Auto connessa e insicura: la sconvolgente verità dei costruttori

Le auto connesse non sarebbero state progettate per prevenire attacchi hacker e la toppa sulla sicurezza e la privacy richiede fino a 3 anni di lavoro

Auto connessa e insicura: la sconvolgente verità dei costruttori
Il "furto con scasso" non riguarda ormai solo gli oggetti fisici: le sue nuove declinazioni implicano l'identità delle persone, con aspetti particolarmente evidenti nel settore dei dispositivi mobili. Ve ne sarete sicuramente accorti: se l'auto è ormai un oggetto "mobile" nel senso nel quale lo sono i cellulari, i tablet ed i notebook, allora condivide con loro anche i rischi di pirateria informatica! I Costruttori lo sanno ma non sanno bene quanto tempo ci vorrà per le contromisure.

LO SO MA CI METTERÒ DEL TEMPO

Forse avevano ragione gli indigeni che non volevano essere fotografati, temendo che la fotocamera rubasse loro l'anima. La nostra privacy non è forse una parte della nostra anima, messa in pericolo dagli hacker? Anche le automobili sono ormai un bersaglio potenziale per i pirati informatici (al punto che il governo USA teme gli hacker e marca i costruttori) e un'indagine condotta da International Data Corp per conto di VeraCode evidenzia come le Case automobilistiche ed i loro fornitori siano consci del grattacapo ma non sanno bene quanto velocemente i potenziali problemi possono essere affrontati. Chris Wysopal, Chief Technology Officer di VeraCode, ha commentato che sulla scia dei vari episodi di pirateria, come quello che ha colpito l'anno scorso una Jeep Cherokee (leggi come FCA ha aggiornato la Cherokee perché violata da due hacker), produttori e fornitori hanno oggi una maggior consapevolezza delle minacce informatiche.

SECURITY? NON PERVENUTA

Le società e gli enti coinvolte nell'indagine (fra le quali ci sono Fiat Chrysler, Seat, Bosch e Delphi e ADAC) hanno detto, in media, che ci vorranno da uno a tre anni prima che la tecnologia delle auto connesse diventi sicura. Questo verdetto, non propriamente rassicurante, ha indotto Wysopal a dire che: "tenendo conto dei tempi di sviluppo di nuovi componenti e di nuove auto, questo arco temporale implica che molte delle cose che stanno costruendo oggi non tiene ancora conto della security". Queste mancanze sono ancor più sconcertanti alla luce del fatto che lo studio ha coinvolto anche automobilisti che si preoccupano, a maggioranza, per la sicurezza e la privacy delle auto connesse e ritengono i Costruttori e gli sviluppatori responsabili per la security. Wysopal ha detto che i Costruttori farebbero bene a mantenere i sistemi di gestione dell'auto separati da quelli dell'infotainment per ridurre il rischio di "contaminazione", in modo che eventuali hacker che riescano a violare l'infotainment non possano controllare motore, freni e sterzo di un veicolo, compromettendo così la sicurezza di conducente e passeggeri. Una possibile soluzione è lasciare che Apple, Google e altri sviluppino i sistemi di infotainment separatamente ma in collaborazione con le Case, scenario complicato vista la competizione che c'è fra tutti (c'è anche un altro fronte: gli esperti ritengono che i virus colpiranno nelle officine).

FUORI CONTROLLO

Le questione è intricata perché le "modifiche" che si possono fare ad un'automobile sono oggi di vari tipi, molti dei quali impensabili anni fa. Se prima si cambiava un carburatore o un albero a camme e poi si poteva mutare il carattere del motore riprogrammando la centralina, oggi c'è l'ulteriore variabile delle app che il guidatore può scaricare nel suo smartphone ma che dialogano eventualmente anche con i sistemi di bordo. Fra i risultati che emergono c'è infatti la preoccupazione delle Case riguardo le applicazioni scaricate dai guidatori, che sono state sviluppato da altri e che potenzialmente pongono la sicurezza del veicolo fuori dal loro controllo. Ben l'87% dei conducenti intervistati, poi, pensa che tutti gli aspetti della sicurezza compresa la cybersecurity - riguardino i produttori, indipendentemente da chi abbia sviluppato la app in-car. Dalle interviste sembra inoltre che i Costruttori non sentano come primaria la cura della privacy del conducente ma, dall'altro lato, il 46 % dei conducenti è preoccupato per questo problema, in particolare per quanto riguarda le informazioni che vengono integrate dalle app. I sistemi di navigazione, per esempio, si evolvono in soluzioni all-in-one che trovano, prenotano e pagano i parcheggi, esponendo cosi al rischio di furto dei dati personali e della carta di credito. Temi delicati, quindi, ai quali sembra che le Case non diano ancora il dovuto peso.

Pubblicato in Attualità il 03 Marzo 2016 | Autore: Nicodemo Angì


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