Batteria auto esausta: un caricabatteria riesce a ravvivarla?

3 ottobre 2011 - 8:00

VECCHIA DORMIENTE – Attratti dall’allettante possibilità di risvegliare batterie dormienti e parzialmente scariche a uno stato di solfatazione non avanzato, abbiamo pensato bene di riprodurre le più diffuse condizioni di (dis)uso e (mal)trattamento su una batteria EXIDE 12 V da 45 Ah, con all’attivo tanti avviamenti da raccontare e molte stagioni trascorse in un rovente vano motore. Con un passato costruito in cinque anni di onorato servizio, trascorsi rigorosamente nella piena autonomia concedendosi nel tempo solo qualche carica extra e rari rabbocchi d’acqua, la nostra batteria pur essendo in congedo da oltre 12 mesi è pronta ad accettare la sfida. Riuscirà il MXS 5.0 a riportarla (vicina) agli albori di un tempo?

IL TEST – Lo scopo del test è di comparare la capacità di carica della batteria EXIDE sottoposta al trattamento ringiovanente brevettato Ctek contro quella di una più fresca FREEDOM 12 V da 44 Ah, vecchia di un anno ma in servizio attivo. La prima fase ha visto l’analisi dello stato di carica delle due batterie:

quella in pensione ha tutti i sintomi di una batteria esausta (e ci mancherebbe) con oltre un centimetro di piastre scoperte dall’elettrolita, quest’ultimo a concentrazioni variabili da 1,12 a 1,14 kg/l dal polo “+” al “-” e con punte di 1,16 alle celle centrali. I valori misurati con densimetro (nel dettaglio in gallery) alla temperatura di circa 25 °C lasciano pochi dubbi: la solfatazione è bella che avviata, con effetti visibili a occhio nudo; per dare un’idea, una batteria è carica e in buono stato con l’elettrolita alla concentrazione uniforme di 1.25 -1.30 Kg/l in tutte le celle. Una tensione rilevata a vuoto di 12,1 V ci fa quantomeno escludere possibili cortocircuiti degli elementi, confidando in un miracolo elettrochimico;

più vigorosa con una tensione a vuoto di 12,8 V la FREEDOM del tipo MF con coperchio sigillato, ci fa sperare in un livello dell’elettrolita ottimale e alla concentrazione opportuna.

TRATTAMENTO RIGENERANTE – Prima di avviare le due batterie alla fase successiva del test, l’EXIDE si è sottoposta a un trattamento di semplice ricarica e rabbocco di acqua per poi valutare in una prova di scarica la differenza di potenziale rilevata ai poli prima e dopo il processo di ricondizionamento di entrambi gli accumulatori sotto carico. Il ciclo di ricondizionamento, scarica e ricarica è stato ripetuto tre volte intervallando ogni fase con un periodo di riposo di 48 ore per limitare perdite di capacità dovute all’uso ciclico degli accumulatori. Durante la seconda fase del test entrambe le batterie si sono confrontate sul campo, installate su un’ Opel Corsa 1,2 litri del ’94 (meno vulnerabile a possibili ammanchi di corrente) in una prova di scarica, monitorando la tensione ai poli fino al raggiungimento del valore minimo di 10,8 V con i fari dell’auto in funzione, concedendo poi un periodo di recupero di un’ora alla batteria a fari spenti, prima di tentare l’avviamento del motore. Poiché non è raro dimenticare i fari dell’auto accesi, in ritardo al lavoro o di corsa al supermercato, quale condizione migliore e più veritiera per saggiare gli effetti del Ctek MXS 5.0 su una batteria a un passo dall’oasi ecologica della discarica e strapazzata oltre misura?

RISULTATI – Pur limitandoci a una prova empirica per le inevitabili approssimazioni dovute alle differenti tipologie costruttive delle batterie (Wet e MF), all’influenza della temperatura (variabile tra 25 e 30 °C) sullo scambio ionico e allo stato di usura degli accumulatori sottoposti alla prova, l’andamento grafico della tensione rilevata nella prova di scarica mostra un timido ma significante spostamento progressivo della curva riguardante la batteria EXIDE verso quella costruita sui rilevamenti della più sana FREEDOM. Il processo di recupero a impulsi ripetuto nel tempo, sebbene a effetto blando sulla batteria esausta, ha prodotto un incremento della tensione ai morsetti fino a 12,9 V al termine del terzo trattamento, conservando la medesima capacità e una tensione diminuita di appena 0,2 V in oltre 15 giorni; una lunga pausa che non ha impedito alla batteria rigenerata di avviare il motore ripetutamente per tre tentativi andati a segno. Anche la concentrazione dell’elettrolita ha giovato della sovratensione controllata e pilotata dal Ctek MXS 5.0, mostrando un progressivo aumento e portando il densimetro alla segnalazione di batteria semi carica ma tenendo sempre un andamento altalenante da un polo all’altro; un risultato che va oltre ogni previsione ottimistica, considerando il destino che attendeva la cara vecchia batteria. I risultati graficati li troverete in gallery.

ELISIR DI LUNGA VITA – Un’auto destinata a brevi spostamenti e lunghe soste riuscirà con poche probabilità, attraverso il proprio sistema di carica, a riportare in piena efficienza una batteria che spende quasi totalmente la sua carica per l’avviamento domenicale del motore e se durante la nostra brevissima passeggiata o nel tragitto casa-lavoro non possiamo fare a meno di radio e condizionatore, la batteria non avrà vita facile. Dotandosi del nuovo caricabatterie Ctek MXS 5.0 (garantito 5 anni), in grado di risvegliare una batteria da buttare, il panico di avviare il motore dopo settimane di scorrazzamenti in bici, sarà solo un brutto ricordo e con gli accessori comfort della linea Ctek il collegamento anche dall’interno dell’abitacolo è ancor più semplice e comodo. Installando il Comfort Indicator Panel (tra gli accessori a richiesta), non  sarà più necessario accedere al vano motore; carica e mantenimento avverranno sempre dall’interno dell’auto e la batteria non si stancherà mai di funzionare.

FALSI MITI – Desideriamo far luce per quanti ne fossero all’oscuro, sui vantaggi dell’utilizzo di “Batterie a Manutenzione Zero” MF al piombo (Maintenance Free). Diversamente da quanto si potrebbe pensare, i coperchi sigillati delle batterie che richiedono solo una carica sporadica per riportarle al massimo vigore, limitano l’evaporazione dell’acqua dall’elettrolita e unitamente alle scomode paratie di plastica nel vano dell’auto, che assicurano alla batteria riparo dal calore del motore, non sono il mero complotto commerciale di Produttori e Case automobilistiche, che spingerebbero all’acquisto di batterie dalla durata limitata e di dimensioni specifiche, ma solo la soluzione per garantire un prodotto più affidabile e duraturo nel tempo.


5 commenti

Luigi
12:50, 7 ottobre 2011

Non ne capisco molto di auto, batterie e altri accessori.. però devo fare un complimento al recensore… una scrittura ottima, sintetica e semplice alla portata di tutti. Bella Recensione, Complimenti!

Donato
23:58, 1 novembre 2011

Gentile lettore,
– il Ctek MXS 5.0 è ottimo come mantenitore di carica per lunghi periodi d'inutilizzo dell'auto, tuttavia le norme di sicurezza del prodotto consigliano di verificare che il caricabatterie sia passato alla Fase 7 (mantenimento di carica) prima di lasciarlo incustodito;
– i quattro programmi selezionabili non consentono di saltare una o più fasi di ricarica; la batteria è sottoposta a controllo e ricarica prima della Fase 7 di mantenimento;
– non è prevista una funzione tampone durante la sostituzione della batteria;
– non è stato ideato a tal fine essendo sprovvisto di un accumulatore di carica interno.
Grazie per l'attenzione e continui a seguirci.

andrea
14:36, 18 aprile 2017

Alex,forse dovresti provare con un desolfatore per batterie. io l ho usato sula batteria del mio camper ed andava bene. qui c'e' una spiegazione https://www.zona-auto.com/desolfatore-batterie-cosa-serve/

Carlo
15:37, 25 aprile 2017

Innanzitutto complimenti per l'articolo, molto approfondito e allo stesso tempo di semplice comprensione. Anche io avevo un caricabatterie Ctek e faceva anche a me l'effetto”bollitura” su alcune batterie. Ma il problema era che non riusciva mai a desolfatare batterie profondamente solfatate. Con queste mi sono invece trovato molto meglio con il caricabatterie – desolfatore Repower di Greentronics:
http://www.greentronics.it/REPOWER.html

Alessandro
1:17, 2 febbraio 2019

Salve Alex. Non ti preoccupare è successo anche a me con una Yuasa 12V 48Ah 430CCA montata due anni fa. Molto dipende dalla qualità costruttiva della batteria. Se vuoi postami marca e modello ed età vedo in dettaglio le caratteristiche. Comunque se frigge vuol dire che la batteria sta gassificando (idrolisi dell'acqua in idrogeno ed ossigeno) il che è un buon segno – sta accettando la carica – ma anche che tensione o carica sono troppo alti. Caricala all'esterno per favore e controlla il livello dell'liquido nella batteria. Con il CTEK MXS 5.0 ho fatto prima una carica tutta la notte con ricondizionamento (tensione che non supera i 14,4V nelle fasi normali). Staccato il caricabatterie in fase 7 la tensione era stabile sopra i 13V ma l'indicatore di carica sulla batteria rimaneva ancora nero. L'ho lasciata riposare circa 10 ore poi ho rifatto il ciclo di carica attivando la funzione freddo/AGM che alza la tensione a 14,7V e la batteria ha reagito molto bene portando l'indicatore di carica sulla batteria su verde (stato elettrolita e carica ok). Le fasi 3 e 4 possono durare a lungo a seconda dello stato della batteria. A volte per riesumare una batteria scarica ci vuole una tensione più alta del normale, sempre che sia ancora recuperabile. Fammi sapere se ti posso essere ulteriormente d'aiuto.