Freni e gomme inquinano come i diesel: finalmente arriva la conferma dell'ARPA

Finalmenente anche l'ARPA si accorge che tutte le auto producono più PM10 dei diesel bistrattati. Una realtà da anni ignorata dalle istituzioni

1 maggio 2016 - 19:56

Il Dieselgate ha fatto e farà danni ingenti: finanziari, ambientali e d'immagine non soltanto per Volkswagen ma anche per tutto l'automotive. C'è però un bicchiere mezzo pieno ed è rappresentato da un crescente interesse sulle questioni ambientali, che sembrano essere affrontate con maggiore serietà e abbandonando i luoghi comuni sull'inquinamento, come dimostrato da una ricerca di ARPA Lombardia.

MOTORI PULITI, CITTÀ UN PO' MENO I dati sono stati presentati nel corso di un dibattito e si possono riassumere molto semplicemente: il particolato dei motori diesel è ormai al livello di quello immesso in atmosfera dai pneumatici e dai freni. Secondo i dati a disposizione di ARPA Lombardia, infatti, il PM10 generato dai motori diesel è diminuito costantemente in questi anni al punto che pesa ormai, sul totale delle polveri sottili cittadine, ''quanto l'usura dei freni e degli pneumatici dei veicoli''. A sottolineare questa realtà, che è diretta conseguenza dei progressi dei dispositivi antinquinamento, a loro volta stimolati dalle norme di omologazione sempre più stringenti, è stato Carlo Passera, membro del consiglio di amministrazione dell'ARPA Lombardia (Azienda Regionale per la Promozione dell'Ambiente), nel corso del convegno ''Inquinamento atmosferico e mobilità sostenibile: i poteri straordinari degli enti locali'' organizzato dalla Nascimbene e Partners.

I PM 10 HANNO MOLTI PADRI Definiamo prima la materia del contendere: la famiglia dei PM (Particulate Matter) indica tutte le particelle presenti nell'atmosfera, qualsiasi sia la loro origine; esse sono molto varie, per tipologia, origine e dimensioni. A produrle è sicuramente l'uomo – si trovano nei fumi degli impianti di riscaldamento, delle industrie, degli inceneritori e delle centrali termoelettriche e, ovviamente, negli scarichi dei motori a scoppio; essi nascono anche dall'usura degli pneumatici, dei freni e dell'asfalto. Importanti sono anche quelli naturali, che possono generarsi dai fattori più diversi: erosione del suolo, incendi boschivi, eruzioni vulcaniche, dispersione dei pollini e perfino dalle onde frangenti, la cui spuma polverizzata immette nell'atmosfera microscopiche particelle di sale. Notiamo come i PM 10 (ossia particelle non più grandi di 10 µm, milionesimi di metro) non siano i più pericolosi: quelle più piccole possono infatti arrivare perfino agli alveoli polmonari e passare nel sangue, essendo più piccole di un globulo rosso, che ha infatti un diametro di circa 8 µm. Ritornando ai fattori antropici, i dati (ma noi lo sapevamo: leggi le emissioni delle auto sono la punta dell'iceberg) ci dicono che il particolato dei trasporti include certamente quello emesso dagli scarichi ma comprende anche le voci viste prima, ossia quelle generate dall'usura di freni, coperture e manto stradale. Se si riuscisse a passare, dall'oggi al domani, a veicoli totalmente a zero emissioni, il particolato connesso ai trasporti diminuirebbe quindi di circa la metà ma sarebbe ben lungi dallo scomparire. Per abbatterlo ulteriormente è ''fondamentale ridurre l'uso dei veicoli'' (guarda come sarebbero le città senza auto), come ha chiarito Carlo Passera. Fra le possibili soluzioni sono state citate la gestione mirata della mobilità aziendale, azioni sulle infrastrutture, sia regionale sia di bacino, riduzione del km percorsi, il passaggio a veicoli che emettono meno particolato, la modifica dello stile di guida (ecoguida) e il rinnovo del parco circolante.

UN MOSAICO DI INIZIATIVE Anche queste cose sono emerse durante il dibattito, al quale hanno partecipato tra gli altri il sindaco di Varese Attilio Fontana, il responsabile Health and Safety di Enel Massimo Paolini e Giovanni Fornaro e Gianmaria Adamo di Tesla Motors Italia. Si è anche discusso il punto di vista normativo che è il presupposto per l'adozione di provvedimenti in materia di smog, circolazione stradale e ZTL e si sono considerate alcune proposte per ottimizzare gli spostamenti dei lavoratori verso gli uffici e le fabbriche. In questo senso si è rivelato interessante l'esperienza di Enel, che in questi anni ha agito in modo da disincentivare tra i propri dipendenti l'utilizzo dell'auto privata a favore di sistemi di trasporto collettivo e ha istituito dei ''mobility manager'', uno nazionale e 11 regionali. Coordinando gli spostamenti verso il luogo di lavoro e instaurando iniziative apparentemente slegate dallo scopo, come l'istituzione di servizi di assistenza alla famiglia (baby sitter, asili aziendali e altro), le Aziende possano portare un contribuire alla diminuzione delle emissioni legate alla mobilità. Rimane comunque l'idea che, almeno per quel che riguarda il particolato, le cose siano poco serie: basta pensare che, come chiarito dall'Esperto di SicurAUTO, le revisioni non controllano il particolato e gli NOx e non aiutano la sicurezza. Notizie come quelle date dall'ARPA dovrebbero provocare un ripensamento profondo delle politiche della viabilità e far aguzzare l'ingegno agli amministratori locali: un lavaggio delle strade potrebbe abbattere il particolato più di un paio di antipatici blocchi del traffico, senza contare le azioni che si dovrebbero fare nei riguardi delle industrie e degli impiani di riscaldamento.

3 commenti

roberto
15:01, 2 maggio 2016

ma anche le auto diesel inquindano con pneumatici e pastiglie dei freni, poi a quell'inquinamento si aggiunge quello del diesel.
Bisogna darle nel modo giusto le notizie, non come ha fatto questo articolo.

gigieffe
12:36, 10 giugno 2016

https://aspoitalia.wordpress.com/2015/12/30/inquinamento-il-colpevole-nascosto/

Qui il tema è trattato in modo più approfondito.
Da leggere anche la seconda terza parte (vedi link).

Per chi vuole capire c'è n'è abbastanza.

ALEX
10:08, 28 febbraio 2018

Sono stati fatti studi sulla quantità dei residui di gomma e freni presenti sul manto stradale? Come si può fare per avviare una indagine specifica considerando che alcuni prodotti per fare gli pneumatici sono dichiaratamente cancerogeni al punto da considerare ad alto rischio di adenocarcinoma del cardias chi lavora nel settore?

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