Vigili, ok al trasferimento? Il Consiglio di Stato ha già detto no

Vigili, ok al trasferimento? Il Consiglio di Stato ha già detto no Il Tar Puglia ha appena dato l'ok al trasferimento dei Vigili da un Comune all'altro. Peccato che anni fa il Consiglio di Stato disse no...

Il Tar Puglia ha appena dato l'ok al trasferimento dei Vigili da un Comune all'altro. Peccato che anni fa il Consiglio di Stato disse no...

14 Gennaio 2012 - 06:01

È di pochi giorni fa la notizia secondo cui il Tar della Puglia ha dato il via libera al trasferimento dei Vigili da un Comune all'altro. Tutto vero, la sentenza è la numero 2221 del 16 dicembre 2011. E consente di sciogliere e riorganizzare i corpi di Polizia municipale, mettendoli alle dipendenze di altri settori degli Enti locali. Riducendolo a Servizio da subordinare ad altre figure organizzative del Comune. Però va tenuto conto che il Consiglio di Stato (organo superiore al Tribunale amministrativo regionale, un secondo grado di giudizio in pratica), anni fa, pronunciandosi su una sentenza analoga a quella del Tar Puglia, disse di no: i Vigili non possono essere liberamente trasferiti, a meno che ci siano gravissimi motivi. Ed è illegittimo che la Polizia municipale dipenda da aree amministrative.

I RIFERIMENTI – Infatti, il Consiglio di Stato (Sezione Quinta, decisione del 28 aprile 1995, sentenza numero 623) stabilì che il provvedimento costitutivo del corpo di Polizia muncipale non può essere ammesso a revisione. Pertanto, non si può procedere allo scioglimento del corpo, anche quando il numero degli agenti sia inferiore a sette. Non basta: successivamente, il Consiglio di Stato (sentenza 4663 del 4 settembre 2000, Sezione Quinta) sancì che la polizia municipale, una volta eretta in corpo, non può essere considerata una struttura intermedia in una struttura burocratica più ampia (in un settore amministrativo). E non può può essere posta alle dipendenze del dirigente amministrativo che dirige tale più ampia struttura. Il comandante deve avere la responsabilità del corpo e rispondere direttamente al sindaco delle relative attività. Questa posizione non è affidabile a un dirigente amministrativo che non abbia lo status di un appartentente al corpo di Polizia municipale.

POLEMICHE – In questo pantano giuridico, la decisione del Tar Puglia è malvista dagli appartenenti alla Polizia municipale. Che sottolinea quanto fissano le disposizioni della Legge 65/1986 e delle relative Leggi regionali vigenti in materia, le quali sanciscono l'indipendenza dei Vigili dai sindaci. A questo punto, è possibile che, pure contro la più recente sentenza del Tar Puglia, si arrivi in Consiglio di Stato. Questo, con ogni probabilità, avrà modo di ribadire quanto già sancito nel 2006: la Polizia municipale è indipendente da aree amministrative. Anche se esistono politici che vogliono andare oltre le proprie mansioni, intendendo occuparsi anche dei trasferimenti dei Vigili.

IL TESTO – Comunque, ecco il testo della sentenza del Tar Puglia.

N. 02221/2011 REG.PROV.COLL.

N. 00276/2011 REG.RIC.

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Puglia

Lecce – Sezione Seconda

ha pronunciato la presente

SENTENZA

sul ricorso numero di registro generale 276 del 2011, proposto da:
Parisi Emilio, rappresentato e difeso dall'avv. Francesco Orlandino, con domicilio eletto presso l'avv. Angelo Vantaggiato in Lecce, via Zanardelli, 7;

contro

Comune di Carovigno, rappresentato e difeso dall'avv. Vincenzo Farina, con domicilio eletto presso l'avv. Giuseppina Capodacqua in Lecce, via Luigi Scarambone, 56;

per l'annullamento

a) del decreto sindacale n. 113 del 30/12/2010, notificato al ricorrente in pari data;

b) della delibera consiliare n. 66 del 14/12/2010, mai notificata;

c) delle delibere di Giunta nn. 291 e 292 del 22/12/2010, pubblicate il 28/12/2010, mai notificate;

d) di ogni altro atto comunque connesso e consequenziale ed allo stato non conosciuto.

Visti il ricorso e i relativi allegati;

Visto l'atto di costituzione in giudizio del Comune di Carovigno;

Viste le memorie difensive;

Visti tutti gli atti della causa;

Relatore nell'udienza pubblica del giorno 27 luglio 2011 il Referendario dott.ssa Simona De Mattia e uditi per le parti gli avv.ti F. Orlandino e G. Capodacqua, quest'ultima in sostituzione dell'avv. V. Farina;

Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue:

FATTO

Il ricorrente, Comandante del Corpo di Polizia Municipale del Comune di Carovigno, ha impugnato gli atti in epigrafe con cui l'Ente ha dapprima deliberato la cessazione degli effetti del Regolamento del Corpo di Polizia Municipale approvato con delibera consiliare n. 28/1998 e demandato alla Giunta comunale la riorganizzazione delle funzioni di Polizia locale all'interno di una diversa struttura organizzativa (delibera n. 66 del 14.12.2010), in un secondo momento ha, previa approvazione del nuovo Regolamento di organizzazione degli uffici e servizi (delibera di G.M. n. 291 del 22.10.2010), operato la riduzione delle posizioni organizzative da sei a cinque ed incorporato il Servizio di polizia municipale nel Servizio di segreteria, alle dipendenze del Segretario comunale (delibera di G.M. n. 292 del 22.10.2010) ed, infine, ha attribuito al ricorrente la responsabilità e la posizione organizzativa del diverso Servizio “Sviluppo del Territorio” dal 1° gennaio 2011 al 31 gennaio 2012 (decreto sindacale n. 113 del 30.12.2010).

Il Parisi lamenta l'illegittimità degli atti impugnati sotto distinti profili; in particolare, nel disporre l'incorporazione del servizio di vigilanza municipale in quello di segreteria, il Comune avrebbe violato la legge n. 65/1986, secondo cui il Corpo di Polizia municipale costituisce un'entità distinta ed autonoma dalle altre strutture dell'apparato comunale, sia in considerazione della peculiarità delle funzioni svolte, sia per il differente stato giuridico ed economico rispetto a quello riservato agli altri dipendenti.

Il ricorrente lamenta, altresì, il subito demansionamento in conseguenza delle iniziative intraprese dall'Amministrazione comunale; di qui la richiesta di risarcimento dei danni, pure avanzata con il proposto ricorso.

L'Amministrazione intimata si è costituita in giudizio con atto depositato il 25.2.2011 e, con diffuse argomentazioni, ha controdedotto alle censure del ricorrente.

In prossimità dell'udienza di discussione, entrambe le parti hanno depositato memorie difensive.

Alla pubblica udienza del 27 luglio 2011 la causa è stata trattenuta in decisione.

DIRITTO

I – In via preliminare, il Collegio rileva l'inammissibilità del ricorso nella parte in cui è volto a censurare la legittimità del decreto n. 113 del 30.12.2010, con cui al ricorrente è stata assegnata la responsabilità e la posizione organizzativa di un diverso servizio rispetto alla funzione di Comandante del Corpo di Polizia municipale e nella parte in cui (motivi III, IV e V) si lamentano il demansionamento e l'atteggiamento ritorsivo e persecutorio tenuto dall'Ente nei confronti del medesimo; dette censure non possono trovare ingresso in questa sede per difetto di giurisdizione del giudice amministrativo a conoscere delle relative questioni. Trattasi, infatti, di provvedimenti e comportamenti che l'Amministrazione comunale ha assunto quale datrice di lavoro nell'ambito del rapporto di pubblico impiego che lega il dipendente all'Amministrazione stessa; essi, come tali, attengono alla fase di gestione del rapporto di lavoro e pertanto sono sottratti al sindacato del giudice amministrativo. Come è noto, infatti, ai sensi dell'art. 63 del d.lgs. n. 165/2001, la giurisdizione sui rapporti di lavoro privatizzati spetta al giudice ordinario, mentre restano devolute alla giurisdizione del giudice amministrativo solo le controversie in materia di procedure concorsuali per l'assunzione di dipendenti pubblici (Cons. Stato, sez. VI, 20 maggio 2011, n. 3014; TAR Lombardia Milano, sez. III, 5 aprile 2011, n. 888). Peraltro, la devoluzione al giudice ordinario della controversia avente ad oggetto l'impugnativa del demansionamento ed il risarcimento del danno non esclude che quest'ultimo possa comunque esaminare i provvedimenti amministrativi e valutarli “incidenter tantum” ai fini dell'eventuale disapplicazione (Cass. Civ., sez. Un., 19 gennaio 2007, n. 1140).

Parimenti del giudice ordinario è la giurisdizione sulla domanda risarcitoria avanzata dal ricorrente in relazione agli asseriti danni subiti in conseguenza del demansionamento e della condotta scorretta tenuta dal Comune nei suoi riguardi.

II – Il ricorso è, invece, infondato per la parte relativa all'impugnazione degli atti di riorganizzazione degli Uffici e dei Servizi, attuata anche attraverso la soppressione del Corpo di Polizia municipale (delibera n. 66 del 14.2.2010, delibere 291 e 292 del 22.12.2010).

L'assunto del ricorrente, secondo cui sarebbe illegittima, per contrasto con la legge n. 65/1986, la sottoposizione del Corpo di Polizia municipale ad una diversa struttura burocratica (nella fattispecie, settore amministrativo), muove da una premessa di fatto erronea; il Comune di Carovigno, invero, non ha inteso mantenere il Corpo a guisa di struttura intermedia alle dipendenze di una struttura più ampia, ma ha provveduto alla soppressione dello stesso, incorporando il Servizio di Polizia municipale in quello di segreteria e ponendolo alle dipendenze del Segretario Comunale.

Occorre distinguere, infatti, tra Servizio di Polizia municipale, che trova disciplina negli articoli da 1 a 6 della legge n. 65/1986 – il cui art. 2, in particolare, prevede che il sindaco o l'assessore da questi delegato, nell'esercizio delle funzioni di cui al precedente art. 1, impartisce le direttive, vigila sull'espletamento del servizio e adotta i provvedimenti previsti dalla legge o dal regolamento (quest'ultimo adottato ai sensi dell'art. 4 della medesima legge) – e Corpo di Polizia Municipale, la cui istituzione è facoltativa per i Comuni con più di sette addetti, a capo del quale è prevista la figura del Comandante e che costituisce un'entità distinta ed autonoma rispetto alle altre strutture dell'Ente (artt. 7 e ss.).

Ebbene, se per i Comuni di piccole dimensioni (con un numero di addetti inferiore o pari a sette) non è prevista l'istituzione di un Corpo di Polizia municipale (Cassazione civile, sez. lav., 15 luglio 2010, n. 16580), demandandosi pertanto al Servizio di Polizia municipale le funzioni ed i compiti relativi, non vi è dubbio che, per i Comuni con più di sette addetti, la scelta di istituire o meno un Corpo di Polizia municipale è facoltativa e rientra nella sfera della discrezionalità dell'Amministrazione. La facoltatività della scelta di organizzare il Servizio di Polizia locale in Corpo trova ulteriore conferma nella legge regionale n. 2/1989, il cui art. 3 prevede che “le funzioni di Polizia Locale sono esercitate dagli Enti di cui al precedente art. 1, che vi provvedono o attraverso le strutture organizzative del servizio o attraverso i Corpi di Polizia Municipale, ove istituiti, o attraverso personale preposto dagli Enti stessi ovvero attraverso le apposite forme associative previste dalla legge”.

Ne consegue che la P.A., ancorchè ne sia già dotata, possa decidere, per ragioni di opportunità e per l'esigenza di operare una riorganizzazione della struttura burocratica ed amministrativa dell'Ente, di procedere ad una soppressione del Corpo di Polizia municipale istituito, non essendo ravvisabile alcun obbligo di mantenere in vita tale entità a fronte di sopravvenute e mutate esigenze (quanto accaduto, nel caso di specie, con l'adozione della delibera n. 66/2010 da parte del Comune di Carovigno).

Né ad una diversa conclusione si giunge in considerazione di quanto statuito dalla giurisprudenza amministrativa richiamata dalla difesa del ricorrente, secondo cui “la polizia municipale, una volta eretta in Corpo, non può essere considerata una struttura intermedia in una struttura burocratica più ampia, per esempio un settore amministrativo, né essere posta alle dipendenze del dirigente amministrativo di tale struttura. Ne deriva l'illegittimità, per violazione della l. n. 65 del 1986, recepita in Sicilia dalla l. reg. n. 17 del 1990, del provvedimento del comune che colloca l'istituito Corpo di polizia municipale all'interno di un'Area amministrativa, scorporando le varie funzioni della polizia municipale in altrettanti servizi” (T.A.R. Sicilia Catania, sez. I, 13 aprile 2006, n. 589; Consiglio Stato , sez. V, 04 settembre 2000, n. 4663). A ben guardare, infatti, le pronunce testè richiamate fanno esplicito riferimento all'impossibilità di operare detta incorporazione qualora il Servizio di Polizia municipale sia stato eretto in “Corpo”; si ribadisce, invece, che nel caso in esame non vi è stata alcuna sottoposizione del Corpo di Polizia municipale al Servizio di Segreteria, ma la soppressione del Corpo medesimo, operata dall'Ente nell'esercizio del potere ampiamente discrezionale di definire l'organizzazione dei propri servizi ed uffici.

Parimenti non censurabili, ad avviso del Collegio, sono gli atti amministrativi adottati dal Comune resistente sotto il profilo motivazionale, in quanto l'Ente ha sufficientemente esposto le ragioni poste a base delle proprie scelte, che non risultano irragionevoli né arbitrarie.

Per le considerazioni che precedono, quindi, il ricorso in parte va dichiarato inammissibile per difetto di giurisdizione (per essere giurisdizionalmente competente il giudice ordinario) e, per la restante parte, va respinto.

Sussistono valide ragioni (la parziale novità della questione trattata) per disporre la compensazione delle spese del giudizio tra le parti.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Puglia Lecce – Sezione Seconda – definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, in parte lo dichiara inammissibile per difetto di giurisdizione e lo respinge per la restante parte.

Spese compensate.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.

Così deciso in Lecce nella camera di consiglio del giorno 27 luglio 2011 con l'intervento dei magistrati:

Luigi Costantini, Presidente

Enrico d'Arpe, Consigliere

Simona De Mattia, Referendario, Estensore

L'ESTENSORE IL PRESIDENTE

DEPOSITATA IN SEGRETERIA

Il 16/12/2011

IL SEGRETARIO

(Art. 89, co. 3, cod. proc. amm.)

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