Volvo: più inquinamento senza incentivi

Il capo della casa svedese sostiene l'assoluta necessità degli incentivi, sia all'acquisto delle auto, sia allo sviluppo della mobilità elettrica

27 marzo 2012 - 8:00

Il responsabile di Volvo Car Corporation, Stefan Jacoby, ha dichiarato che in assenza di “incentivi armonizzati a favore dei consumatori” l'Europa potrebbe fallire gli obiettivi di riduzione delle emissioni di CO2 stabiliti dagli organi comunitari, che intendono tagliarle del 60% entro il 2050 eliminando inoltre dai centri urbani le vetture alimentate con carburanti convenzionali. Jacoby ritiene “fondamentale” l'erogazione di sostegni alle attività di ricerca e sviluppo al settore dell'auto, compresi quelli da destinare alla mobilità elettrica. Infine, ha sostenuto che “l'approccio della Commissione Europea nei confronti dell'elettrificazione dei veicoli potrebbe rappresentare una minaccia per i posti di lavoro, gli investimenti e la competitività per l'industria automobilistica europea”.

AUTO ELETTRICHE: NEL 2011 SOLO 50MILA – “Le case automobilistiche europee – ha proseguito Jacoby – si trovano ad affrontare una sfida molto difficile nel momento in cui le legislazioni che regolamentano le emissioni di CO2 e richiedono l'introduzione di auto elettriche vengono implementate senza iniziative di supporto che rendano queste vetture più accessibili a un numero crescente di consumatori. Nel 2011 ne sono state vendute in tutto il mondo meno di 50mila, cioè circa lo 0,1% del mercato totale. Questa cifra suggerisce chiaramente che nell'immediato futuro il mercato automobilistico continuerà ad essere dominato dai tradizionali modelli con motore endotermico. È ancora troppo presto per accantonarli del tutto, anche se Volvo continua a migliorarne l'efficienza e negli ultimi due anni è riuscita a ridurre del 13% le emissioni di CO2 dei suoi modelli”.

AUTO ELETTRICHE? PREVISIONI POCO REALISTICHE – Uno studio realizzato dalla Commissione Europea, citato da Jacoby e intitolato “Una Strategia Europea per veicoli puliti ed efficienti sul piano energetico”, prevede che la quota di mercato per i veicoli elettrici e gli ibridi plug-in arriverà al 3-4% entro il 2020, per salire attorno al 30% entro il 2030. Tuttavia, secondo il manager tedesco entrambe le previsioni sono poco realistiche: “Considerando l'assenza di incentivi statali coordinati e gli elevati costi del sistema a batteria, la quota di mercato per i veicoli elettrificati supererà a fatica il traguardo dell'1% entro il 2020. Una delle ragioni principali che impedisce un rapido aumento dei veicoli elettrici circolanti sulle strade è il fatto che i costi della tecnologia di elettrificazione diminuiscono troppo lentamente. Gli sforzi fatti dall'industria automobilistica per ridurli non arrivano a compensare del tutto quelli supplementari del sistema a batteria. La nostra V60 Hybrid plug-in è un'automobile eccezionale che ha suscitato un notevole interesse sul mercato. Tuttavia, sebbene abbiamo fatto di tutto per riuscire a mantenerne il prezzo al di sotto dei 50mila euro, sono necessari degli incentivi per riuscire ad allargare la base di clientela. Ma gli incentivi, seppure necessari, sono pregiudicati dall'attuale crisi del debito. La mobilità elettrica deve essere realizzata attraverso la cooperazione fra l'industria automobilistica, i governi nazionali, i fornitori di infrastrutture, le aziende energetiche e gli istituti scientifici. In Cina, ad esempio, il governo ha stanziato 15 miliardi di dollari a sostegno delle attività di ricerca e sviluppo nell'ambito dell'elettrificazione portate avanti dall'industria automobilistica nazionale. Questo importo supera di gran lunga l'impegno preso dalla UE e dagli Stati Uniti nei confronti dell'elettrificazione”.

MODELLI NUOVI? POI BISOGNA VENDERLI – Le dichiarazioni del manager Volvo, oltre a tralasciare il fatto che gli incentivi all'acquisto dei modelli elettrici sono già in vigore in quasi tutti i mercati (Italia a parte) nei quali tali vetture sono disponibili, vanno ovviamente inquadrate nella realtà della casa automobilistica che Jacoby dirige, la quale dispone soltanto di una gamma composta da modelli di prezzo medio-alto o alto e dalle cilindrate non molto contenute. Volvo, insomma, non offre al momento utilitarie caratterizzate dal binomio bassi consumi-basse emissioni, quindi si troverà probabilmente in difficoltà nel rispettare le future normative europee che impongono di abbassare gli uni e, di conseguenza, anche le altre. Del resto, introdurre un modello di segmento medio-basso non è un passo che un costruttore “premium” come Volvo può compiere alla leggera: un nuovo modello del genere, o qualsiasi altro, non può certo essere progettato e realizzato con l'unico obiettivo di abbassare i consumi medi dell'intera gamma, e una volta introdotto sul mercato bisogna anche venderlo in quantità sufficienti a giustificare gli investimenti.

SERVONO SOLDI PER CAMBIARE PELLE? – Tuttavia, non va dimenticato che, in un recente passato e (pare) anche di fronte alla riluttanza dei padroni cinesi della Geely, Jacoby non ha fatto mistero della sua intenzione di riposizionare l'intero brand Volvo liberandolo dalla connotazione di marchio “premium” per sposarne una più generalista, cioè l'unica strada che può consentire di passare dall'attuale produzione Volvo di meno di 400mila auto l'anno ad almeno 800mila. Cioè, una dimensione necessaria alla sopravvivenza in un mercato sempre più competitivo dove i volumi produttivi minimi per stare in piedi continuano ad aumentare. In questo senso, la sollecitazione a erogare sovvenzioni statali a tutto campo ipotizzata da Stefan Jacoby potrebbe in realtà configurare anche un tentativo per ottenere aiuti utili a sostenere Volvo fino a quando non avrà cambiato pelle e non sarà pronta a offrire modelli in grado di ampliare l'offerta per raggiungere un livello produttivo a quota 800mila.

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