Sicurezza sulle autostrade: buone notizie dall'Europa

Anche se i bilanci rimangono pesanti, i numeri parlano chiaro: la sicurezza sulle autostrade è migliorata costantemente nell'ultimo decennio

11 marzo 2015 - 16:00

L'ACI diffonde l'ultimo report realizzato dall'European Transport Safety Council (ETSC) evidenzia una situazione della sicurezza nelle autostrade europee in costante miglioramento. L'European Transport Safety Council lavora su diversi programmi e, nell'ambito di uno di questi, il Road Safety Performance Index (PIN), ha rilasciato un interessante report relativo al decennio 2004 – 2013. L'ETSC è un organismo non-profit di cui ACI è partner; la sua analisi ha riguardato la sicurezza sulla rete autostradale in Europa – UE28 più dati relativi a Norvegia, Serbia, Svizzera e Israele. I numeri, ancora drammatici, delineano però un quadro di miglioramento costante: alla fine del periodo considerato – durante il 2013 quindi – sulle autostrade europee hanno perso la vita per incidente circa 1.900 persone, il 7% di tutte le vittime della strada.

UN CALO COSTANTE ANCHE SE NON UNIFORME – Il dato non è certo “rilassante” ma se si considera la sua evoluzione nel periodo 2004-2013, si evidenzia un calo della mortalità del 49%. Una diminuzione che – essendo più alta di 5 punti rispetto alla sua omologa della restante rete viaria – testimonia un buon miglioramento della sicurezza nelle autostrade. La tendenza è infatti un riduzione delle vittime dell'8% ogni anno in media, valore migliore del 6,5% registrato dalle altre strade. Scorporando i dati per Paese si evidenziano i migliori tassi annui di riduzione dei decessi in autostrada: Lituania (-20%), Slovacchia (-14%) e Spagna (-13%), seguite da Danimarca, Serbia, Austria, Gran Bretagna, Repubblica Ceca, Olanda e, in ultimo, dall'Italia. Un dato che sconta però il pesantissimo bilancio di 40 vittime nell'incidente del bus turistico sull'A16 nel luglio 2013. Conferme e variazioni si hanno esaminando un altro indicatore, il rapporto tra mortalità autostradale e volumi di traffico, espresso come vittime per miliardo di veicoli-km. Le differenze sono purtroppo molto ampie: i Paesi più critici (Polonia, Ungheria e Lituania) hanno valori 4 – 5 volte maggiori rispetto ai Paesi con la migliore sicurezza nelle autostrade più sicure (Danimarca, Gran Bretagna, Svezia e Olanda). L'Italia presenta livelli di rischio circa tripli di quelli dei Paesi migliori.

CHI RISCHIA DI PIU' – Scorrendo il report ETSC si evince come vittime degli incidenti in autostrada siano soprattutto gli automobilisti (61%), seguiti dai motociclisti (11%) e dai pedoni (10%). Questa composizione percentuale è molto diversa rispetto alle strade extraurbane e a quelle urbane: motociclisti 19% e 22% delle vittime e pedoni 11% e 35% rispettivamente. Rimangono le differenze fra Paesi: i massimi di mortalità autostradale sono in Polonia e in Serbia per i pedoni (20%) e in Grecia per i motociclisti (26%). Tra le cause di incidente mortale in autostrada si segnalano, oltre alle ben note velocità eccessiva, stanchezza e uso di alcool e droghe, la non osservanza dell'obbligo di allacciare le cinture di sicurezza (soprattutto sui sedili posteriori) riscontrata negli incidenti mortali: 61% in Belgio, 50% in Finlandia, 40% – 50% in Austria, 31% in Ungheria e 23% in Francia.

LE CONTROMISURE – Concreti miglioramenti alla sicurezza nelle autostrade potrebbero arrivare dalle misure previste dalla Direttiva 2008/96/C per la rete Trans-European Road Network e da una maggiore diffusione delle tecnologie per la sicurezza già oggi disponibili, come i sistemi di regolazione della velocità (Intelligent Speed Assistance) e quelli che segnalano un cambio di corsia involontario (Lane Departure Warning). I sistemi di Intelligent Speed Assistance, per esempio, potrebbero abbassare il numero vittime fino al 20%. Antonio Avenoso, direttore esecutivo dell'ETSC, assegna “grande importanza, nel ridurre il numero delle vittime, a queste tecnologie “intermedie” (capaci anche di mantenere il settore automobilistico europeo tecnicamente all'avanguardia) rispetto ad un futuro fatto di veicoli completamente automatizzati. Il presidente dell'Automobile Club d'Italia, Angelo Sticchi Damiani, pone invece l'accento sui “risultati eccezionali” in tema di sicurezza conseguibili con un sistema formativo al passo dei tempi: “serve un nuovo percorso di conseguimento della patente che si articoli per step in funzione della potenza del veicolo (come SicurAUTO ha sostenuto a più riprese parlando di patenti per le supercar, ndr) e corsi propedeutici di guida sicura, che tengano anche conto delle moderne tecnologie di prevenzione e mitigazione degli effetti dei sinistri. Sono ancora tanti gli italiani ignari perfino dell'obbligo di allaccio delle cinture sui sedili posteriori: queste lacune sono pericolose in autostrada (vedi cosa succede a un passeggero con la cintura posteriore slacciata, ndr) e anche sulle strade urbane, nelle quali accade il 75% degli incidenti”.

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