Autovelox taroccati: tutti assolti, automobilisti beffati

Il Tribunale di Torre Annunziata ha assolto tutti gli imputati del processo per gli autovelox clonati. Per gli automobilisti multati doppia beffa

2 febbraio 2015 - 9:00

Ricordate la vicenda degli autovelox taroccati? Era il 2005, la Procura di Sala Consilina affidò alla Guardia di Finanza le attività investigative sulla Garda Segnale, accusata di installare in tutta Italia autovelox clonati e, dunque, irregolari, poiché privi dei certificati ministeriali. Tale inchiesta portò all'iscrizione nel registro degli indagati di 558 persone in tutta Italia, tra cui 367 dipendenti comunali e funzionari pubblici. Tutti erano ritenuti responsabili dell'installazione di apparecchi per la rilevazione di velocità non a norma, con appalti che – secondo le accuse – erano stati in qualche modo truccati. Un giro d'affari da milioni di euro che avrebbe permesso alla Garda Segnale di intascare, secondo i contratti stipulati con le amministrazioni comunali, circa il 40% dei proventi delle contravvenzioni spesso illegittime poiché gli autovelox avrebbero rilevato una velocità almeno del 15-17% superiore a quella reale. Morale della favola, di poche ore fa: tutti assolti perché “il fatto non sussiste”. La seconda sezione penale del tribunale di Torre Annunziata ha assolto tutti gli imputati accusati a vario titolo di truffa aggravata, abuso d'ufficio e corruzione nell'ambito del processo per gli autovelox clonati installati lungo il tratto della Statale Sorrentina che ricade nel Comune di Vico Equense.

ASSOLUZIONE PIENA – Come riporta positanonews, assoluzione piena per il comandante dei vigili urbani, Michele Tatarelli, e Francesco Loregio, per i quali la pm aveva già chiesto l'assoluzione in sede di requisitoria, ma anche per Diego Barosi, responsabile dell'azienda Garda Segnale, e per Annamaria Greco, nonostante nel resto d'Italia siano già arrivate alcune condanne. Non c'è stata nessuna truffa e, dunque, gli autovelox installati lungo la Statale 145 tra Vico Equense e Castellammare di Stabia, rilevavano la velocità reale. In tutta Italia, furono coinvolti 146 Comuni, tra i quali Vico Equense. La maxi inchiesta – poi spostata per competenza territoriale anche a Torre Annunziata – aveva portato all'annullamento di 80mila multe su tutto il territorio nazionale. L'accusa aveva dimostrato, solo in parte, che grazie a un sofisticato sistema informatico, sui verbali venivano riportate sempre le matricole delle uniche due apparecchiature omologate che risultavano pertanto presenti in più punti del territorio italiano contemporaneamente. Molte contravvenzioni furono annullate anche a Vico Equense, dove il Comune si era affidato alla Garda Segnale ed aveva fatto installare due autovelox. Gli apparecchi erano stati piazzati lungo la Statale 145, per rilevare la velocità delle auto in transito da e verso Castellammare di Stabia. Comunque, l'allora Giunta guidata dal sindaco Giuseppe Dilengite era già stata scagionata dall'accusa di abuso d'ufficio in sede preliminare, poiché il contratto con la ditta di Barosi era risultato regolare: eventualmente l'ente comunale era stato a sua volta truffato.

NIENTE PROVE, NIENTE CONDANNA – Il risultato è quello che conta: nessuna prova, nessuna condanna. Tuttavia, vale la pena ricordare quanto scriveva Maurizio Caprino sul Sole 24 Ore nel 2009. Che ricostruiva la faccenda partendo ben prima del 2006. Dal 1987. A Roma, il ministero dell'Interno diramò una circolare in cui spiegava ai Comuni che non era possibile delegare totalmente ai privati (che peraltro non di rado risultavano senza personale o con un solo addetto) i controlli di velocità sulle strade. Sul Garda, Diego Barosi aveva smesso da poco di fare il segretario comunale per diventare noleggiatore di autovelox e affini. Faceva anche lui servizi come quelli “vietati” dal ministero, ma non fece una piega. Come qualche suo concorrente, andò avanti per una decina d'anni, nonostante un po' di inchieste giudiziarie. Smise dopo altre indagini e una modifica al Codice della strada. Barosi è poi tornato alla ribalta nell'inchiesta della Procura di Sala Consilina (Salerno) sui misuratori di velocità clonati. Nel frattempo, le chiacchiere su lui e i suoi colleghi non si sono mai spente, estendendosi anzi agli apparecchi che controllano le infrazioni ai semafori: altre storie di appalti opachi, compensi in percentuale sulle multe, apparecchi piazzati dove decide l'azienda, strategie commerciali discutibili. Come nel '93, quando la Italservizi (riconducibile a Barosi, come – tra le tante – la Multanuova Italia e la Garda Segnale, nome di più aziende aperte e chiuse nel tempo, l'ultima delle quali risulta di proprietà di una somala e di un etiope con cittadinanza svedese) inviò ad alcuni sindaci un'offerta-choc: 49mila lire più Iva per ogni verbale con foto d'infrazione (all'epoca la multa media era di 200mila lire), che sarebbero scese a 5mila se il Comune avesse scelto servizi fatti con “misuratori obsoleti”, con la precisazione che il comandante dei vigili avrebbe dovuto prima prendersi “ogni inerente responsabilità derivante dagli anomali risultati”. Così ci furono pretori che annullarono multe e i costruttori degli apparecchi dovettero mettere per iscritto che tutti i misuratori sono omologati e affidabili, spiegando che probabilmente la Italservizi aveva voluto spingere i clienti verso quelli più costosi.

LA QUESTIONE OBIETTIVI – Sentiamo ancora Caprino cosa scriveva: “Altra offerta tipica dell'ambiente è la fissazione di un minimo di servizi da effettuare: dieci anni fa, la Multanuova Italia ‘viaggiava' sui due al mese, per almeno tre ore l'uno e obbligo di ripetizione se ‘per alcuni fotogrammi risultassero fotogrammi o verbali non idonei per le contravvenzioni'. Una clausola che invoglia i Comuni che vogliono fare cassa, e mette al riparo l'azienda da contestazioni del cliente per l''inefficienza' del servizio. Ma alcuni Comuni si sono accorti che erano obiettivi impossibili da rispettare (non sempre ci sono i vigili disponibili) e hanno chiesto invano di abbassare gli obiettivi. Forse le aziende avrebbero potuto essere più flessibili, data l'alta percentuale del compenso: dalle offerte del '99 sembrava limitato al 10%, ma a leggere bene il capitolato di appalto (che Barosi allegava all'offerta e alcune Giunte riprendevano pari pari nella delibera di affidamento del servizio) si scopriva che si poteva arrivare anche al 36%. È a Trani, nel 2008, che il Comune ha offerto il 50% a chi si fosse aggiudicato la gestione dei controlli automatici ai semafori. Va riconosciuto che in quest'ultimo caso le multe sono meno pesanti che per molti eccessi di velocità, ma siamo lontani da quel 25-30% che invece viene riconosciuto dai Comuni che ricorrono al noleggio non per fare cassa ma per evitare di anticipare le spese per i controlli e di rischiare di non coprirle con gli incassi delle multe nel caso in cui il numero di trasgressori diminuisse (che si verifica sempre quando si opera con modalità che privilegiano la sicurezza stradale)”.

TARATURA CAOS – Caprino così chiudeva l'articolo, parlando di Sala Consilina, “dove il procuratore capo (da solo, di fatto) e un manipolo di uomini della Guardia di finanza continuano gli accertamenti su tutti i misuratori di velocità noleggiati dalla Garda Segnale, dopo la scoperta che alcuni Velomatic dell'azienda avevano numeri di matricola uguali anziché uno diverso per ciascuno. Di conseguenza, i verbali delle multe comminate con essi riportano il falso”. Ma perché “clonare” gli apparecchi? Probabilmente per risparmiare sulla “taratura”, operazione che costa, tramite il produttore Eltraff, 790 euro più Iva ed è obbligatoria sui Velomatic solo dal 9 aprile scorso, spiegava Caprino. Ma era già pretesa da non pochi Comuni, per rintuzzare le sentenze dei giudici di pace che – senza motivo, secondo la Cassazione – la richiedono. La Garda Segnale pare ne abbia fatti “tarare” solo due sui circa 50 che faceva funzionare in 70 centri di tutta Italia e i numeri di matricola che appaiono sarebbero proprio due, quelli degli esemplari “in regola”. Tecnicamente è molto difficile che gli altri apparecchi abbiano dato misurazioni fasulle: hanno sistemi di autodiagnosi che li mettono fuori uso in caso di problemi. Però chi controlla i cittadini non può non garantire la massima trasparenza. Anche quando è un'azienda privata che affianca le forze dell'ordine.

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