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Uber: Londra non rinnova la licenza, fine dei giochi?

Grossi guai per Uber: Londra non rinnova la licenza all'azienda che fornisce il servizio di ride sharing, è la fine dei giochi sul mercato europeo?

25 novembre 2019 - 18:35

Dopo il rosso di 1,2 miliardi di dollari registrato nell’ultimo trimestre, altre pessime notizie per Uber. Londra ha deciso infatti di non rinnovare la licenza al colosso americano del ride sharing a causa di presunte violazioni che, secondo il TFL (Transport For London), metterebbero a rischio i passeggeri e la loro sicurezza. La sospensione di Uber non è comunque immediata visto che il servizio resterà attivo fino a quando non sarà esaminato l’inevitabile ricorso. Inutile dire che se Uber dovesse perdere la più importante piazza europea riceverebbe una mazzata forse decisiva per il suo futuro.

UBER: PERCHÉ LONDRA NON RINNOVA LA LICENZA

TFL, l’azienda responsabile dei trasporti pubblici a Londra, aveva già sospeso Uber nel 2017 e poi una seconda volta nel 2018. Sempre per problemi riguardanti la sicurezza dei viaggiatori e degli autisti e, più in generale, per la scarsa trasparenza dell’azienda. In entrambi i casi era stata poi concessa una proroga di 15 mesi, l’ultima delle quali è scaduta domenica 24 novembre, a fronte degli impegni assunti da Uber per annullare le criticità. Stavolta però il TFL non se l’è sentita di concedere una terza proroga, lamentando nuove negligenze e violazioni da parte della app che a Londra offre un servizio simile a quello dei taxi (mentre in Italia può operare solo come noleggio con conducente). “Nonostante riconosciamo che Uber abbia fatto dei miglioramenti affrontando alcuni problemi”, hanno dichiarato i rappresentanti dell’autorità dei trasporti londinese, “Temiamo che tali problemi possano ripresentarsi in futuro. Il che ci ha portati a concludere che la società non sia adatta a operare in questo momento”.

UBER: LONDRA TEME PER LA SICUREZZA DEI PASSEGGERI

In particolare il TFL giudica inaccettabile che Uber abbia consentito ai passeggeri di salire a bordo di veicoli con conducenti potenzialmente non autorizzati e non assicurati. Sotto accusa, secondo la ricostruzione dell’autorità londinese, è soprattutto il sistema di Uber che ha permesso ad alcuni conducenti non autorizzati di caricare le proprie foto utilizzando altri account. Così facendo, hanno potuto prendere i passeggeri come se fossero i conducenti Uber prenotati, e ciò è successo in almeno 14.000 viaggi. Di conseguenza tutti quei viaggi non risultavano assicurati, e molti passeggeri hanno viaggiato con autisti senza licenza. Incluso uno la cui licenza era stata precedentemente revocata. Inutile dire che si tratta di situazioni di potenziale pericolo non certo da sottovalutare.

UBER ‘CACCIATA’ DA LONDRA: LA REAZIONE DELL’AZIENDA AMERICANA

La momentanea ‘cacciata’ di Uber da Londra, che adesso ha 21 giorni per presentare ricorso, ha ovviamente scatenato la reazione dell’azienda di San Francisco, che si dice pronta a difendere le sue ragioni fino in fondo. “La decisione di TFL di non rinnovare la licenza a Londra è insolita e sbagliata”, ha infatti detto il manager Jamie Heywood. “Negli ultimi due anni abbiamo cambiato la nostra attività in modo sostanziale e affinato ulteriormente i nostri standard di sicurezza. Inoltre abbiamo verificato di recente tutti i nostri driver di Londra. Faremo senz’altro ricorso perché desideriamo andare avanti. Lo dobbiamo ai 3,5 milioni di utenti londinesi e ai 45 mila conducenti con licenza che dipendono da Uber a Londra. Faremo tutto il possibile per risolvere questa situazione”. Come finirà?

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