La scatola nera salverà gli innocenti dall'omicidio stradale?

Il ministero stabilisce che la centralina degli airbag e la scatola nera potranno dire se il guidatore ha ucciso perché correva troppo

31 marzo 2016 - 8:49

Ora che il reato di omicidio stradale è legge (vedi qui), diventa ancora più importante di prima capire le responsabilità e la dinamica di un incidente. Infatti, la posta in gioco è più alta: se ci sono feriti o morti, può scattare il nuovo reato, che prevede pene (la reclusione, la revoca della patente) molto più pesanti che in passato: vedi qui. Ed ecco allora che il verbale di incidente delle Forze dell'ordine riveste un ruolo fondamentale. Ma anche la tecnologia può aiutare, come ha evidenziato la Circolare del ministero dell'Interno 300/A/2251/16/124/68 del 25 marzo 2016.

CON LA BLACK BOX Emessa a seguito dell'introduzione del reato di omicidio stradale, al punto 1.3 lettera a), quella Circolare prevede come fonte di prova la scatola nera: il dispositivo (facoltativo) che talvolta viene installato sulle macchine per ottenere piccoli sconti sulla polizza Rca (oggi, circa il 15% dei contratti Rc auto è con la black box).  Infatti, questo strumento registra la velocità al momento dell'impatto, che è una delle chiavi dell'omicidio stradale: la reclusione va da 5 a 10 anni se la morte è provocata da una persona con oltre 0,8 grammi di alcol per litro di sangue, ma non oltre a 1,5 g/l (ebbrezza media, vedi qui) o per guida pericolosa: velocità uguale o superiore al doppio di quella consentita, con un minimo di 70 km/h, in centro urbano; oppure superiore di almeno 50 km/h sulle strade extraurbane.

CENTRALINE AIRBAG Non solo: il ministero fa riferimento alle centraline che governano l'attivazione del sistema degli airbag. Queste memorizzano la velocità al momento dell'urto. Ovviamente, saranno poi le autorità competenti a valutare se e fino a che punto le risultanze della scatola nera e, ancora di più, delle centraline degli airbag possano valere come prova della velocità.

INDAGINE DEL PERITO Dopodiché, acquisite le testimonianze e le risultanze di eventuale scatola nera e centraline degli airbag (e del tachigrafo), la palla passa al perito, come evidenzia la stessa Circolare, che ricostruisce la dinamica del sinistro. A tutto questo (fortissimo eccesso di velocità e quindi reato di omicidio stradale), si aggiungono le possibili aggravanti: in particolare, la fuga dopo il sinistro. È con la pirateria stradale che si arriva al massimo della pena, ossia 18 anni di reclusione, unitamente a 30 anni di revoca della patente. Può essere proprio la scatola nera a scagionare un automobilista: magari dall'apparecchio si desume che la velocità non era così forte da rientrare nell'ipotesi di omicidio stradale, e così un innocente viene salvato dalla tecnologia. Oppure, ovviamente, può verificarsi esattamente l'opposto: la black box conferma che la velocità era elevatissima. Resta però qualche perplessità: chi gestisce i dati della scatola nera? Una società privata? È in grado questa azienda di individuare con precisione le risultanze della black box, di prevenire manomissioni e intrusioni nel server dove vengono conservate le informazioni? La privacy è del tutto al sicuro?

Commenta per primo

POTRESTI ESSERTI PERSO:

colonnine ricarica ue

Colonnine di ricarica con POS: la proposta del Parlamento UE

Blocco traffico Roma 4 dicembre 2022: orari e deroghe

Ricarica CCS vs NACS: la presa Tesla è “rischiosa” per i Costruttori