L'abitacolo della Peugeot 307 riscalda: il cliente va risarcito

L'abitacolo di una Peugeot 307 riscalda troppo. Il cliente, insoddisfatto, porta il concessionario (e la Casa) in Tribunale. E ottiene, anche in sede

18 agosto 2011 - 11:38

Il Tribunale Civile di Lecce, nella persona del Giudice Adele Ferraro, ha emesso il mese scorso un'interessante sentenza di secondo grado, rigettando l'appello proposto dal venditore e confermando il giudizio di primo grado a favore del compratore (leggi la notizia del 2009 comprensiva di sentenza) in merito ad una vertenza riguardante l'eccessivo riscaldamento della zona inferiore dell'abitacolo di una Peugeot 307 HDI 1600 cc.

10 GRADI DI TROPPO – La consulenza tecnica d'ufficio richiesta dal Giudice ha stabilito che all'interno della vettura, in particolare in corrispondenza dei vani piedi degli occupanti dei sedili anteriori, si raggiunge una temperatura dell'aria dinamica immessa durante la marcia dalle bocchette di ventilazione, superiore di 10° C rispetto alla temperatura esterna. La misurazione è stata effettuata a climatizzatore spento e riscaldamento disattivato. Il Giudice, riconosciuto il vizio della cosa venduta, ha condannato il venditore a rifondere al compratore un deprezzamento pari al 5% del valore della vettura (890 euro) ed un risarcimento del danno quantificato in 750 euro, come già deciso dal Giudice di primo grado. L'appellante è stato altresì condannato al pagamento delle spese di giudizio. Al momento non sappiamo se il venditore ricorrerà in cassazione.

SENTENZA IMPORTANTE – La sentenza in questione riveste particolare interesse per i consumatori in quanto prende in considerazione un aspetto del veicolo che il costruttore ed il venditore della cosa definiscono “rientrante negli standard”, quindi, non bisognoso di intervento tecnico correttivo. Tale casistica risulta assai diffusa nella pratica, poichè molte vetture presentano comportamenti, caratteristiche non positive o carenze “congenite” nel progetto (quindi riscontrabili su più esemplari di identico modello) che i costruttori si limitano a definire in modo arbitrario e generico “normali standard di produzione”. E' vero che per un mezzo meccanico complesso ed in costante evoluzione come l'automobile si possono stabilire degli standard di funzionamento e di sicurezza acquisiti, ma ciò compete a terzi neutrali e agli organi competenti di controllo, in sede di omologazione. In altri termini, non è accettabile, sul piano del diritto, che un fabbricante affermi in modo univoco ed arbitrario che la tale rumorosità o l'indesiderato calore eccessivo nell'abitacolo, lo spegnimento del motore al minimo o qualsiasi altra anomalia che arrechi fastidio ed insicurezza e soprattutto non riscontrabile su prodotti similari concorrenti, sia “normale” e “rientrante negli standard”. Invece troppe volte l'automobilista si sente rispondere semplicisticamente dal capo officina o dal collaudatore di turno: “Questo è normale, lo fanno tutte!”. In realtà la risposta dovrebbe essere:”Si, Lei ha ragione, lo fanno tutte ma non sappiamo cosa fare per risolvere il problema”. Se il venditore o il fabbricante del bene non sono in grado di porre rimedio al vizio lamentato dal compratore, devono riconoscere allo stesso il deprezzamento del bene venduto in misura proporzionale all'entità del vizio. Resta comunque salvo il diritto del compratore di chiedere, in alternativa, la sostituzione del bene o la risoluzione del contratto di compravendita, nei limiti previsti dal Codice del Consumo (approfondisci nella nostra sezione dedicata alla garanzia auto).

ABUSO DI POTERE – L'ipotesi di “abuso di posizione dominante” da parte del venditore/fabbricante è, in effetti, un problema reale e molto sentito nelle liti fra utilizzatori finali e Case automobistiche, ampiamente dibattuto in sede giuridica. Ottimisticamente il legislatore credeva di risolvere il divario di forze tra le parti in causa con l'introduzione del Codice del Consumo ma, purtroppo, come facilmente prevedibile, nulla è cambiato sotto tale aspetto. E' il classico caso di Davide contro Golia. Colossi multinazionali con fatturati da paura e grossi studi legali a disposizione che fanno gli arroganti e la voce grossa contro modestissimi clienti insoddisfatti, umiliati, vessati, dalle limitate possibilità economiche che cercano solo un spiraglio di giustizia in tempi ragionevolmente brevi. Impresa ardua, specie in Italia con la nostra lentissima, farraginosa e costosa amministrazione della giustizia. Spetta al legislatore ed alla magistratura trovare una definitiva soluzione a tale inaccettabile situazione. Direttamente connesso all'illecito di abuso di posizione dominante, vale la pena citare un altro fenomeno negativo: un certo timore reverenziale di alcuni CTU (consulenti tecnici d'ufficio) nei confronti di tali “colossi” dell'auto. Per il consumatore, per adesso, non resta che rivolgersi ai media e sperare che il clamore mediatico dia i frutti sperati (leggi il nostro successo sul caso delle Matiz con ABS difettoso).

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