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SANDRO
12:10, 28 marzo 2016

Concordo in minima parte con quanto scritto da Nicola Giardino. Mi spiego meglio…… è sicuramente vero che l'individuazione ed acquisto dei ricambi dovrebbe essere esclusiva cura dell'autoriparatore, ma quando dopo aver pagato importi paragonabili alle parcelle di luminari della medicina o dei più prestigiosi principi di fori giudiziari, si scopre che il riparatore ha installato pezzi di scarsa qualità, talvolta rigenerati o addirittura di seconda mano (ammesso che li abbia veramente sostituiti), allora il cliente (che di certo i soldi non li trova sotto i sassi) si vede costretto a provvedere personalmente al reperimento dei ricambi, anche se l 'acquisto non è certamente economico. Però a questo punto ci si va a scontrare (almeno questo è ciò che accade nella mia città) contro il blocco del meccanico che, con impressionante e spudorato candore, ti risponde “se lei mi porta i ricambi io non ci guadagno più……. sui pezzi io ci pratico un ricarico …… devo vivere anche io sa? Se vuole fornirmi i pezzi sappia che le raddoppio la tariffa oraria della mano d opera”. A tal punto la domanda che io mi pongo è la seguente : ma deve vivere solo il meccanico? Il cliente è destinato ad essere munto come una vacca da latte? E, a livello contabile-fiscale, come li dichiara il meccanico i guadagni conseguiti sui ricambi? La licenza, di norma, è di autoriparazione, gommista ed elettautoi e non da ricambista, si passa abusivamente da un'attività esclusivamente artigianale ad una commerciale! Cosa ne penserebbero Guardia di finanza e camera di commercio? Inoltre portando i ricambi il lavoro, per ripicca, rischia di essere fatto con la parte bassa della schiena. Vi pare giusto? Sandro TOSCANO – Verbania Piemonte.