Svolta sul dieselgate: ingegnere Volkswagen pronto a collaborare nelle indagini

In arrivo nuovi dettagli del dieselgate: a rivelarli un ingegnere di Volkswagen che è pronto a fare altri nomi per evitare 5 anni di carcere

Svolta sul dieselgate: ingegnere Volkswagen pronto a collaborare nelle indagini
Novità a non finire per il dieselgate, lo scandalo che ha visto sul banco degli imputati Volkswagen. L'abuso commesso dal Gruppo tedesco è venuto alla luce negli Stati Uniti ed è da questa nazione che continuano a venire notizie importanti. L'ultima, ma solo in ordine di tempo, è quella che riguarda James Liang: l'ingegnere, un veterano di Volkswagen, è imputato per frode e violazione del Clean Air Act per aver contribuito alla creazione del software defeat device. Per diminuire la pena che gli verrà comminata ha deciso di dichiararsi colpevole e iniziare a "cantare", facendo i nomi di chi, insieme a lui, ha creato il software truffaldino.

UN DIPENDENTE DI LUNGO CORSO

Liang ha 62 anni ed è entrato in Volkswagen nel 1983: si tratta quindi di un fedelissimo, che ha iniziato a lavorare per il Gruppo di Wolfsburg non ancora trentenne. Secondo l'accusa Liang è stato uno degli ingegneri direttamente coinvolti nello sviluppo del defeat device inserito nella Volkswagen Jetta già nel 2006, una data compatibile con le notizie che davano, per questo software, un'età circa decennale (leggi del file che descriveva il trucco sui motori già nel 2006). Secondo l'accusa il gruppo degli ingegneri aveva compreso che quei motori diesel, che attraevano i clienti per i bassi consumi, non sarebbero riusciti a soddisfare gli standard del governo USA per le emissioni (leggi come il dieselgate minaccia anche i motori VW Euro 6 "derivati",che consumano troppa urea). Le vicende giudiziarie di James Liang raccontano del suo poco invidiabile primato di essere la prima persona ad affrontare accuse penali in relazione alle emissioni truccate dei motori diesel VW.

UN PENTIMENTO SINCERO?

L'ingegnere è cittadino tedesco, anche se vive a Newbury Park, in California, ed è comparso venerdì davanti Tribunale Distrettuale di Detroit; ha aderito ad un accordo che prevede la sua cooperazione con il Governo federale nelle indagini. Liang, fra le altre cose, ha dichiarato di fronte al giudice: "sapevo che Volkswagen non aveva rivelato l'esistenza del defeat device alle autorità di regolamentazione degli Stati Uniti". Il suo avvocato dal cognome "illustre", Daniel Nixon, dopo l'udienza ha riferito che il suo cliente era "molto pentito e pieno di rimorsi". Liang rischia fino a cinque anni di carcere e una multa di 250 mila dollari ma può ottenere sostanziosi sconti di pena dimostrandosi pienamente collaborativo; un gran giurì lo aveva incriminato già nel mese di giugno ma questa accusa è stato resa nota soltanto nell'udienza di venerdì scorso. La portavoce di Volkswagen (incarico spinoso, il suo, da un anno a questa parte) Jeannine Ginivan ha rifiutato di commentare l'atto d'accusa, dichiarando semplicemente che "Volkswagen sta continuando a collaborare con il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti" mentre Mark Chutkow, capo della divisione criminale della Procura del distretto orientale del Michigan, non ha commentato l'indagine.

MIGLIORARE IL SOFTWARE TRUFFALDINO

Dagli accertamenti è emerso che Liang e altri addetti, insieme ad alcuni dipendenti di una "entità" chiamata società A, avevano progettato un software che riconosceva la fase di test delle emissioni e attivava quindi a pieno regime i dispositivi antinquinamento; nell'uso su strada il loro intervento veniva poi molto diminuito (leggi come è stato svelato il trucco di VW per ridurre le emissioni degli NOX). Nelle comunicazioni interne del Gruppo il defeat device era indicato con nomi civetta, come funzione acustica, switch logic o cycle beating. Dato che un funzionamento appena più prolungato in modalità test provocava eccessive sostituzioni in garanzia dei sistemi antinquinamento, nel 2014 si è "migliorato" il defeat device in modo che discriminasse meglio e prima il ciclo di test per rimanere il meno possibile in quella modalità. Il gruppetto di tecnici, dopo che uno studio della West Virginia University ha evidenziato che le auto emettevano molti di più inquinanti su strada che nei test, ha mentito alle Autorità dicendo che la discrepanza era stata causato da innocenti problemi meccanici. Fra le prove dell'accusa ci sono delle E-mail fra Liang e altri dipendenti di VW, scritti che testimoniavano del nervosismo che montava al pensiero che i funzionari del California Air Resources Board potessero approfondire le indagini, soprattutto sulle diesel più vecchie. In una mail in tedesco si legge: "Dobbiamo essere sicuri che le autorità non provino le Generation 1: se qualcuna di loro va sul banco a rulli del CARB non ci sarà più nulla da ridere!!!!!" (leggi che il conto del dieselgate negli USA è salito a 15 miliardi). Quanto in alto nell'organigramma di Volkswagen arriveranno le ammissioni di Liang? Ci sarà un'inversione di tendenza? Finora i dirigenti, di VW così come quelli di altre Aziende, erano usciti infatti indenni dai vari scandali che avevano coinvolto le loro Compagnie.

Pubblicato in Attualità il 12 Settembre 2016 | Autore: Nicodemo Angì


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