Dazi auto Trump, la Cina chiama le case europee: “Investite da noi”

Dazi auto Trump, la Cina chiama le case europee: “Investite da noi”

La Cina, in risposta ai dazi di Trump, vuole diventare il nuovo interlocutore di riferimento dell'automotive europeo

 

La Cina, in risposta ai dazi di Trump, vuole diventare il nuovo interlocutore di riferimento dell'automotive europeo

28 Marzo 2025 - 17:45

Gli Stati Uniti rischiano di diventare un mercato ostico per le case automobilistiche europee dopo l’annuncio di Trump di voler applicare dazi del 25% sull’import negli USA di auto straniere? E allora la Cina, colpita anch’essa dalla furia protezionistica del presidente americano, prova a prenderne il posto proponendosi come nuovo interlocutore di riferimento dei costruttori occidentali. Lo ha dichiarato lo stesso presidente cinese Xi Jinping incontrando i CEO di alcune delle principali case auto mondiali come Bmw, Mercedes-Benz e Toyota. “Investite da noi, siamo il futuro“, ha detto il leader di Pechino, che ha ribadito anche il suo impegno per migliorare gli scambi commerciali con l’estero e per proteggere i diritti delle aziende estere in Cina.

I DAZI DI TRUMP SPAVENTANO L’AUTOMOTIVE EUROPEO

Proprio ieri il presidente statunitense Donald Trump ha confermato ufficialmente l’introduzione di dazi del 25% su tutte le auto importate negli USA e prodotte all’estero, inclusi i pezzi di ricambio. Le nuove tariffe doganali entreranno in vigore il 3 aprile 2025 per le auto e il 3 maggio per i componenti. Superfluo specificare che l’impatto dei dazi americani sull’automotive europeo e asiatico potrebbe rivelarsi devastante, considerando che nel 2024 le importazioni hanno rappresentato la metà del mercato automobilistico statunitense per un totale di circa 8 milioni tra nuove autovetture e camion leggeri e un valore superiore a 240 miliardi di dollari. In particolare, l’anno scorso risultava importato l’80% delle Volkswagen vendute negli Stati Uniti, il 65% delle Hyundai-Kia, il 63% delle Mercedes-Benz e il 52% di Bmw. Anche i marchi italiani subiranno le conseguenze dei dazi di Trump, soprattutto quelli di lusso.

CONTRO I DAZI USA ECCO IL “SALVAGENTE” CINESE

Ovviamente uno scenario del genere impone alle case auto europee di guardarsi intorno alla ricerca di mercati meno ostili. E la Cina sembra pronta ad approfittarne, offrendo (almeno nelle intenzioni) importanti opportunità di business alle imprese del comparto e non solo. La proposta arriva direttamente dal presidente cinese Xi Jinping, che proprio nelle scorse ore ha incontrato di persona i massimi rappresentanti di alcune delle più grandi aziende e istituzioni finanziarie mondiali, tra cui Ola Källenius di Mercedes-Benz, Oliver Zipse di Bmw e Akio Toyoda di Toyota. Ma all’incontro c’erano anche i vertici di grosse multinazionali come Samsung, Siemens, Blackstone, Saudi Aramco, Sanofi, Hsbc e altre.

Industria auto cinese

XI JINPING ALLE CASE AUTO EUROPEE: “INVESTITE IN CINA, SIAMO IL FUTURO”

Parlando dinanzi a questa prestigiosa platea nella Grande Sala del Popolo di Pechino, Xi Jinping ha spiegato che “investire in Cina significa investire nel futuro“, portando come esempio concreto proprio l’industria automobilistica. “Per aziende come Mercedes-Benz e Bmw, la Cina è ora il più grande mercato del mondo“, ha ricordato con orgoglio, ammettendo nel contempo che “gli investimenti delle imprese estere hanno trainato la crescita economica e l’occupazione della Cina, promosso il progresso tecnologico e stimolato le riforme e l’apertura del mercato“. Contro il protezionismo di Trump (e anche dell’UE con chiaro riferimento ai recenti dazi sulle auto elettriche cinesi), Xi Jinping ho sottolineato che invece il multilateralismo è una scelta inevitabile per risolvere le difficoltà e le sfide che il mondo deve affrontare: “La Cina aderisce a un vero multilateralismo, promuove una globalizzazione economica inclusiva, partecipa attivamente alla governance economica globale e si impegna a costruire un’economia mondiale aperta“.

Il presidente cinese ha poi chiuso il suo intervento sottolineando l’impegno del suo governo per migliorare gli scambi commerciali con l’estero e per proteggere i diritti delle aziende estere in Cina, esprimendo la speranza che gli stranieri mettano da parte qualsiasi dubbio sui cinesi per cogliere tutte le opportunità offerte da un mercato dalle enormi dimensioni. Insomma, un chiaro invito a riconsiderare quella ‘Via della Seta’ che un tempo era andata tanto di moda prima di finire schiacciata dall’ultra-atlantismo di molti governi occidentali. Ma di fronte alla considerazione più che sprezzante che Trump ha dell’Europa, sia a livello politico che commerciale, forse sarebbe il caso di riprenderla.

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