Zone a traffico controllato: i numeri, parziali, del ministero

Nella giungla delle Ztl sono 230 i comuni che hanno attivato le zone a traffico limitato ma ogni comune fa le sue regole e il rischio multa aumenta

16 aprile 2015 - 9:00

In città, spuntano ovunque come funghi, con le loro telecamere invadenti: sono le zone a traffico limitato (o controllato, che dir si voglia). Dove di solito possono circolare solo i mezzi pubblici, e quelli di soccorso e d'emergenza. Aree che, inutile nasconderlo, rappresentano anche un bel business per le amministrazioni comunali, visto che si viaggia al ritmo di 90 euro di multa per ogni accesso non consentito: soldi che vanno a creare il bottino del miliardo di euro incassato ogni anno dai comuni. Ma ora il ministero dei Trasporti ha voluto contarle, per capirci qualcosa di più e orientarsi nella giungla delle Ztl.

QUANTI COMUNI – Come evidenzia poliziamunicipale.it, sono 230 i comuni che hanno attivato i vigili elettronici a tutela degli accessi alle zone a traffico limitato. Ma non esiste una contabilità esatta degli enti locali con ztl che tra l'altro differiscono sensibilmente tra loro per regolamentazione oraria ed eccezioni. Lo ha evidenziato il ministero dei Trasporti con il parere numero 880/2015.

COME CAMBIA – La disciplina delle zone a traffico limitato varia da comune a comune sulla base delle diverse esigenze logistiche e di trasporto locale. Per questo motivo in alcune realtà l'accesso è limitato durante l'intero arco della giornata mentre in altre località anche solo per poche ore al giorno. In ogni caso i comuni che hanno installato impianti di telecontrollo hanno regolare richiesta ministeriale. Non tutti i comuni prevedono poi una tariffazione per l'accesso e la stessa deve essere richiamata anche nel piano urbano del traffico obbligatorio per gli enti con più di 30 mila abitanti. In buona sostanza meglio verificare volta per volta che tipo di divieto insiste per non incorrere in sanzioni.

DISABILI – Come abbiamo ricordato qui, il codice della strada prevede una forte tutela nei confronti degli utenti deboli della strada. Tra questi vi sono sicuramente i possessori del contrassegno invalidi ai quali è concesso l'accesso alle zone a traffico limitato. Peccato però che in molti casi comunicare la targa del veicolo all'Ufficio competente del Comune non è sempre e non avviene allo stesso modo in tutte le città. Il paradosso si concretizza spesso nella notifica di una multa a casa per violazione della ztl, pur avendo tutti i requisiti per chiedere l'autorizzazione ad accedervi. Vediamo di chiarire, quindi, quali regole bisogna ricordare se si è in possesso del permesso invalidi, al fine di evitare di ricevere a casa verbali di violazione alle norme del codice della strada, con particolare riguardo all'ingresso nelle cosiddette ztl, le zone a traffico limitato. Nei centri abitati, i comuni possono, con apposita ordinanza del dirigente dell'ufficio competente (nei comuni di più piccole dimensioni, di regola, è il comandante della polizia municipale, mentre nei comuni più grandi è l'ufficio traffico o viabilità) limitare la circolazione di tutte o di alcune categorie di veicoli per accertate e motivate esigenze di prevenzione dell'inquinamento e di tutela del patrimonio artistico e ambientale. In tale caso, di regola, vengono accordati appositi permessi, in particolare, ai veicoli in uso alle persone con limitata o impedita capacità motoria, muniti del contrassegno speciale. A tali veicoli, per espressa disposizione di legge (articolo 188, codice della strada) sono riconosciute delle importanti facilitazioni nella circolazione, consistenti in deroghe a limitazioni o divieti validi per gli altri veicoli.

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