno 8 gli impianti consorziati CIC in grado di produrre biometano a partire dai rifiuti organici". Così Massimo Centemero, direttore del Consorzio Italiano Compostatori, nel corso di Ecomondo. Agli impianti di Montello (BG), Rende (CS), Este (PD) e Pinerolo (TO) si sono aggiunti nelle ultime settimane quello di Sant'Agata Bolognese (BO) e di Finale Emilia (MO), mentre altri due avvieranno la produzione o immetteranno biometano in rete entro la fine del 2018.

GLI IMPIANTI ESISTENTI

L'impianto di Sant'Agata Bolognese, che sorge all'interno di sito di compostaggio già presente, è in grado di trattare, ogni anno, 100.000 tonnellate di rifiuti organici prodotti dalla raccolta differenziata, e altre 35.000 tonnellate derivanti dalla raccolta di verde e potature. Dal ciclo di rivalutazione delle risorse si possono ottenere 7,5 milioni di metri cubi di biometano e 20.000 mila tonnellate di compost biofertilizzante per l'agricoltura. Aa Finale Emilia ha preso il via anche la nuova sezione a digestione anaerobica (diverso dal processo di compostaggio aerobico in cui avviene l'asorbimento di ossigeno ed è usato per lo più nel trattamento di fanghi industriali) dell'impianto di Aimag che consente, dalla frazione organica dei rifiuti, di produrre biometano da immettere nella rete locale di distribuzione del gas. L'impianto a regime tratterà 50.000 tonnellate di frazione organica e produrrà oltre 3 milioni di metri cubi di biometano e circa 17.000 tonnellate di compost per l'agricoltura biologica. Molti impianti oltre quello di Asja Ambiente di Foligno, stanno predisponendo l'immissione diretta del biometano nella rete di distribuzione. In molte realtà aziendali medio-piccole il biogas prodotto può anche essere utilizzato localmente dalle aziende di allevamenti per alimentare un generatore e sfruttare l'energia elettrica per il fabbisogno della struttura o immetterla nella rete elettrica nazionale).

Pubblicato in Attualità il 12 Novembre 2018 | Autore: Donato D'Ambrosi


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