Fusti biodiesel
Dazi UE sul biodiesel cinese: tariffe fino al 35,6%
La Commissione UE ha deciso di confermare i dazi sul biodiesel cinese, con l'esclusione dei carburanti sostenibili per l'aviazione
La Commissione UE ha deciso di confermare i dazi sul biodiesel cinese, con l'esclusione dei carburanti sostenibili per l'aviazione
La Commissione europea ha deciso di confermare i dazi UE sul biodiesel cinese, con la sola esclusione dei carburanti sostenibili per l’aviazione (SAF). I dazi provvisori erano stati introdotti l’estate scorsa a seguito della denuncia dei produttori europei di biodiesel secondo cui le importazioni da Pechino arrivavano in UE con prezzi artificialmente bassi. L’indagine anti-dumping condotta dalle autorità europee ha accertato queste accuse, istituendo di conseguenza un dazio prima provvisorio e poi definitivo sull’import di biodiesel originario della Repubblica Popolare Cinese.
LA DECISIONE DEFINITIVA DELL’UE SUL BIODIESEL CINESE
La decisione sui dazi è stata pubblicata nella Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea (leggi Regolamento di esecuzione (UE) 2025/261 del 10 febbraio 2025) ed è arrivata a conclusione dell’indagine aperta a fine 2023. Nel dettaglio l’articolo 1 del Regolamento dispone l’istituzione di un dazio antidumping definitivo sulle importazioni di “esteri monoalchilici di acidi grassi e/o gasoli paraffinici ottenuti mediante sintesi e/o idrotrattamento, di origine non fossile, comunemente noti come biodiesel, in forma pura o incorporati in miscela, […] esclusi i carburanti sostenibili per l’aviazione, […] originari della Repubblica popolare cinese“.
DAZI UE BIODIESEL CINESE: LE NUOVE TARIFFE
Come era accaduto per i dazi sull’import di auto elettriche prodotte in Cina, anche l’aliquota dei dazi sul biodiesel cinese non è sempre la stessa ma varia a seconda del grado di collaborazione delle società coinvolte nell’indagine. In particolare, Bruxelles ha imposto dazi del 10% per il gruppo EcoCeres, del 35,6% per il gruppo Jiaao e del 23,4% per il gruppo Zhuoyue. Gli altri produttori che hanno collaborato all’indagine sono soggetti a un dazio del 21,7%, mentre tutte le altre società che non hanno collaborato del 35,6%. Di seguito una scheda riassuntiva:
L’ALLARME DI T6E: UCO CINESE È IN REALTÀ OLIO DI PALMA?
Già la scorsa estate, dopo l’introduzione dei dazi provvisori, l’organizzazione ambientalista indipendente europea Transport & Environment aveva approvato la decisione della Commissione europea, ritenendola un passo nella giusta direzione per limitare le importazioni di biocarburanti di dubbia provenienza derivanti da olio da cucina usato (UCO – Used Cooking Oil). “Negli ultimi due anni“, scriveva T&E, “il mercato europeo dei biocarburanti è stato inondato di importazioni di UCO dalla Cina, causando un crollo del prezzo di mercato da circa 2.250 euro per tonnellata a 1.100“.
Allo stesso tempo Transport & Environment ha avvertito che i soli dazi non saranno sufficienti a contrastare le frodi legate all’UCO (c’è infatti il forte sospetto che l’UCO che entra in commercio in UE possa essere olio di palma, ben più economico ma fortemente legato alla deforestazione, etichettato in modo fraudolento), invitando le istituzioni europee a smettere di incentivare gli oli di scarto importati e non verificabili e passare da un sistema di verifica volontario e guidato dall’industria a una regolamentazione più rigorosa.
