Test parasole auto: quale scegliere e come usarlo al meglio

Quando l'estate incalza, l'abitacolo dell'auto raggiunge anche 70 °C. Nel nostro test vi mostreremo la soluzione migliore per proteggere il parabrezza

30 luglio 2012 - 7:00

Avete mai aperto un forno per tirar fuori la più deliziosa delle crostate? Molti di voi annuiranno compiacendosi per le proprie velleità culinarie. Quanti l’hanno fatto nel bel mezzo del Sahara? Con ogni probabilità, nessuno. Eppure è la medesima sensazione che si prova aprendo lo sportello dell’auto dopo averla parcheggiata per ore sotto il solleone, ma senza la crostata. Questa settimana vi mostreremo come proteggere l’abitacolo dal sole cocente, testando le possibili soluzioni per oscurare il parabrezza dell’auto ai raggi solari e decretando quella più efficace. E’ ormai chiaro che stiamo parlando del parasole, l’accessorio più economico e semplice da usare, ma questo non basta a tradire la fretta da post parcheggio e così, riposto nel baule dell’auto, rientra nella sfera di quei piccoli ma importanti accorgimenti di cui ci si dimentica, come chiudere gli specchi retrovisori, rimuovere oggetti di valore o allineare le ruote anteriori nei parcheggi angusti.

PERCHE’ TANTO CALDO – Per quale motivo se la più torrida giornata estiva ferma il termometro a 35 °C, l’abitacolo di un’auto esposta al sole si trasforma in un “hammam”? La risposta è semplice: l’energia che entra attraverso il sole resta imprigionata all’interno dei vetri, ma non è tutto. I moderni parabrezza sono costruiti in doppio strato di vetro laminato in mezzo al quale una sottile pellicola plastica evita che, in caso d’incidente, il vetro si frantumi in tante piccole schegge. Questa pellicola, insieme al vetro, blocca gran parte dei raggi UVA provenienti dall’atmosfera ma è il restante 20% che scatena l’inferno all’interno dell’abitacolo. Le radiazioni non riflesse dal parabrezza sono assorbite e si trasformano in calore scaldando l’abitacolo, ma come in ogni processo reversibile è l’auto stessa a emettere l’energia assorbita quando tutti gli elementi dell’abitacolo si scaldano ed è così che il calore è intrappolato nell’auto come in un labirinto. Oltre a innescare delle reazioni fotochimiche (elementi di arredo o funzionali che sbiadiscono), l’energia che si accumula nell’auto provoca quell’apnea da afa cui si è costretti negli interminabili secondi tra l’avviamento del motore e l’attivazione del climatizzatore a palla. Un modo per arginare questo inconveniente c’è, vi mostreremo con test pratici qual è il migliore.

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