Europol scopre una frode IVA di 38 milioni sulla vendita di auto

Europol scopre una frode IVA di 38 milioni sulla vendita di auto

L'attività investigativa di Europol ha permesso di scoprire una frode IVA di 38 milioni sulla vendita di oltre 10 mila auto. Perquisizioni anche in Italia

14 Giugno 2023 - 19:33

Europol, l’ufficio europeo di polizia, ha sgominato un vasto giro d’affari fraudolento di un gruppo criminale internazionale che si è reso responsabile di una frode sull’IVA per almeno 38 milioni di euro sulla compravendita di oltre 10 mila automobili. All’operazione, denominata Huracán, che ha portato all’arresto di 5 persone con 450 perquisizioni (di cui più di 50 in Italia) e il sequestro di immobili e auto di lusso, hanno partecipato uomini delle forze dell’ordine di 7 Paesi europei (Belgio, Germania, Italia, Paesi Bassi, Portogallo, Spagna e Ungheria), coordinati dall’Ufficio della Procura europea di Colonia (EPPO).

OPERAZIONE HURACÁN SGOMINA FRODE IVA PER 38 MILIONI

Particolarmente importante il contributo della Guardia di Finanza italiana, che ha partecipato all’operazione con circa 250 finanzieri e l’unità cinofila ‘cash dog’ appartenenti a 35 reparti del Corpo. Come detto, l’operazione Huracán ha portato alla scoperta di un vasto schema di frode IVA gestito da un gruppo criminale specializzato nel commercio internazionale di automobili, che si stima abbia compravenduto, nel periodo tra il 2017 e il 2023, circa 10 mila autoveicoli per un fatturato fraudolento complessivo di 225 milioni di euro e connessa perdita di gettito IVA per 38 milioni di euro.

COME AVVENIVA LA FRODE SULL’IVA

L’indagine trae origine nel 2021 da quella che inizialmente sembrava un’attività amministrativa di controllo, quasi di routine, in relazione a mancati pagamenti IVA allo Stato italiano da parte di alcuni soggetti a seguito dell’acquisto di un grosso quantitativo di auto dalla Germania, e della successiva vendita dei medesimi veicoli a privati e società in altri Paesi dell’UE. Gli approfondimenti investigativi hanno invece permesso di scoprire l’esistenza di una frode IVA di rilevante entità, in cui sarebbero a vario titolo coinvolti circa 60 persone. Secondo la tesi accusatoria, gli indagati avrebbero acquistato autoveicoli in Germania attraverso società italiane e ungheresi rilevatesi attività economiche ‘di comodo’, in quanto gestite di fatto in Germania, o fittizie. Lo schema della frode era il seguente:

– una società “di comodo” con sede in Germania ha acquistato auto online da un concessionario tedesco. Inizialmente la società ha pagato il prezzo comprensivo di IVA, poi ha presentato un reclamo ricevendo indietro l’IVA dallo Stato tedesco;

– successivamente questa società ha venduto le auto a soggetti o società prestanome (missing traders) al di fuori della Germania, esattamente in Italia e Ungheria. Il prezzo delle auto risultava leggermente superiore al prezzo netto indicato sulla fattura originale dell’acquisto online, ma comunque conveniente perché questi prestanome non hanno dovuto pagare l’IVA grazie alle regole della cessione intracomunitaria;

– i prestanome hanno poi venduto le auto a prezzi molto allettanti ai clienti finali (privati e aziende). I clienti finali hanno pagato regolarmente l’IVA, mentre i prestanome non hanno versato l’IVA allo Stato, trattenendola come profitto. Si stima che più di 10.000 vetture siano state vendute utilizzando questo schema;

– le indagini hanno rivelato che gli indagati emettevano regolari fatture (in realtà false) ai clienti finali, facendogli quindi credere che la compravendita fosse corretta. Grazie a tali fatture, i clienti potevano successivamente immatricolare i veicoli acquistati in un altro Paese.

GUARDIA DI FINANZA ITALIANA PROTAGONISTA DELL’OPERAZIONE

L’operazione testimonia l’impegno dell’Ufficio della Procura europea, e di tutte le altre Autorità chiamate in causa (per l’Italia la Guardia di Finanza), nella tutela degli interessi finanziari dell’Unione Europea. Europol ricorda comunque che gli arresti, i sequestri e le perquisizioni sono stati emessi nell’ambito della fase delle indagini preliminari, allo stato delle attuali acquisizioni probatorie. Ciò significa che fino a un giudizio definitivo, vale ovviamente la presunzione di innocenza degli indagati.

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