Automobilista stressato per i mendicanti al semaforo? Lo decide il Tar

Automobilista stressato per i mendicanti al semaforo? Lo decide il Tar La Cassazione: è il Tar a stabilire se un automobilista viene stressato al semaforo dai mendicanti. E se va risarcito dal comune

La Cassazione: è il Tar a stabilire se un automobilista viene stressato al semaforo dai mendicanti. E se va risarcito dal comune

6 Luglio 2015 - 10:07

La questione è semplice: un automobilista chiede danni esistenziali per 2.500 euro al comune di Udine, per l'accattonaggio (mendicanti al semaforo). La richiesta viene fatta alla giurisdizione ordinaria. Si apre un contenzioso, e alla fine la Cassazione, alla quale il guidatore s'era rivolto, stabilisce che è il Tar, tribunale amministrativo regionale, a doversene occupare: sentenza 13568 del 23 giugno 2015, pubblicata il 2 luglio.

CHI PAGHEREBBE? IL COMUNE UDINE – E se mai il Tar riconoscesse il danno esistenziale (lesione di diritti o interessi, costituzionalmente protetti, inerenti alla persona, diversi dalla salute, che sconvolgonoo le attività non reddituali), dovrebbe essere il comune a risarcire l'automobilista: l'ente locale dove il mendicante ha insistito al semaforo. In questo caso, Udine. Un risarcimento per il disagio e l'ansia che gli sarebbero derivati dalla “pratica di pedoni ben vestiti e ben pasciuti, anche deambulanti con stampella/e, muniti di cartello, marsupio e berretto” che, all'altezza dell'impianto semaforico esistente all'incrocio tra viale Cadore e viale Leonardo da Vinci, da oltre un anno erano soliti chiedere denaro agli automobilisti.

QUALI COLPE – A tal fine, l'attore ha addebitato al convenuto, quale ente proprietario della strada, di non avere adottato, ai sensi dell'articolo 14 del codice della strada (Poteri e compiti degli enti proprietari delle strade), misure idonee ad impedire o far cessare questi comportamenti “molesti”, oltre che “pericolosi per la circolazione”. L'automobilista chiedeva 2.500 euro. La colpa del comune sarebbe la mancata adozione di misure idonee ad impedire i comportamenti molesti. Il giudice di pace declinava la giurisdizione in favore del giudice amministrativo. Il Tribunale di Udine respingeva la domanda del conducente: questi non lamentava un danno derivato direttamente dalla cosa in custodia per mancata attività del comune: non un diritto soggettivo tutelabile davanti all'autorità giudiziaria ordinaria. Alla fine, è stato stabilito che la pratica dell'accattonaggio è questione del Tar.

PAROLA ALLA CASSAZIONE – Per l'automobilista, “l'ente proprietario-custode della strada deve eliminare materialmente, senza soluzione di continuità, tutte le insidie ed i pericoli che minacciano le garanzie di sicurezza e di fluidità della circolazione veicolare, diversamente si rende inadempiente nei confronti dell'avente diritto”.”Quando viene in rilievo un'attività umana espressione di una forma di mendicità e di una semplice richiesta di aiuto proveniente da chi si trova in condizioni di povertà – dice la Cassazione -, non è pertinente il richiamo al dovere dell'ente proprietario della strada di porre in essere una attività materiale, un mero comportamento di pulizia delle strade, come recita l'articolo 14 del codice della strada”. Insomma, sarà il Tar a decidere. E così è stato respinto il ricorso per Cassazione dell'automobilista.

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