Velo OK e Speed check: sì, no, forse…

Ministero e Comuni non chiariscono bene se Velo OK e Speed check siano regolari, e come possano essere utilizzati

1 aprile 2014 - 6:00

Si infittisce il mistero dei finti autovelox: Velo OK e Speed check. Il 19 marzo, il ministro dei trasporti Maurizio Lupi è stato categorico: “I finti autovelox sono fuori legge e posso essere pericolosi. E il ministero che dirigo lo conferma”. Il fatto, secondo poliziamunicipale.it, è che il ministero dei Trasporti (che è l'organo tecnico di coordinamento della circolazione stradale) in verità ha sempre sostenuto il contrario. Ovvero che i manufatti porta autovelox, pur non essendo inquadrabili in nessuna tipologia prevista dalla normativa stradale, possono essere utilizzati come armadi di contenimento dei misuratori elettronici. E così i Comuni che volevano effettuare controlli di velocità nel centro abitato e scoraggiare la velocità eccessiva potevano installare qualche box porta autovelox. Con la presenza della pattuglia vicino al misuratore sarà quindi possibile utilizzare il manufatto per elevare sanzioni. Nel restante periodo di tempo l'armadio vuoto (ovvero senza autovelox) sarà un ottimo deterrente per gli autisti più spericolati. Poi, il 27 marzo, si è svolto un incontro fra il ministro dell'Interno Angelino Alfano, il ministro Lupi e il presidente dell'Anci (Associazione Comuni) Piero Fassino: i box autovelox essere installati e resi operativi soltanto se dotati di effettivi dispositivi di controllo.

È CAOS TOTALE – Sulla strada la polizia municipale non usa i pareri o gli accordi politici ma applica le norme. E al momento la questione dei box porta autovelox resta avvolta nel mistero per cui i vigili alzano le mani e attendono istruzioni normative. Poliziamunicipale.it, il portale tecnico della polizia locale, ritiene che le dichiarazioni rilasciate all'esito dell'incontro tra i ministri Lupi e Alfano e il presidente Anci, Piero Fassino, non siano sufficienti a risolvere le delicate questioni operative sottese. Sulla questione degli armadietti porta autovelox spetta ai ministeri mettere la parola fine alla questione. L'occasione è rappresentata dall'atteso decreto interministeriale che deve ancora essere diramato dall'entrata in vigore della legge 120/2010. La polizia locale non può applicare le dichiarazioni politiche durante gli accertamenti di polizia stradale. Servono disposizioni normative chiare che al momento non esistono, conclude il portavoce dei vigili.

ALTRE CRITICHE – Ancora più tagliente Maurizio Caprino, sul blog Strade sicure: “Una frasetta buttata come per caso lì, alla fine del comunicato che ‘chiude' le polemiche di queste settimane sulle multe per la sosta con ticket scaduto sulle strisce blu: ‘Quanto ai dissuasori di velocità – comunemente definiti autovelobox – appare evidente che possano essere installati e operativi soltanto dissuasori dotati di effettivi dispositivi di controllo'. Verrebbe da chiedersi che cosa ci fa in quel comunicato e che cosa significhi. In realtà, sembra proprio la retromarcia del ministro delle Infrastrutture, Maurizio Lupi, rispetto alla gaffe che ha fatto due settimane fa dicendo che i ‘finti autovelox' sono illegali”. In quella occasione, spiega Caprino, Lupi aveva smentito i tecnici del suo stesso ministero, facendosi influenzare da un servizio esagerato delle Iene, a sua volta “attivate” da polemiche abnormi sorte in provincia di Alessandria. Tanto era bastato per travisare i pareri ministeriali, secondo cui questi box di plastica che possono ospitare un rilevatore di velocità solo se c'è il vigile a presidiarli non sono previsti dal Codice della strada: i tecnici volevano dire che non ci sono particolari prescrizioni da rispettare se non quelle generali, qualcuno (Lupi compreso) ha capito che fossero vietati.

ALLA FINE… – Così Lupi, chiude Caprino, fa scrivere nel comunicato stampa l'unico vero vincolo che i tecnici avevano ritenuto che ci fosse. Ossia il fatto che quei box devono effettivamente essere utilizzati con una certa frequenza per ospitare e far funzionare rilevatori di velocità in funzione. Lo richiede il principio di credibilità della segnaletica (sui box sono riprodotte immagini di segnali di limite a 50 km/h e ci sono avvisi di controllo elettronico velocità): “Meglio non chiedersi chi poi stia a controllare se poi ciò accade davvero”… Insomma, molti annunci politici, un gran baccano disordinato in tv, e alla fine l'automobilista ne esce frastornato. La soluzione è un Codice della strada riformato, con un numero inferiore di articoli ma chiari e semplici, che non necessiti di decine di circolari ministeriali per capire se uno scatolotto arancione sia regolare o no: ci arriveremo mai? È dal 2010 che si attende la riforma del Codice della strada…

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