BioEtanolo – Prova su strada Ford Focus Flexi-Fuel

23 gennaio 2010 - 11:58

Mondello – 08 Giugno 2006

Grazie alla disponibilità di Ford Italia, nella persona della d.ssa Ninni Rosello e della d.ssa Elena Cortesi, ho avuto la fortuna di guidare in anteprima nazionale un’auto indubbiamente molto speciale che mi ha davvero entusiasmato.

Si tratta della Ford Focus Flexi-Fuel 1.8 benzina 125 CV alimentata ad E85 (85% di BioEtanolo e 15% di benzina). Dietro questa sigla strana si nasconde il vero segreto di quest’auto; una centralina (firmata Magneti Marelli) in grado di alimentare il motore a prescindere dalla percentuale di benzina ed etanolo presente nel serbatoio.

Quindi quest’auto è in grado di funzionare con BioEtanolo (E85), benzina o con qualsiasi miscela di questi in un solo serbatoio, cosa che la rende veramente flessibile, sia in termini di tecnologia, sia come utilizzo da parte del cliente. Fattore che permetterà a quest’auto (ancora non venduta in Italia) di poter sbarcare presto nel nostro paese sin da quando il BioEtanolo sarà disponibile alla pompa.

Proprio a spingere in questa direzione si ci è messo l’enologo Mario Ragusa (nella foto con il direttore di Sicurauto.it) che è il promotore di un progetto che vedrà protagonista la provincia di Trapani. E’ stato lui a contattarmi e a predisporre il tutto per questa singolare quanto esclusiva prova. E quindi a lui che vanno anche i miei più sentiti ringraziamenti.

Ma passiamo adesso alla prova su strada vera e propria.

Innanzitutto voglio precisare che, visto che il BioEtanolo non è ancora distribuito in Italia, inizialmente l’auto è stata testata con una percentuale Etanolo molto bassa (circa 1-2%) e successivamente si è arrivati ad una percentuale del 15% grazie ad un rabbocco di Etanolo a metà prova (vedi dopo).

L’auto (già commercializzata in Svezia dal 2001) si comporta benissimo e non presenta grosse differenze dinamiche rispetto ad una Focus “normale”. Sono infatti bastate tre piccole modifiche per utilizzare il classico 1.8 benzina 125 CV di casa Ford.

1) In primo luogo, le valvole e le sedi valvole del motore 1.8 litri 16 valvole benzina sono state realizzate con un materiale speciale;

2) secondo, c’è una mappatura variabile per l’accensione, che si adatta al rispettivo rapporto di BioEtanolo e benzina presente nel serbatoio carburante (Flexi-Fuel). Ciò viene fatto automaticamente, senza che il guidatore debba procedere ad alcuna regolazione;

3) per finire, poiché il BioEtanolo combustibile ha caratteristiche di avviamento a freddo meno positive rispetto alla benzina, il monoblocco ha un preriscaldamento particolarmente efficace una volta che la temperatura scende al di sotto di -15°C.

Per testare al meglio l’auto ho preferito guidarla dapprima in extraurbano, poi in piena città ed infine l’ho spinta su per le strade che portano dalla Favorita sino alla cima del Monte Pellegrino, vetta da cui si domina la località più bella della Sicilia occidentale, Mondello.

Che dire l’auto si muove benissimo e il motore sembra un normalissimo 1.8 benzina. Anche i consumi sono ottimi e la notevole guidabilità rende piacevole la prova. Dopo alcuni chilometri viene la parte “dura” della prova, la scalata del monte. In salita l’auto sale bene anche se i rapporti lunghi non l’aiutano a raggiungere presto la coppia. Tuttavia i 125 CV permettono una guida piacevole senza troppi giochi col cambio.

Ma è a metà salita che decido di aggiungere, con l’aiuto dell’enologo Mario Ragusa, 2,5 litri di Etanolo puro al 100% al serbatoio, portando così la miscela a circa il 15%.

Il tempo di due tornanti e qualche zig zag per miscelare al meglio il tutto e si sale…

A questo punto mi sarei aspettato un cambio di comportamento notevole invece l’auto continua a salire bene. Il motore diventa strano quasi più “soffice” e silenzioso, una sensazione difficile da descrivere. Un leggero peggioramento delle prestazioni c’è, è inutile negarlo, (questo perché il potere calorifico dell’Etanolo è più basso del 30% rispetto alla benzina) ma si nota solo spingendo l’auto e poi siamo in salita e con il condizionatore acceso!

Quindi decido di spegnere il condizionatore e proseguire sino alla vetta, notando un miglioramento che riduce la forbice di prestazioni. Penso quindi che il guidatore comune nemmeno si accorgerebbe della differenza. Inoltre il BioEtanolo ha un numero di ottani maggiore rispetto alla benzina e questo fa si che il comportamento motore non peggiori troppo (la Saab 9.5 BioPower – citata più avanti – addirittura con il BioEtanolo passa da 185 a 210 CV n.d.r.).

L’unico neo di quest’auto, volendo trovarlo, è che quando viene stressata, nel momento in cui sta per salire di giri, la centralina ravvisa un piccolo vuoto (circa un decimo di secondo), tempo forse necessario per analizzare la miscela di benzina/etanolo presente nel serbatoio. Nulla di grave però, ma solo una semplice nota tecnica, perché poi il motore si comporta benissimo.

Inoltre se questo è il prezzo da pagare per:

• una diminuzione delle emissioni di NOx (ossidi di azoto);
• una diminuzione delle emissioni di particolato fine “smoke”;
• una diminuzione del 70% delle emissioni CO2 (biossido di carbonio);
• una diminuzione delle emissioni SOx (ossidi di zolfo);
• una diminuzione delle emissioni di VOC (composti volatili organici).
• un aumento del n° di ottani del carburante (in sostituzione del piombo-tetraetile ora proibito e riduzione della percentuale di composti aromatici, cancerogeni);

beh penso che ci sia poco da riflettere!

Prova su strada realizzata da Claudio Cangialosi dir. resp. Sicurauto.it

 

[Pag2-BioEtanolo storia, produzione e vantaggi-storia-produzione-vantaggi]

Secondo le stime disponibili, all’interno dell’UE i trasporti sono responsabili del 21% di tutte le emissioni di gas ad effetto serra che contribuiscono al surriscaldamento del pianeta e la cifra è in aumento. Per realizzare gli obiettivi di sostenibilità, in particolare la riduzione delle emissioni di gas serra approvata nell’ambito del protocollo di Kyoto, è dunque fondamentale trovare soluzioni per diminuire le emissioni del settore.

Quasi tutta l’energia utilizzata nel settore dei trasporti dell’UE proviene dal petrolio. I giacimenti conosciuti di petrolio sono però limitati in quantità e circoscritti ad alcune regioni del mondo. Esistono nuovi giacimenti che però, nella maggior parte dei casi, saranno più difficili da sfruttare.

Garantire l’approvvigionamento energetico per il futuro non è, pertanto, solo una questione di ridurre la dipendenza dalle importazioni, ma anche una reale necessità. Tutto ciò impone quindi l’adozione di un ampio ventaglio di iniziative politiche, compresa la diversificazione delle fonti e delle tecnologie, affinché il sistema dei trasporti non vada in crisi.

L’energia del futuro potrebbe essere fornita dai bio-carburanti, valida alternativa al petrolio. Uno dei carburanti alternativi più validi è sicuramente il BioEtanolo , ovvero l’alcol etilico.

Ma dove trovare una così grande quantità di etanolo?

Tutte le sostanze contenenti zuccheri in buona quantità lasciate fermentare per mezzo di microrganismi, chiamati lieviti, con relativa semplicità riescono a trasformare gli zuccheri, sostanze naturali, in etanolo (alcool), utilizzabile dopo ulteriori trattamenti industriali, come combustibile.

L’energia così ottenuta, totalmente naturale, risulta ad emissioni di gas ad effetto serra uguale a zero. Più in dettaglio l’etanolo si ottiene per fermentazione di zuccheri prodotti dalle piante. La sua fermentazione avviene in soluzione acquosa, successivamente viene poi separato dall’acqua di fermentazione tramite processo di distillazione.

Grazie alle nuove biotecnologie l’etanolo si può ottenere dalla cellulosa contenuta nella paglia o negli scarti agricoli, con speciali trattamenti enzimatici, il vantaggio di questa procedura sarebbe quello di utilizzare materie prime “no food”, disponibili in grosse quantità.

Con il BioEtanolo è anche possibile produrre il BioDiesel, biocarburante biodegradabile al 100%, per mezzo di un processo chimico chiamato trans-esterificazione degli acidi grassi, presenti negli olii vegetali, a partire da olii di origine vegetale (ad es: olii di frittura usati).

Sembra che lo stesso Otto Von Diesel inizialmente per il suo motore usasse olio di arachidi, che venne sostituito molto presto con il diesel di origine petrolifera per via del bassissimo costo di allora.

Vantaggi derivanti dall’uso del BioEtanolo

L’uso del BioEtanolo, come primo vantaggio macroeconomico, fa migliorare il rapporto debito/pil, in quanto si tratterebbe di energia prodotta al 100% nella nostra nazione (sino al 30% del nostro fabbisogno nazionale).

In tal modo si rimetterebbe in moto tutta la economia agricola legata al settore; si avrebbe una consistente riduzione del quantitativo di CO2 da fonte fossile e, nel prossimo futuro, potremo utilizzare il BioEtanolo per alimentare le celle combustile ( stack di fuel cell) che trasformano, a bordo dell’autoveicolo, il BioEtanolo in idrogeno assicurando così la produzione di energia elettrica per la propulsione dell’auto ibrida (esiste già un prototipo di Ford Focus ibrida a fuell cell).

Per finire il vantaggio economico si avrebbe per tutti perchè un litro di BioEtanolo in Svezia costa circa il 25% in meno rispetto alla benzina. Questo perchè lo stato svedese, molto attento all’ecologia, per tre anni ha rinunciato a qualsiasi tassa.

Un esempio senz’altro da seguire se vogliamo respirare aria migliore e salvaguardare il nostro pianeta!

 

[Pag3-Il problema della distribuzione e dei costi-distribuzione-e-costi]

Oggi in Italia non esistono distributori di BioEtanolo E85 (miscela all’85% di etanolo e 15% di benzina) anche se la realizzazione di un progetto comunitario chiamato “BEST” (BioEthanol for Sustainable Transport) sarà il trampolino di lancio per la diffusione di questo carburante nelle nostre strade.

Tuttavia in Svezia, ad esempio, il BioEtanolo è già una realtà. Dal 2001 Ford, primo produttore europeo ad offrire veicoli alimentati a BioEtanolo, ha venduto più di 15.000 Focus Flexi-Fuel (auto protagonista della nostra prova) e oltre il numero di auto ecologiche vendute è in forte aumento. Anche la distribuzione è già buona, sono oltre 200 le stazioni presenti ed entro il 2006 raddoppieranno.

Ma produrre BioEtanolo conviene davvero?

Quindi, come si vede, se da un lato la diffusione del BioEtanolo in Italia è un progetto nascente il problema della produzione è ancora un tabù. Molti infatti si chiedono se produrre BioEtanolo sia davvero conveniente in termini economici.

In realtà fino a poco tempo fa si pensava che questo biocombustibile, ottenuto prevalentemente dalla fermentazione dei cereali, fosse antieconomico. Tuttavia recenti studi condotti da alcuni ricercatori americani dell’Energy and Resources Group hanno evidenziato che: per produrre bioalcool da cereali è necessario meno petrolio (quindi meno energia) di quanto ne sia necessario per produrre la stessa quantità di benzina.

Attualmente, infatti, ogni 100 barili estratti ne occorrono 20, in termini energetici, per la sua raffinazione. Questo perché il petrolio estratto diventa sempre più “sporco”. Quindi anche il fattore costi/benefici va a favore del BioEtanolo. Per non parlare poi dei benefici in termini di inquinamento e quindi di salute.

I costi attuali di produzione indicano che è possibile ottenere alcool da canna da zucchero a 0,165 di $ in Brasile, mentre in Europa si può ottenere etanolo ad un costo variabile da 0,20-0,30 $ a litro a partire da colture dedicate di Sorgo Zuccherino.

Tuttavia per poter avere un prezzo finale davvero competitivo il BioEtanolo dovrà essere totalmente defiscalizzato (come avviene già in Svezia) e saranno necessari incentivi statali affinché chi avrà scelto di inquinare meno potrà godere di particolari agevolazioni (es: esenzione bollo, sconto RCA, etc…).

Già in Svezia, ad esempio, chi possiede un’auto a BioEtanolo non paga alcun parcheggio e gode di uno sconto sul bollo.

A La Spezia, città che per prima ha mostrato interesse per il BioEtanolo (vedi i progetti in atto) hanno proposto: detassazione, parcheggi gratuiti ,postazioni privilegiate o linee preferenziali per taxi puliti.

 

[Pag4-Le auto già in commercio-auto-in-commercio]

In Europa le case automobilistiche che commercializzano auto Flexi Fuel sono Ford e Saab.

Volvo si unirà a fine anno con la S40 e la V50 Flexi-Fuel

Ecco le auto già disponibili nel nostro continente

– Ford Focus Flexi Fuel 1.8 da 125 CV

Auto protagonista della prova su strada condotta da questo sito. Link alla prova

– Saab 9-5 BioPower da 210 CV

“Le 9-5 berlina e wagon, già da poco rinnovate nell’estetica e nelle sospensioni, saranno presto equipaggiate dal motore 2.3 turbo BioPower da 210 CV, che va ad affiancarsi al collaudato e molto richiesto 2.0t BioPower di cui sono dotate le 9-5 berlina e wagon con cambio automatico e manuale, le auto a basso impatto ambientale più vendute in Svezia. La gamma 9-5 con il 2.3 BioPower andrà in commercio entro fine anno in Nord Europa, Gran Bretagna e Irlanda e successivamente negli altri principali mercati europei. I 210 CV di potenza e la coppia di 310 Nm sono disponibili quando la 9-5 viaggia con carburante E85 (una miscela composta all’85 % di etanolo e al 15 % di benzina), mentre quando funziona a benzina sviluppa 185 CV e 280 Nm.

La gestione del motore è affidata come sempre alla potente centralina elettronica Saab Trionic, che adatta la fasatura dell’accensione alle diverse esigenze della miscela E85/aria.” (fonte Autolink News)

I prototipi e lo strano caso FIAT

– Volvo V70 Multi-Fuel

La novità di casa Volvo invece (marchio che appartiene alla Ford) è un prototipo di V70 capace di funzionare con ben 5 carburanti differenti:

– benzina;
– gas;
– metano;
– BioEtanolo;
– “hithane” (miscela composta dal 90% di metano e 10% di idrogeno).

Rispetta le normative Euro5, ma per ora non sappiamo se e quando verrà prodotta.

 

– Fiat Siena Tetrafuel in Brasile

E’ imminente la commercializzazione in Brasile della Fiat Siena 1.4 ELX Tetrafuel, equipaggiata con un motore 1.4 predisposto per funzionare con tre diversi carburanti: benzina, etanolo e metano.

La Siena Tetrafuel è stata presente anche a Parigi all’interno della manifestazione Michelin Challenge Bibendum, una delle più importanti al mondo nel campo della mobilità sostenibile, che si è svolto dal 8 al 12 giugno 2006.

Fiat in Brasile è da sempre pioniera nei combustibili alternativi, fu la prima infatti a lanciare un’auto capace di andare sia a benzina che ad etanolo, con il modello denominato 147 Flexfuel, che corrisponde alla nostra cara vecchia 127!

La berlina compatta 3 volumi con motore di 1,4 litri di cilindrata (conosciuta in Italia come “Palio” nella versione a 2 volumi e SW), darà la possibilità agli automobilisti brasiliani di utilizzare quattro tipi differenti di carburante:
– Gas Naturale Compresso (CNG)
– 100% alcool (bioetanolo)
– miscela alcool+benzina (in brasile sono commercializzati vari mix dei 2 carburanti)
– 100% benzina.

La Fiat Siena tetra-fuel è stata definita come il veicolo con la maggior versatilità di alimentazione del mondo, capace di essere utilizzato in qualunque mercato sul pianeta.

Ci chiediamo dunque: perché FIAT non ha mai cominciato la commercializzazione di questi veicoli in Italia o in Europa?! Forse ci sono troppi interessi? Interessi comunque destinati a crollare…

 

[Pag5-I progetti in atto in Italia ed in Europa-progetti-italia-europa]

In Italia il progetto già avviato con diversi partner europei è il progetto Best (BioEthanol for Sustainable Transport) avviato a La Spezia.

Più in dettaglio il progetto BEST in Italia prevede, tra le attività dimostrative che si svolgeranno a La Spezia – maggiori dettagli qui – l’acquisto di 100 auto flexi-fuel, funzionanti sia con E85 (miscela 85% etanolo e 15% benzina) che con benzina, di 3 autobus SCANIA Omnilink alimentati con E95 (95% etanolo, resto additivi), l’installazione di 2 stazioni di rifornimento per le auto e di una per gli autobus e test con miscele a basso contenuto di etanolo sugli autobus.

 

Di seguito gli obiettivi del progetto BEST

Provare la fattibilità tecnica, l’efficienza energetica, i benefici ambientali e sociali derivanti dall’utilizzo di BioEtanolo come carburante; realizzare dimostrazioni su larga scala, in diversi paesi europei, per dare l’avvio ad uno sviluppo di mercato dei veicoli a BioEtanolo e per valutare performance e costi in diverse condizioni climatiche e geografiche; trovare sostenitori attraverso campagne di informazione, sensibilizzazione e divulgazione dei risultati; definire Standard (miscele di carburanti, veicoli, sistemi di distribuzione, etc.); fornire raccomandazioni che possano influire sulle strategie politiche.

I partner italiani al progetto sono: ATC spa, Comune di La Spezia, e l’ETA-Energie Rinnovabili, che coordina le attività che si svolgono presso il sito di La Spezia, grazie alla professionalità e la competenza di specialisti del settore delle energie rinnovabili quali l’ing Bruno Lazzoni e il sig. Lorenzo Rossi.

Ma quello che c’è di strano è che dalla Sicilia grosse partite di alcol anidrificato (a gradi 100), ottenuto dai sottoprodotti della vite, vengono venduti alla Svezia (a basso costo) paese che né fa un buon uso alimentando il parco macchine a BioEtanolo già circolante.

Perchè quindi non utilizzare all’interno del nostro paese tutto questo potenziale? Magari investendo affinché la produzione di BioEtanolo possa aumentare e sopperire al sempre crescente fabbisogno energetico…

Il solito mistero all’Italiana, ma che speriamo presto possa essere risolto grazie alla brillante motivazione dell’enologo Mario Ragusa.

 

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