Viceprefetto multato ricorre a se stesso e annulla il verbale

Dopo aver preso una multa, il viceprefetto di Torino ha presentato ricorso a se stesso: verbale cancellato. Indagato per abuso d'ufficio

26 gennaio 2012 - 7:00

Noi ci limitiamo a darvi la notizia; a voi la scelta se riderne o rimanerne nauseati. I fatti: il 27 maggio scorso il viceprefetto aggiunto di Torino, Roberto Dosio, viene fermato dalla Polstrada del capoluogo piemontese mentre guida l'auto del padre, sprovvista del tagliando dell'assicurazione e del libretto di circolazione. Così gli agenti lo multano: due contravvenzioni per un totale di 78 euro. A nulla valgono le proteste del “Dosio automobilista” di essere alla guida della macchina del padre per ragioni di sicurezza ed emergenza; quindi l'uomo ricorre in Prefettura il 14 giugno, e lui stesso – in veste di viceprefetto – il 28 settembre annulla la multa che aveva preso. Il “Dosio viceprefetto” ha concluso – ma guarda un po' – che la multa doveva essere annullata perché i motivi di urgenza e sicurezza erano veri. In calce, la sua firma, come viceprefetto.

SU QUALI BASI – Nel ricorso, Dosio ha eccepito ragioni di sicurezza ed emergenza, come previsto dall'articolo 4 della legge 689 del 1981: “Non risponde delle violazioni amministrative chi ha commesso il fatto nello adempimento di un dovere o nell'esercizio di una facoltà legittima ovvero in stato di necessità o di legittima difesa. Se la violazione è commessa per ordine dell'autorità, della stessa risponde il pubblico ufficiale che ha dato l'ordine”.

DENUNCIA – Però non tutto fila liscio e la Polizia stradale fa ricorso al Giudice di pace precisando che il non esporre il contrassegno assicurativo non ha nulla a che fare con ragioni di sicurezza dopo l'annullamento delle multe. Ora Roberto Dosio è indagato per abuso d'ufficio. Il pubblico ministero ha deciso quindi di procedere contro il viceprefetto.

DISTINZIONE – Il caso è grave e comico al contempo. Una situazione kafkiana che è un po' lo specchio di quest'Italia piena di sprechi a livello locale, mentre il Governo centrale cerca in ogni modo soluzioni per dare ossigeno alla nazione. Tuttavia, attenzione: non si parla di mancata copertura assicurata ai sensi dell'articolo 193 del Codice della strada. Più semplicemente “non portava con sé, pur dichiarandone il possesso, la carta di circolazione dell'auto e il certificato di assicurazione”. L'articolo 180 prevede 39 euro di sanzione per ciascuna mancanza, a patto di presentare successivamente gli stessi documenti alla Polizia.

DIFESA A OLTRANZA – Ma Dosio non ci sta e in un'intervista a Repubblica ha fatto alcune aggiunte che lasciano ancora più perplessi: “Io ho ritenuto che fosse giusto agire così. L'ho fatto proprio perché non c'era nulla da nascondere: è stata una scelta di stile e trasparenza. Avrei potuto far passare 210 giorni dalla presentazione del ricorso, avrei potuto attendere il periodo di ferie di un collega, o disturbare il mio superiore per una mia questione personale… ma non sarebbe stato corretto. Non volevo ricorrere a sotterfugi. Ho seguito la procedura operando una scelta di trasparenza, coerenza e responsabilità”. Ma perché sarebbero state ingiuste quelle multe? “Io quel giorno ero a casa, ho ricevuto una telefonata e sono dovuto uscire per andare a firmare delle memorie davanti al Giudice di pace. Ho preso l'auto di mio padre, non sapevo fosse priva di documenti”. Qui si sente un gran rumore di unghie sullo specchio…

COME VA A FINIRE – Al di là della questione morale, c'è l'aspetto giuridico. A livello penale, quale la linea di difesa? Forse questa: non sussiste la prova che altro organo prefettizio avrebbe preso altra decisione. E così, il viceprefetto resterà al suo posto. Qui in Italia.

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