Delphi: auto diesel al palo, prende le distanze dalla divisione Powertrain

Il diesel è sotto inchiesta e così Delphi annuncia lo spinoff della sua divisione Powertrain. La Borsa approva: gasolio addio?

4 maggio 2017 - 17:17

Le rivoluzioni dell'automotive sono diverse, alcune già in corso e molte altre di là da venire. Parlare di veicoli in Rete e che frenano, evitano gli ostacoli e parcheggiano automaticamente poteva sembrare utopico qualche decennio fa ma queste vetture sono già in vendita. Altri cambiamenti ci parlano di veicoli a guida autonoma e dell'arrivo in forze non soltanto di automobili elettriche/ibride ma anche di nuovi modelli di mobilità e dei relativi “ecosistemi”, come le infrastrutture intelligenti (leggi del progetto europeo per avere strade e auto intelligenti nel 2019). Il fornitore globale Delphi ha fiutato il vento e ha deciso di separare con uno spinoff le attività tradizionali da quelle più innovative.

L'IDEA PIACE ALLA BORSA La notizia riportata da Autonews e da altre fonti riferisce dell'annuncio che Delphi Automotive che intende procedere ad uno spinoff delle sue attività legate ai motori a combustione interna per concentrarsi sulle arrembanti tecnologie dei veicoli elettrici, autonomi e connessi (leggi del piano di Delphi per portare la guida autonoma in Europa).

La presa di posizione del grande fornitore è piaciuta alla Borsa, che l'ha premiata con acquisti che hanno fatto impennare il prezzo delle azioni fino al 12%. Il balzo si è poi “ridimensionato” ad un comunque notevole + 10,91%, a testimonianza di quanto analisti e investitori abbiano apprezzato la decisione, tanto che la preapertura di oggi segnalava 88 dollari a fronte degli 87,01 della chiusura di ieri.

SFIDE ALLA TRADIZIONE Se il presente narra di una schiacciante superiorità numerica, dal Nord al Sud del Mondo, per i veicoli guidati dagli esseri umani e alimentati con derivati del petrolio, gli analisti pensano che la gloriosa e più che centenaria industria automobilistica classica è destinata al declino. Un esempio estremo di questa tendenza è la capitalizzazione di Tesla che, dopo aver superato quella di Ford, si è lasciata alle spalle anche General Motors nonostante la ben migliore redditività (per usare un eufemismo) dei 2 “classici”.

La mossa ha lo scopo di accelerare la trasformazione di Delphi in un'azienda che offre tecnologie “sicure, pulite e connesse”. Kevin Clark, CEO di Delphi, ha infatti detto che “l'annuncio di oggi (ieri, N.d.R.) rappresenta una grande occasione per il nostro business dato che creerà 2 società indipendenti, ognuna delle quali ben focalizzate su prodotti diversi ma entrambe dotate di comprovate capacità e flessibilità, doti necessarie per investir rapidamente in tecnologie avanzate che possano risolvere le più complesse esigenze dei nostri clienti”.

NON ABBANDONEREMO I POWERTRAIN Clark si è spinto oltre, dichiarando a Reuters che “un intero segmento della componentistica auto è considerato da Wall Street a un livello più basso” e in effetti la Robert Bosch ha venduto la sua divisione motorini d'avviamento e alternatori all'azienda cinese ZMJ e alla venture capitalist CRCI di Hong Kong. Anche in questo caso la vendita ha riguardato i componenti classici a 12 volt, mentre la promettente linea a 48 volt (Bosch pensava ai 48 volt già dal 2013) rimane in casa.

La fallita IPO della pur gloriosa Pierburg, nome classico per pistoni, bronzine e blocchi motori, è un altro segnale dello scarso appeal che la meccanica pura esercita sugli investitori. Del resto in aprile le diesel hanno perso il 19% in Germania e Clark prevede che la produzione di diesel diminuisca di circa il 3 % l'anno nei prossimi anni. Il CEO ha comunque dichiarato che lo spinoff della divisione powertrain non implica che Delphi stia “abbandonando il motore a combustione interna, che ha contribuito al 27% dei ricavi nel 2016”. Il mercato potenziale al quale si rivolge la Delphi “elettronica” (lo spinoff dovrebbe avvenire entro il marzo del 2018) è stimato valere più di 100 miliardi di dollari l'anno, quasi il doppio di quello della meccanica. L'Azienda è comunque ben piazzata: i suoi sistemi elettronici le hanno fruttato 12 miliardi di dollari nel 2016, ha già accordi con Intel e l'israeliana Mobileye e ha appena acquistato una società specializzata negli aggiornamenti del software over the air. Timothy Manganello, ex di BorgWarner, diventerà presidente non esecutivo della società nata dallo spinoff mentre presidente e CEO sarà Liam Butterworth, attuale presidente dei powertrain.

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