A che serve la revoca della patente se chi uccide e scappa non ce l'ha?

L'ergastolo della patente o la sospensione non servono a nulla. La reclusione? Quando si esce si può ricominciare. Urgono provvedimenti adeguati

19 maggio 2015 - 10:00

Ne stiamo parlando tanto negli ultimi tempi, non solo noi di SicurAUTO.it; ne parlano i media, ne parla la gente, urlano provvedimenti sanzionatori giusti e adeguati i familiari delle vittime della strada. Siamo convinti che, in taluni casi, l'ergastolo della patente, la sospensione della patente, così come neanche soltanto la reclusione possano rappresentare pene corrette per chi, soprattutto con fare recidivo, commette gravi infrazioni o uccide al volante.

LA CRONACA PIANGE VITTIME – L'ultima straziante notizia l'ha raccontata la città di Palermo. È accaduto domenica 17 maggio: alle 10.00 Pietro Sclafani (foto tratta da palermo.repubblica.it), 50 anni, ha travolto e ucciso in via Libertà, a Palermo, Tania Valguarnera, 30 anni, che stava  entrando al lavoro, in un call center dell'Almaviva. Ancora una volta Sclafani stava viaggiando a velocità folle alla guida di un furgoncino. In 4 anni aveva ricevuto oltre 10 multe per eccesso di velocità, ma dopo l'ennesimo ritiro era tornato in possesso della patente. Anzi proprio ieri mattina, alle 8.00, avrebbe dovuto riconsegnare ai Carabinieri il documento di guida dopo l'ennesima contestazione. L'impatto è stato violentissimo: la scena è stata ripresa dalle videocamere di un bar della strada e dalla finestra hanno assistito i colleghi della Valguarnera che hanno chiamato la polizia.

COME PAGHERA' IL KILLER DELLA STRADA? – Ieri mattina (18 maggio) è stato convalidato l'arresto di Pietro Sclafani, che andrà in carcere in attesa del processo. La decisione è stata presa dal giudice Daniela Vascellaro, della terza sezione penale, dopo 4 ore di camera di consiglio. Al panettiere di 49 anni non sono stati concessi gli arresti domiciliari con il “braccialetto elettronico”, così come richiesto dagli avvocati difensori, Marco Lo Giudice e Ninni Reina. L'uomo, che ha trascorso la notte nelle camere di sicurezza della Questura, è accusato di omicidio colposo, omissione di soccorso e resistenza a pubblico ufficiale. “Pericolo di fuga e di reiterazione del reato”: il provvedimento di cinque pagine redatto dal giudice Daniela Vascellaro conferma anche i “gravi indizi di colpevolezza come si desume da un video e dai tabulati telefonici”. L'uomo dopo aver investito la giovane che stava andando al lavoro “si sarebbe fermato, poco dopo, sceso dalla vettura e dopo aver preso visione dei fatti sarebbe risalito sul furgone e andato via”. Inoltre dopo essere stato raggiunto e fermato dai poliziotti tra via Rutelli e via Marchese di Villabianca “avrebbe provato a fuggire innestando la retromarcia”. “Grave disattenzione e negligenza – si legge nel provvedimento – da parte dell'indagato che, distratto e anche impegnato al telefono, non si accorgeva del pedone ben visibile sulle strisce, lungo un rettilineo pressoché deserto e con un ampio ombrello”.

ALTROVE, PENE ESEMPLARI PER MOLTO MENO – Non vogliamo dilungarci troppo in altre argomentazioni, seppur inerenti. Potremmo parlare dei controlli su strada ad esempio, ma non ci sembra corretto in questa conclusione di articolo. Deve emergere però che in altri civili Paesi del Mondo, per molto meno il meccanismo sanzionatorio prevede pene davvero esemplari. Abbiamo raccolto la testimonianza di una ragazza di San Francisco, alla quale abbiamo chiesto se fosse mai andata in galera. “Una volta guidavo ubriaca (1,4g/l) e mi hanno fermato, ho passato una notte in galera al freddo senza coperte o cuscini…” E lei non aveva fatto nessun incidente. “Un'altra volta ero ubriaca in spiaggia durante un festival, anche lì notte in galera in… Bikini e solo una vestaglia di carta usa/getta…adesso se guido nemmeno bevo, ancora mi ricordo quella nottataccia!”. A volte, quando non si ha la cultura del giusto comportarsi e agire, lasciare il segno con una pena esemplare genera l'input che rende migliore un uomo o una donna.

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