La squadra globale di Marchionne servirà ai consumatori?

Finalmente svelata la nuova struttura di comando dell'auto globale di Fiat dopo una ben orchestrata, campagna mediatica del Lingotto allo scopo di tenere alta l'attenzione dei media sul gruppo

2 agosto 2011 - 12:00

Finalmente svelata la nuova struttura di comando dell'auto globale di Fiat dopo una ben orchestrata, campagna mediatica del Lingotto allo scopo di tenere alta l'attenzione dei media sul gruppo. Obbiettivo della nuova squadra, secondo le dichiarazioni ufficiali, è di consolidare le sinergie di Fiat e di Chrysler in un'unica dimensione internazionale integrata dell'attività per la conquista di traguardi adeguati alla potenzialità delle risorse disponibili.

TEAM INTERNAZIONALE – La vocazione internazionale del nuovo team voluto da Marchionne, trova testimonianza nella sua composizione. Ne fanno parte 22 top manager di nove nazionalità diverse, di cui molti con doppio passaporto. Quattordici provengono da Fiat e 8 da Chrysler e un'unica donna, Linda Knoll, americana, alla guida delle relazioni umane. L'organigramma, che sarà operativo dal prossimo mese di settembre, segna la nascita del GEC (Group excecutive council), il più alto organismo decisionale dopo il Consiglio di amministrazione. Compito del nuovo organismo decisionale è la supervisione dell'andamento del business, la definizione degli obbiettivi, la decisione sulle strategie e gli investimenti nonché la condivisione delle best practices e lo sviluppo delle risorse manageriali.

4 STRUTTURE – Il GEC è articolato su quattro strutture i cui membri assumono la funzione di Chief Operating Officer (Coo), assimilabile ai nostri direttori generali:

  • la prima struttura è formata da quattro aree regionali affidate ad altrettanti Coo nelle persone di: Gianni Coda (Europa, Medio Oriente e Africa), Cledorvino Belini (America Latina), Michael Manley (Asia) e lo stesso Marchionne che ha tenuto per sé ad interim l'area Nafta (Nordamerica). Ad essi si affiancano altri tre Coo: Pietro Gorlier ( Ricambi e Assistenza), Eugenio Razelli (Componenti) e Riccardo Tarantini (Teksid e Comau);
  • la seconda struttura è focalizzata sulla gestione dei marchi. A tale scopo entrano nel Gec: Olivier Francois (Fiat), Harald Wester (Alfa Romeo, Abarth e Maserati), Saad Chehab (Lancia e Chrysler), Michel Manley (Jeep), Reid Bigland (Dodge) e Lorenzo Sistino (Fiat Professional);
  • la terza struttura, operando in modo trasversale rispetto alle quattro aree geografiche, ha il compito di guidare i processi industriali allo scopo di ottimizzare le scelte future del gruppo. Ne fanno parte sette Coo: Harald Wester (Tecnologia), Lorenzo Ramaciotti (Design), Stefan Ketter (Coordinamento produzione e tecnologia), Vilmar Fistarol (Acquisti), Doug Betts (Qualità), Bob Lee (Coordinamento Powertrain) e Mark Chernoby (Gestione prodotto);
  • alla quarta struttura, infine, fanno capo le funzioni di supporto: Alfredo Altavilla (Business development), Alessandro Baldi (Fiat services e Holdings), Richard Palmer (Finanza) e Linda Knoll (Risorse umane).

RISULTATI CONSOLIDATI – Il modelo adottato da Marchionne è l'organigramma a matrice in grado di combinare i vantaggi delle funzioni con quelle del prodotto/risultato assicurando un'organizzazione molto flessibile, ma non facile da coordinare. Vedremo in seguito se la decisione è stata illuminata o meno. Le nuove nomine sono state precedute di qualche ora dalla presentazione dei risultati del secondo trimestre. Per la prima volta Marchionne ha presentato i risultati consolidati di Fiat e Chrysler parlando dalla sede di Belo Horizonte in Brasile, la struttura produttiva che ancora una volta ha salvato, con i suoi utili, i conti del gruppo. Altre fonti di utili sono i veicoli commerciali e i componenti. Il bilancio consolidato Fiat-Chrysler si giova però della rivalutazione del 30% della partecipazione in Chrysler ricevuta dal governo Usa a costo zero e oggi rivalutata in Borsa grazie al salvataggio. L'utile complessivo del gruppo ha fatto registrare 1237 miliardi che però non sono bastati alla Borsa. Nello stesso giorno della presentazione della trimestrale infatti Piazza Affari ha dato vita a un'ondata di vendite che hanno portato a perdere sul titolo in un colpo ben il 4,44 per cento.

MARCHIONNE DR. JEKILL & MR. HYDE – Per quanto riguarda l'Italia, Marchionne intende proseguire sulla strada intrapresa. Niente riapertura di negoziati con Pomigliano. “Non ci faremo imporre nulla. Se il sistema Italia non ci aiuterà – sono le sue parole – ne trarremo le dovute conseguenze ed eserciteremo altrove le nostre alternative”. Del tutto diversa l'atmosfera in America dove Marchionne pochi giorni fa ha incassato la prima pagina della sezione Affari del New York Times con un articolo a firma del premio Pulitzer James B. Stewart dal titolo “Salvataggio Chrysler in formato Fiat”. In esso si legge che grazie alle importanti innovazioni di Marchionne il terzo produttore di auto in America è riuscito a risalire la china. Poco più di due anni fa Casa Bianca era ormai convinta che Chrysler non fosse più in grado di reggere la concorrenza. Nel periodo 2006-2008 le perdite ammontavano a trenta miliardi di dollari, una soglia che Stewart paragona alla morte. “L'impronta di Marchionne – prosegue l'autorevole giornalista – si è fatta sentire subito. E' sembrato a tutti un nonno gentile con una grande capacità di capire le situazioni al volo”. E non è tutto. Per rendersene conto del giudizio degli organi di stampa americani, basta leggere cosa scrive il Detroit News ogni giorno o quasi e il giudizio sul salvataggio espresso dai concessionari Chrysler, solo poco tempo fa rassegnati al fallimento. Uno per tutti quello di David Kelleher, presidente del gruppo David Dodge Chrysler Jeep in Pensilvania: “Le nostre concessionarie stanno avvicinandosi sempre più al livello di profitto della rete Toyota, considerato un sogno solo un anno fa”. Marchionne: dr. Jekill in Italia a giudizio dei politici e dei sindacati e Mr Hyde in Usa per tutti a cominciare da Obama? Ogni giudizio è sospeso fino alle prossime mosse, e in tutto questo i consumatori potrebbero guadagnarci con prodotti più efficenti e competitivi, o perderci a causa di una rete di assistenza troppo variegata e che difficilmente potrà specializzarsi. Vedremo.

di Nicola Giardino

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