CLEPA lancia l’allarme: altra crisi dei chip in arrivo?
CLEPA avverte: le tensioni geopolitiche su Nexperia rischiano di creare una nuova crisi dei chip auto. Cause, impatti e soluzioni
CLEPA avverte: le tensioni geopolitiche su Nexperia rischiano di creare una nuova crisi dei chip auto. Cause, impatti e soluzioni
L’associazione europea dei fornitori automotive (CLEPA) ha espresso preoccupazione per una potenziale interruzione nella fornitura di semiconduttori, che potrebbe minacciare la produzione automobilistica in Europa e non solo. E lo ha fatto tramite un comunicato che evidenzia i rischi derivanti dalle frequenti tensioni geopolitiche, con particolare riferimento al caso del produttore olandese Nexperia. Questa situazione richiama sinistramente le crisi passate, come quella globale del 2021, e solleva interrogativi su una possibile nuova ondata di carenza di chip.
LE CAUSE GEOPOLITICHE ALL’ORIGINE DELLA NUOVA CRISI DEI CHIP
Come già accennato, la disruption attuale è stata scatenata dal takeover del governo olandese su Nexperia, avvenuto lo scorso 30 settembre, motivato da timori per la sicurezza nazionale e il possibile trasferimento di tecnologie sensibili alla casa madre cinese Wingtech. In risposta, la Cina ha vietato l’esportazione di prodotti Nexperia fabbricati nel suo territorio, interrompendo approvvigionamenti critici. Di conseguenza Nexperia, fornitore chiave di chip per l’elettronica automobilistica, ha informato i clienti di non poter garantire consegne affidabili.
Secondo Benjamin Krieger, segretario generale di CLEPA, “le decisioni prese negli anni hanno lasciato l’Europa senza capacità sufficienti di packaging per semiconduttori, e oggi ne vediamo le conseguenze“.
Questa mossa geopolitica si inserisce in un contesto più ampio di restrizioni cinesi su terre rare e magneti, che già nel giugno 2025 hanno causato fermi produttivi in Europa e Asia.
GLI EFFETTI SULLA CATENA DI FORNITURA AUTOMOTIVE
I semiconduttori sono essenziali per oltre 700 componenti critici nei veicoli, inclusi sensori radar e unità di controllo elettronico, con un consumo settimanale di circa un milione di chip solo per i radar. I fornitori, che operano come intermediari tra produttori di chip e assemblatori di veicoli, sono i primi a subire l’impatto, con rischi di interruzioni produttive entro pochi giorni. L’Associazione Europea dei Costruttori Automobilistici (ACEA) ha definito la situazione “profondamente preoccupante“, prevedendo effetti su tutte le case auto. Anche gli USA stanno seguendo l’evolversi con grande attenzione, e non è un caso che il presidente Trump si sia esposto in prima persona per raggiungere un accordo sulle terre rare con i cinesi.
La diffusione dei veicoli elettrici, che richiedono più del doppio dei chip rispetto ai modelli a combustione, amplifica ulteriormente il problema. E a differenza del 2021, quando le scorte durarono 60 giorni, oggi le inventarie sono più basse, esponendo il settore a ritardi più impattanti.

LE SOLUZIONI PROPOSTE DA CLEPA PER EVITARE IL PEGGIO
Vista la situazione, CLEPA sollecita un impegno costruttivo tra gli stakeholder per trovare soluzioni immediate e pragmatiche, chiedendo che i fornitori vengano ascoltati con più attenzione nei dialoghi industriali e politici sul futuro dell’automotive.
A lungo termine, l’associazione sollecita invece l’adozione di azioni per rafforzare l’ecosistema europeo di semiconduttori, con priorità su R&D in materiali avanzati, processi di produzione e integrazione per tecnologie come la guida autonoma e i sistemi di gestione batterie. Anche gli investimenti in infrastrutture di ricarica e un ecosistema locale di batterie e chip sono identificati come focus chiave.
Recenti analisi di S&P Global prevedono carenze fino al 2026, ma una diversificazione delle fonti – già richiesta dai fornitori – potrebbe mitigare i rischi. Tuttavia, ricorda CLEPA, senza interventi rapidi il settore rischia non solo cali produttivi, ma anche perdite di posti di lavoro in un’industria che impiega 1,7 milioni di persone in Europa.