Ancora disinformazione sulle auto a GPL: il caso di Roma

Il nostro esperto muove una critica al recente articolo de "La Repubblica" che abbiamo rilanciato qui nei giorni scorsi. Come al solito, l'articolo i

13 febbraio 2010 - 0:00

Il nostro esperto muove una critica al recente articolo de “La Repubblica” che abbiamo rilanciato qui nei giorni scorsi.

Come al solito, l'articolo in oggetto, preso da Repubblica.it è l'apologia dei luoghi comuni e del pressapochismo in tema di emissioni.

Anzitutto le auto ibride sono un'altra cosa e non quelle a GPL.

Giusto invece denunciare lo spreco di denaro pubblico per l'acquisto o il noleggio in leasing (nell'articolo in questione non viene specificato) di ben 300 auto nuove dotate di impianto GPL, non richiesto da alcuna normativa. Si presume, infatti, che tali vetture siano state immatricolate da nuove, quindi perfettamente rispondenti alle attuali normative euro 4 o 5 previste per le auto a benzina.

Pertanto non si comprende per quale oscuro motivo questi veicoli, se circolano del tutto legittimamente a benzina, debbano essere “inquinanti”, mentre se funzianessero a GPL emetterebbero solo profumo. Vorrei umilmente ricordare all'autore del citato articolo che il Comune di Roma, ai fini della libera circolazione nelle zone urbane interessate dai blocchi del traffico, equipara, esentandole dal divieto, le auto euro 4-5 benzina (diesel euro 5) o dotate di impianto GPL poichè pressochè equivalenti in termini di emissioni. Si potrebbe obiettare che nessuno può realmente verificare se effettivamente si stia circolando a GPL ma questo è un altro aspetto (non meno importante) già affrontato in un mio precedente articolo.

Non vedo quindi dove sia il “danno” ecologico. Resta semmai la spesa inutile per l'impianto GPL.

Inoltre, forse non tutti sanno che, per motivi di sicurezza, le stazioni di servizio situate in città, non sono dotate di pompe per il GPL, quindi è giocoforza fare rifornimento fuori dal centro abitato. Ne consegue che non è affatto strano nè disdicevole che le auto del Comune di Roma debbano percorrere 23 km per fare il pieno di gas.

Se ciò non avviene è solo per libera scelta degli utilizzatori ai quali le spese per il carburante vengono rimborsate dal Comune che, come qualsiasi ente o società, si può scaricare fiscalmente. Inoltre occorre sempre tener presente che con il GPL i consumi aumentano in media del 30% (in città intasate da traffico anche del 40%) per cui il risparmio rispetto al funzionamento a benzina diventa irrisorio. Poi bisogna considerare la limitata autonomia concessa dai serbatoi “a ciambella” (250-300 km).

Anche i dipendenti del Vaticano, se vogliono usufruire del prezzo più basso di benzina e gasolio praticato dallo Stato Pontificio, sono obbligati a fare rifonimento solo presso 2 benzinai convenzionati e non è detto che abitino tutti a due passi.

A titolo informativo, in questi gioni il prezzo del GPL a Roma è salito a 0,65 euro/litro e il governo non ha rinnovato (salvo ripensamenti) gli incentivi statali.

Suggerirei piuttosto al Sindaco di Roma di esentare dai blocchi del traffico anche le auto diesel euro 4 (sono regolarmente prodotte perchè rispettano le normative europee) che inquinano molto meno delle vetture benzina senza catalizzatore di 15-20 anni fa con impianto GPL non controllabile che invece possono circolare liberamente!

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