FCA: l'ecotassa CO2 spingerà a scegliere tra l'Italia e gli USA?

Tra l'ecotassa sulle auto inquinanti e l'import tax negli USA, FCA si trova a gestire un braccio di ferro a 3 e rivede gli investimenti in Italia

15 gennaio 2019 - 12:10

FCA esce allo scoperto, ma non abbastanza da diradare la nebbia che è calata sul piano di investimenti al 2022 da quando il Governo ha annunciato l'ecotassa sulla CO2. A spiegare che ci saranno delle nuove valutazioni è l' AD Mike Manley dal Salone di Detroit, l'evento automotive da dove Sergio Marchionne ha sempre annunciato i momenti più importanti dei 14 anni di carriera in Fiat. Che l'ecotassa fino a 2500 ero in più per le auto che emettono oltre 160g/km di CO2 fosse un provvedimento poco fruttuoso per l'economia italiana lo avevamo ipotizzato fin dall'inizio. Ma ora che è tutto scritto (in Gazzetta) FCA dovrà fare bene i conti e capire se conviene ancora investire in Italia per mantenere produttività negli stabilimenti Jeep e Maserati, sapendo che il pugno del Presidente USA Trump non accenna minimamente a mollare la presa sulle tasse per chi produce fuori dai confini americani.

IL MERCATO USA PIU' FORTE Nelle prossime settimane FCA dovrà decidere se mantenere le promesse degli investimenti in Italia o dirottare le risorse sul mercato USA che conta di più in soldoni. Là dove i pickup si vendono da soli e i numeri Jeep alla guida di Manley, non ancora AD, devono far fronte alla concorrenza minacciosa di Ford e General Motors, potrebbe avere un senso ampliare la produzione di auto elettriche sapendo che Volkswagen espanderà i confini dello stabilimento aperto a Chatanooga nel 2011 per fare spazio alla piattaforma elettrica MQB.

LA GAMMA IBRIDA NON E' PRONTA L'elettrico infatti è l'incognita alla quale FCA dovrà trovare una collocazione stabile a lungo termine: se da un lato le intenzioni di voler rilanciare Maserati hanno incontrato la mannaia dell'ecotassa, dall'altro la gamma di modelli ibridi o elettrici di Fiat Chrysler non è pronta alla partenza degli ecoincentivi sulle auto che emettono meno di 70 g/km di CO2. E' forse questo il problema più grande che lega il piano di investimenti in Italia al lancio della prima auto ibrida elettrica in Italia, la Jeep Renegade Plug-in costruita a Melfi, che sarà pronta solo nel 2020, nella seconda fase degli incentivi che la finanziaria 2019 definisce “sperimentali”.

LA GOCCIA CHE FA ROVESCIARE IL VASO USA Le valutazioni che potrebbero spingere FCA a ridimensionare il piano da 5 miliardi di euro in Italia provengono anche dalle minacce del Presidente Trump di istituire dazi di importazione del 25% sulle auto prodotte fuori dai confini americani. Già questo costerebbe circa 743 milioni di euro in più l'anno a FCA secondo gli analisti. E non bisogna dimenticare che  – come sostiene lo stesso AD Manley a Detroit – l'importazione di acciaio e alluminio negli USA, con le nuove import tax imposte da Trump – costerà fino a 350 milioni di dollari in più nel 2019. Chissà se il tavolo tecnico del nostro Governo ha pensato agli effetti dell'ecotassa prima di proclamare gli sconti su auto pulite, che di fatti  limitano la scelta della famiglia media a pochi modelli in vendita in Italia a un prezzo sotto i 20 mila euro, al netto ovviamente del bonus statale.

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