Vigile ucciso, pena ridotta per il giovane rom: scoppia la polemica

Pena ridotta per il rom che aveva ucciso un vigile a Milano: polemiche

11 dicembre 2013 - 7:00

Alla fine, è stato condannato a 9 anni e 8 mesi di reclusione Remi Nikolic, il giovane rom che nel gennaio 2012 (17enne), a bordo di un Suv travolse e uccise l'agente di polizia locale Niccolò Savarino (foto). Questa la decisione della sezione minorenni della Corte d'appello di Milano. Così, in secondo grado, è arrivata per l'imputato (assistito dall'avvocato David Russo) una fortissima riduzione della pena, che inizialmente era di 15 anni, così come aveva stabilito in primo grado il Tribunale per i minorenni nel marzo 2013.

PER IL CONTESTO FAMILIARE – Ma perché si arrivati a questo sconto notevolissimo della pena? Pare che, nello stabilire l'entità della condanna, i giudici avrebbero confermato l'imputazione di omicidio volontario, scengliendo di comminare il minimo della pena prevista. E già in primo grado erano state concesse le attenuanti in considerazione del “contesto familiare” in cui il giovane era cresciuto. Dai 26 anni chiesti dal Pubblico ministero, si era quindi scesi a 15 anni. Che adesso sono arrivati a 9 anni e 8 mesi. Dopo la decisione della Corte d'appello, sono scoppiate le polemiche. In particolare, la redazione di poliziamunicipale.it ha espresso il proprio cordoglio alla famiglia di Niccolò, e la propria incredulità rispetto a una decisione “che francamente pare impossibile da condividere. Se il valore di una vita umana è di per sé inestimabile, è davvero incredibile che questi 9 anni di reclusione (di cui, siamo certi, ben pochi verranno scontati effettivamente in carcere) siano il contrappeso giudicato equo per la vita di un operatore di Polizia locale. Che ha avuto solo la sfortuna di svolgere fino il fondo il proprio dovere e di essersi trovato al posto sbagliato nel momento sbagliato”. Numerosi gli interventi, scritti con una certa veemenza, sui forum online: “Dunque, siamo partiti da 26 anni chiesti dal Pm, una pena comunque iniqua: chi uccide con un Suv un innocente in bici dalla prigione non deve più uscire. Poi, si è scesi a 15 anni in primo grado. Quindi, 9 anni e 8 mesi in secondo grado. Al prossimo ‘contr'appello', quel gentiluomo risulterà innocente”.

“DURA LEGGE, MA LEGGE” – Sulla questione, SicuraAUTO.it ha chiesto l'opinione di Luciano Mattarelli, presidente Anvu (Associazione Polizia locale d'Italia), che, dopo aver rinnovato il cordoglio alla famiglia di Niccolò, ricordato a più riprese dall'Anvu, spiega: “I giudici non hanno fatto nient'altro che applicare la legge, per via della quale c'è una discrezionalità vincolata. La base di partenza è il ‘favor rei', principio generale traducibile nell'atteggiamento che privilegia l'imputato e rende possibile concedere maggiore rilievo all'interesse dell'imputato stesso. Che poi la legge sia sbagliata o migliorabile, questo è discorso ben diverso, e posso anche essere concorde. E chi, in casi di cronaca molto delicati, chiede una ‘pena esemplare', sbaglia. Esiste la ‘pena per legge'. Quella ‘esemplare' non può e non deve esistere”. Nella fattispecie, siamo di fronte a un assassino, che ha ucciso intenzionalmente un uomo in bici. Un gesto bestiale, diverso da quelli dei pirati della strada: automobilisti che causano un sinistro, e poi scappano senza prestare soccorso alle vittime, spesso indotti alla fuga dalla mancanza della copertura assicurativa. Il problema è che le sentenze arrivano sempre con notevole ritardo, a causa di processi lumaca. È un sistema giudiziario da Terzo mondo, in cui le cause durano spesso più di 10 anni e in cui il troppo spazio lasciato alla libera interpretazione del giudice fa sì che, a fronte dello stesso reato, si arrivi a condanne troppo diverse le une dalle altre.

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