Via l'insegna “Bunga Bunga” di Firenze: offende il decoro e il Codice

Un pizzaiolo fiorentino ha ribattezzato il suo locale con il termine associato alle piccanti notti di Palazzo Chigi. Gli è andata male: il cartello è stato coperto e sarà rimosso prestissimo

7 maggio 2011 - 9:35

Nel capoluogo toscano la vicenda, dal sapore un po' boccaccesco, suscita molti sorrisi divertiti e probabilmente, visto che si parla pur sempre della città dove si stampa il mensile satrico Il Vernacoliere, anche qualche sberleffo. Tanta ilarità è dovuta al fatto che la polizia municipale rimuoverà presto un'insegna, di recente collocazione, che campeggia all'ingresso di un locale del rione San Lorenzo, la “Pizzeria Bunga Bunga”. L'allusiva denominazione è comparsa qualche giorno fa per opera del titolare dell'esercizio, che ha pensato bene di farsi pubblicità sfruttando il termine mediatico divenuto sinonimo delle presunte imprese amatorie dell'inquilino di Palazzo Chigi. E per sottolineare meglio di chi e di che cosa si parla, l'intrapredente pizzaiolo ha pensato bene di inventarsi pure un'iscrizione sottostante che dice “Ar Core!” e un logo replicato alle due estremità che riproduce due figure stilizzate in atteggiamento vagamente trasgressivo.

ALLUSIVA E ABUSIVA – Sfortunatamente per l'esercente, oltre che allusiva, l'insegna è pure abusiva, nel senso che al Comune non risulta presentata alcuna richiesta per collocarla fuori dal negozio. Sacrosante, di conseguenza, la sanzione e la rimozione del cartello, disposta dopo un controllo e motivata dal fatto che l'esercente ha violato l'art. 23 del Codice della Strada. Nella fattispecie, la violazione è del comma 4 dell'articolo, il quale dispone che “la collocazione di cartelli e di altri mezzi pubblicitari lungo le strade o in vista di esse è soggetta in ogni caso ad autorizzazione da parte dell'ente proprietario della strada”. Tra le altre cose il regolamento del CdS dispone di andarci cauti con il rosso, specialmente in prossimità di eventuali incroci. «Siamo intervenuti anche per le segnalazioni ricevute – ha affermato il vicesindaco Dario Nardella – L'impegno di questa Amministrazione per il decoro della città è noto. Un decoro che deve riguardare tutti gli aspetti, anche quello relativo alle insegne. Sono quindi soddisfatto della tempestività dimostrata dalla Polizia Municipale e dagli uffici per risolvere la questione». E per verificare che bisognasse effettivamente risolverla così, la pizzeria ha avuto l'onore di ricevere la visita dell'assessore alla Mobilità, Manutenzioni e Decoro in persona, Massimo Mattei, che ha voluto sincerarsi dell'entità dell'offesa alla pubblica dignità arrecata dall'irriguardoso cartello. Che nel frattempo è stato precipitosamente coperto.

ZELO SOSPETTO – Dunque, la conclusione della vicenda vedrà la prematura scomparsa del “Bunga Bunga” toscano appeso al muro di via Faenza, che finirà i suoi giorni tra i rifiuti, e il trionfo dell'amministrazione di piazza della Signoria, che potrà vantarsi di essere efficiente e tempestiva nell'imporre il rispetto delle leggi. Tanto zelo per una semplice insegna, però, appare un po' sospetto anche tenendo presenti il pur lodevole intento di difendere il buon gusto cittadino. Quindi, proponiamo al lettore di ipotizzare anche altre motivazioni che giustifichino il fulmineo provvedimento di rimozione dello “scandalo”: 1) all'amministrazione fiorentina non piace la pizza; 2) a Palazzo Vecchio lo spirito de Il Vernacoliere non abita; 3) la giunta di centro-sinistra del giovane sindaco Matteo Renzi non può tollerare che a Firenze le insegne alludano al presidente del Consiglio. I lettori sono liberi di scegliere qual è la soluzione del rebus.

FANTASIA NEL FORNO – Nel frattempo, ad Aosta, dove la giunta è di centro-destra, prospera dal 24 febbraio la “Pizzeria Bunga Bunga” (che, colmo dell'ironia, prime dell'intuizione del suo titolare, avrebbe dovuto chiamarsi come il re dei discoli: “Lucignolo”) e il cui slogan è “Niente sesso, solo pasta e pomodoro”. A Varese e a Napoli, pur senza cambiar nome ai ristoranti, la pizza “Bunga Bunga” fa furore e gli echi delle piccanti imprese di Ruby sono giunte fino a Varsavia, in Polonia, dove la versione locale della “Bunga Bunga” prevede acciughe, fichi, prosciutto e una spolverata di pepe nero. Prepararla non è contro il Codice della Strada polacco.

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