Verbali “esternalizzati”

Il caso che segue, emblematico perché tratta della “esternalizzazione” del servizio di notifica (che, secondo il Codice della strada,  può essere svolto soltanto...

11 Dicembre 2009 - 08:12

Il caso che segue, emblematico perché tratta della “esternalizzazione” del servizio di notifica (che, secondo il Codice della strada,  può essere svolto soltanto dall’organo preposto), permette di dare conto al lettore (che sia digiuno di fatti procedurali) delle modalità di svolgimento di  una causa dinanzi all’Ufficio del Giudice di pace. Viene così ad aprirsi una finestra su questa Giustizia minore, nata proprio per essere ancora più vicina alle esigenze bagatellari della persona qualunque.
        
IL FATTO – Tizio proponeva opposizione, con ricorso, avverso un verbale di contestazione, limitatamente alla richiesta delle spese, calcolate in € 12,20. L’opponente eccepiva che esse non erano state distinte specificatamente, voce per voce, concretando l’evidente violazione dell’obbligo di motivazione dei provvedimenti emessi da una Pubblica amministrazione. Per di più, risultavano essere superiori a quelle materiali di notifica ed a quelle dovute per l’accertamento della proprietà dell’autoveicolo nei pubblici registri (le uniche addebitabili in forza della  legge).
       
 
Una volta acquisito il ricorso, il Giudice richiedeva al Comune di depositare (almeno 10 giorni prima dell’udienza in Cancelleria) gli atti relativi all’accertamento, alla contestazione e alla notificazione della violazione. L’ente ottemperava allegando alla documentazione una comparsa di costituzione e di risposta in cui si contestava la pretesa dell’opponente e si chiedeva la convalida del verbale. All’udienza, il legale dell’attore insisteva per l’accoglimento del ricorso mentre quello del convenuto riconfermava le proprie. Discussa ed esaurita la materia, la causa veniva ritenuta matura per la decisione e quindi si andava a sentenza da pronunciare – per obbligo di legge- nella udienza stessa, con la lettura del dispositivo.
         Il ricorso veniva ritenuto fondato, e quindi accolto, limitatamente all’addebito di € 12,20 per le spese non analiticamente giustificate per le quali il Comune aveva precisato che rappresentavano il corrispettivo da rimborsare per lo svolgimento di una serie di attività (procedura per ogni singolo atto, inserimento a terminale, registrazione del pagamento, costi della richiesta delle generalità e della stampa del verbale, ivi compresa la fornitura del materiale cartaceo, l’imbustamento, la formazione degli elenchi di spedizione, la spedizione stessa, la registrazione delle ricevute di ritorno comprovanti la notifica, nonché l’invio di un avviso di cortesia prima della formazione del ruolo esattoriale, per gli atti non pagati).
       
 
Ma il fatto era che tutto quanto sopra descritto era stato affidato dal Comune ad un’Azienda esterna e che gli importi da corrispondere dal trasgressore erano stati determinati con una deliberazione della Giunta comunale. Perciò, il ricorrente aveva richiesto al Giudice di disapplicarne i contenuti, ma l’ente aveva eccepito l’incompetenza di quest’ultimo, trattandosi di un atto normativo rimesso alla competenza del Tar. Al contrario, il Giudice rilevava che l’atto richiamato era illegittimo sotto il profilo della violazione di legge e dell’eccesso di potere; e ravvisava nella esternalizzazione della gestione dei verbali una palese violazione dell’art. 201 e dell’art. 385 del Regolamento nonché una illegittima trattazione dei dati personali dei contravventori. In effetti, dal dibattimento era venuto fuori che la compilazione dei verbali era stata affidata ad un’azienda privata che li redigeva, ne effettuava la spedizione e provvedeva, attraverso il servizio postale, alla notifica al proprietario del veicolo, ponendo in essere una procedura non prevista dall’art 201 Cds e dall’art. 385 Reg., laddove si disciplina la notificazione del verbale, nel caso della contestazione differita della violazione. E vero è che, dai suoi contenuti, si evince che deve essere l’organo accertatore a compilare l’atto; e che il Comando, acquisiti gli altri elementi necessari, deve provvedere alla notifica (art. 386) del verbale (”Alla notificazione si provvede a mezzo degli organi indicati nell’art. 12, dei messi comunali o di un funzionario dell’amministrazione che ha accertato la violazione, con le modalità previste dal codice di procedura civile, ovvero a mezzo della posta, secondo le norme sulle notificazioni a mezzo del servizio postale”).
       
 
In questa norma vanno posti in evidenza: l’uso del termine “notificazione”, correlato al richiamo al codice di procedura civile, ed il richiamo agli organi indicati nell’art. Cds. Il primo elemento rende esplicito l’obbligo del Comando di notificare l’atto e sottopone il procedimento di consegna del verbale alla disciplina generale prevista dal Cpp; il secondo è la indicazione, tassativa e non suscettibile di applicazioni analogiche, degli unici soggetti che possono procedere alla notificazione (vale a dire il Messo comunale e il funzionario dell’amministrazione che ha accertato la violazione: art. 12). I medesimi soggetti  possono procedere utilizzando pure il servizio postale, perfezionando la procedura nel tassativo rispetto delle prescrizioni previste dalla legge n. 890 del 1992, il cui art. 3 (confermato dal dlgs n.  261del 1999) stabilisce che il messo comunale e il funzionario amministrativo scrive la relazione di notificazione sull’originale e sulla copia dell’atto, facendo menzione dell’ufficio postale tramite cui spedisce la copia al destinatario in piego raccomandato con avviso di ricevimento.
        
 
Or bene, in causa era emerso che i verbali erano stati gestiti da un incaricato della ditta che, materialmente, aveva eseguito le operazioni riservate al funzionario della Polizia locale A conferma della illegittimità di tale comportamento, il Giudice aveva richiamato le sentenze n. 20440/2006, n. 563/1994, n. 8079/1996, n. 2889/2002, n. 12533/2003 della Sezione I (civile) dalla Suprema Corte di cassazione nonché l’articolo 14 della legge 689/81 e l’articolo 201, c. 3, Cds che ammette espressamente la notificazione della violazione a mezzo posta. Naturalmente, quando l’amministra-zione si avvalga del servizio postale, è tenuta ad osservare le norme sulla notificazione degli atti giudiziari, come dettato dalla legge n. 890 del 1982; e, dal complesso di tale minuziosa disciplina, si deve con certezza desumere che i relativi adempimenti non possono formare oggetto della concessione a privati come prevista per taluni servizi postali dall’articolo 29 del dpr n. 156 del 1973 e dagli articoli da 121 a 148 del regolamento di esecuzione approvato con dpr n. 655 del 1982. Infatti, la “890” pone in capo all’Amministrazione postale tutti gli adempimenti del procedimento di notificazione, dalla accettazione (articolo 3), al recapito (articoli 7 e 8) alla spedizione dell’avviso di ricevimento del piego raccomandato. Perciò, secondo il Gdp, la esternalizzazione del servizio di gestione dei verbali tramite posta finisce con l’inserire nella procedura un soggetto privato, in assoluto contrasto con la natura e la finalità della notificazione che hanno carattere pubblicistico. Per tale riconosciuta violazione di legge, il giudicante ha ritenuto di potere disapplicare la delibera opposta.
       
 
Peraltro, il citato atto amministrativo era apparso illegittimo anche sotto il profilo della inosservanza della legge n. 675 del 1996 (sulla privacy) per la impropria ed indebita trattazione dei dati personali dei contravventori, che venivano, senza titolo e senza garanzie, messi a disposizione di terzi da parte del Comune. Al contrario, per la esternalizzazione di servizi in generale (ma soprattutto per il servizio di gestione di verbali che afferiscono a reati, sia pure depenalizzati), il fine pubblico della incombenza (cui si richiede una collaborazione esterna) deve essere perseguito nel rispetto delle norme stabilite dal dlgs n. 196 del 2003 il cui art. 18 disciplina le modalità e gli ambiti del trattamento dei dati personali da parte degli Enti Pubblici, mentre l’art. 29 stabilisce che il responsabile è designato dal titolare facoltativamente; che, se designato, viene individuato tra soggetti che per esperienza, capacità ed affidabilità forniscano idonea garanzia del pieno rispetto delle vigenti disposizioni in materia di trattamento, ivi compreso il profilo relativo alla sicurezza; che, ove necessario per esigenze organizzative, possono essere designati responsabili più soggetti, anche mediante suddivisione di compiti; che i compiti affidati al responsabile sono analiticamente specificati per iscritto dal titolare; che il responsabile effettua il trattamento attenendosi alle istruzioni impartite dal titolare che, pure tramite verifiche periodiche, vigila sulla puntuale osservanza delle disposizioni di cui al c. 2 e delle proprie istruzioni.
       
 
Il Giudicante non ha rinvenuto prova del rispetto, da parte del Comune, della normativa citata, che pure è cogente; e la delibera impugnata è stata ritenuta viziata per eccesso di potere, apparendo carente di motivazione in ordine alla determinazione delle spese. Insomma, l’ente avrebbe concretato un vero e proprio sviamento di potere, che si ha ogniqualvolta un provvedimento amministrativo venga di fatto emanato per raggiungere un fine diverso da quello specificamente stabilito dalla legge come istituzionale, proprio dell’atto stesso; ragion per cui lo sviamento si ravvisa in un uso anomalo che la P.a. fa dei poteri che la legge le attribuisce, nel senso che essa se ne serve per il perseguimento di fini diversi da quelli prescritti.

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