Auto a Idrogeno: tra infrastrutture carenti e prospettive militari

La diffusione delle auto a idrogeno stenta a decollare ma tra governi illuminati e l'interesse dei militari lo sblocco potrebbe essere vicino

23 novembre 2015 - 10:00

Il Salone di Los Angeles 2015 è in pieno svolgimento e tra i temi portati alla luce dei suoi riflettori riaffiorano le auto Fuel Cell, le agognate vetture a idrogeno. La tecnologia a celle di combustibile da decenni viene suggerita come soluzione alla mobilità ecosostenibile, ma, se le auto elettriche stentano a decollare, quelle a idrogeno sono praticamente al palo. Nonostante ciò alcune grandi Case costruttrici hanno immesso sul mercato i primi modelli con alimentazione Fuel Cell e persino l'esercito USA sta testando un veicolo militare a idrogeno. Sono segnali di un imminente cambio di rotta? Scopriamolo assieme!

STAZIONI DI RICARICA COME OASI NEL DESERTO – La California è uno degli stati più tecnologicamente avanzati per quanto concerne lo sviluppo della tecnologia a celle di carburante, ma i numeri, in termini di infrastrutture e parco circolante, sono disarmanti. Alla rarefazione delle stazioni di ricarica si contrappongono appena 500 auto a idrogeno circolanti in tutto lo stato nordamericano. A fronte di un investimento statale prossimo ai 100 milioni di dollari, stanziati proprio per lo sviluppo delle infrastrutture legate a questa tecnologia, in tutta la nazione sono presenti poco più di una decina di punti di rifornimento. Sono per l'esattezza dodici e soltanto quattro di essi sono destinati al cosiddetto retail, aperti quindi alla vendita al pubblico. Le rimanenti stazioni sono ad uso e consumo delle flotte di auto a idrogeno messe su strada dalle società di leasing. Questo significa che il potenziale possessore di un'auto “privata” dovrà tener conto di poter fare rifornimento soltanto nelle quattro stazioni di ricarica retail, una prospettiva poco allettante e che di fatto limita fortemente l'utilizzo e la diffusione delle auto Fuel Cell. In realtà si è creata una situazione paradossale, nella quale bisogna decidere se far nascere prima l'uovo o la gallina; le stazioni di ricarica, stando alle dichiarazioni della California Energy Commission, potrebbero tranquillamente diventare 50 o 60 entro il 2016, ma il parco attualmente circolante non sarebbe in grado di assicurarne il sostentamento economico. Dal canto dei Costruttori una rete di rifornimento deve essere realizzata prima che inizi la commercializzazione delle auto a idrogeno, almeno così ha dichiarato il responsabile delle fuel cells activities di General Motors Charlie Freese. Nel Vecchio Continente la situazione sembra essere più promettente; nel Regno Unito infatti il Governo ha deciso di essere proattivo in merito allo sviluppo della tecnologia a idrogeno, impegnandosi a investire 7.5 milioni di sterline per realizzare una rete di ricarica per le celle di combustibile. Inoltre, notizia di qualche ora fa, la Toyota Mirai, la vettura elettrica a idrogeno, è stata inserita tra le auto che possono beneficiare del contributo statale di 5.000 sterline, previsto per le auto a emissioni zero.

AUTO A IDROGENO IN PRONTA CONSEGNA (O QUASI) – Nonostante il “terreno di gioco” non sia ancora pronto, le Case costruttrici sembrano non voler continuare a relegare le auto a idrogeno allo status di prototipi. Alcuni produttori hanno deciso di vestire i panni di coraggiosi pionieri, offrendo già adesso dei modelli alimentati a celle di combustibile. E' il caso della Hyundai ix35 Fuel Cell e dell'imminente Honda FCV, la quale ha preso il posto della precedente FCX. Sia la coreana che la giapponese hanno scelto il mercato britannico come piattaforma di lancio verso l'Europa, confidando nelle promesse del Governo UK alle quali facevamo riferimento poco sopra. Oltre alle due case asiatiche sembrano essere quasi pronte al lancio di nuovi modelli Fuel Cell sia Mercedes che General Motors, alle quali si accoderanno presto anche Nissan e Ford. Nel giro di pochi anni potremmo quindi dichiarare costituita una nuova nicchia di mercato, auspicando ovviamente una riduzione dei prezzi di acquisto o formule di noleggio-leasing che favoriscano la diffusione delle auto a idrogeno. I prezzi al momento sono alquanto proibitivi, per fare un esempio il crossover a idrogeno Hyundai è proposto 53.105 sterline, l'equivalente di 75.756 euro al cambio odierno. Le attività dei costruttori lasciano comunque ben sperare in un processo rapido ed evolutivo, il quale avvicini il più possibile la tecnologia Fuel Cell al consumo di massa.

UNA RISORSA SURVIVAL PER SCOPI MILITARI – Altro segnale che conferma l'attualità del tema idrogeno sono i test su veicoli militari; nei giorni scorsi infatti l'esercito USA ha iniziato la sperimentazione sul campo di un pickup Chevrolet Colorado elettrico alimentato a celle di combustibile. I test, svolti in condizioni proibitive, dureranno circa dodici mesi e permetteranno di mettere ulteriormente a punto questa tecnologia. Per gli scopi militari un veicolo elettrico a idrogeno sembra essere perfetto, silenzioso e con buona autonomia, offre un plus al quale forse in pochi hanno pensato. Le auto a idrogeno producono vapore acqueo, il quale può essere recuperato e facilmente riconvertito in acqua, un valore aggiunto incredibilmente prezioso in condizioni e ambienti estremi, come ad esempio l'attraversamento di un deserto. Inoltre la trazione elettrica offre notevole coppia già a bassi regimi, requisito perfetto per la guida in fuoristrada; altra peculiarità riguarda le celle di combustibile, le quali possono essere impiegate come fonte di energia portatile per alimentare impianti e dispositivi elettrici. Da questo insolito punto di vista le auto a idrogeno si rivelano una risorsa incredibile e aprono uno scenario interessante, con un grande potenziale nelle applicazioni di tipo professionale della tecnologia. Passando dallo scenario internazionale a quello italiano la situazione cambia radicalmente: sul nostro territorio è al momento presente e funzionante un unico impianto di rifornimento per le celle di combustibile, una prestazione che ci tiene a distanze siderali da altre nazioni europee molto più sensibili e attive sul tema delle energie alternative.

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