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Aci: polemiche sul Certificato di Proprietà digitale

L'Aci attacca sul CdP digitale: serve eccome

Aci: polemiche sul Certificato di Proprietà digitale
Non si placano le polemiche dell'Automobile club d'Italia sul Certificato di proprietà digitale. Negli scorsi giorni, l'Aci aveva già difeso a spada tratta il nuovo Cdp, che sostituisce quello cartaceo (foto), e ora torna all'attacco: "Gli automobilisti sono disorientati da troppe voci stridule nel settore delle quattro ruote contro l'innovazione e la semplificazione. Un'anomalia che emerge con il certificato di proprietà digitale, lanciato a ottobre dall'Aci che ha già portato un sensibile snellimento delle procedure per 1,6 milioni di cittadini: tutti riconoscono i pregi del nuovo sistema di tutela e certificazione, con l'eccezione di chi trova meno vantaggi con i processi che facilitano gli automobilisti, anche nella gestione in proprio delle formalità".

NON CONVINCE TUTTI

"L'Aci - dice l'Unasca (Unione nazionale autoscuole studi consulenza automobilistica) - ha annunciato l'introduzione del CdP digitale dichiarando che questo porterà il risparmio, oltre che di tonnellate di inchiostro, di circa 30 milioni di fogli, specificando anche il peso della carta in 115 gr/mq. Tuttavia la realtà è che da 14 giorni a questa parte fare un passaggio di proprietà è diventato molto più complesso di prima. Innanzitutto, è stato introdotto un pezzo di carta in più, la delega, che il proprietario del veicolo deve firmare per la stampa dello stesso CdP (2 pezzi di carta) su cui redigere l'atto di vendita che poi sarà autenticato dalle Agenzie abilitate o dal Pra o dalla Motorizzazione. Inoltre, i fogli complessivi da stampare per portare a termine il passaggio sono passati da uno (che era il certificato che non viene più consegnato) ad almeno cinque: uno per la delega, due per il CdP (stampato come atto di compravendita), poi l'allegato A che contiene le informazioni aggiuntive all'atto di compravendita ed infine la fotocopia del documento del delegante". 

CARTA, COME STANNO LE COSE

Viene imputato al sistema del CdP digitale una maggiore produzione cartacea per il disbrigo delle pratiche: "Chi sostiene questa tesi cade in un grave errore e non riconosce nemmeno la transitorietà della situazione attuale, riconducibile soprattutto alle parti tecnologicamente arretrate coinvolte nelle procedure: oltre al Pra, ci sono infatti soggetti pubblici e privati che ancora devono colmare il gap rispetto agli standard innovativi introdotti da Aci, che permetterebbero il disbrigo delle formalità in modo elettronico senza alcun foglio cartaceo, perfino nella riscossione dell'imposta di bollo. La digitalizzazione del certificato voluta da Aci mette al sicuro gli automobilisti dal rischio di smarrimento del documento e dalle frodi".

BUROCRAZIA, QUALE FUTURO

È ancora necessario, fino a febbraio 2016, implementare con qualche foglio la documentazione a supporto delle procedure sulla proprietà dei veicoli, senza alcun incremento dei costi economici e ambientali rispetto al "vecchio" certificato di proprietà cartaceo. Comunque, al di là della polemica Aci (che difende se stessa, giacché il CdP lo emette il Pra, controllato dall'Aci stesso), il futuro della burocrazia dell'auto in Italia è tutto da decifrare. In particolare, occorre capire quali sono le reali intenzioni del ministero della Semplificazione in termini di unificazione Aci-Pra. È questo il vero "campo di battaglia" delle prossime settimane, quando i decreti attuativi ci diranno in modo più esplicito come verrà risolto l'annoso problema italiano della doppia burocrazia: Aci-Pra da una parte; Motorizzazione dall'altra (vedi qui).

Pubblicato in Attualità il 30 Novembre 2015 | Autore: Redazione


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