Vede la moto caduta ma non si ferma: è omissione di soccorso

Vede la moto caduta ma non si ferma: è omissione di soccorso La Cassazione condanna l'automobilista che aveva sottovalutato l'accaduto

La Cassazione condanna l'automobilista che aveva sottovalutato l'accaduto, vedendo il centauro rialzarsi da solo: fuga e omissione

7 Marzo 2013 - 11:03

La Corte di Cassazione, sez. IV penale, con la pronuncia n. 5510, depositata il 4.2.2013, conferma l'indirizzo restrittivo che Piazza Cavour ha ormai da molti anni, nei confronti di chi, coinvolto in un incidente stradale, non si ferma a prestare soccorso e a fornire i propri dati.
Nel caso di un automobilista che non si sarebbe accorto di aver urtato un motociclista in curva, ma che ha poi affermato di averlo visto nello specchietto che si rialzava, gli Ermellini rigettano il ricorso e confermano la condanna ai sensi dell'art. 189 C.d.S.: l'asserita mancanza di urto non rileva, come non rileva l'apparente assenza di danni fisici, è invece necessario sempre fermarsi quando un incidente è in qualunque modo riconducibile al proprio comportamento, per mettersi a disposizione e comunicare i propri dati.

IL MOTOCICLISTA SEMBRA ILLESO, L'ALTRO CONDUCENTE SE NE VA –  Chissà, forse è in qualche modo conseguenza della fisiologica avversione tra automobilisti e motociclisti; certo è che non di rado la Giurisprudenza si occupa di automobilisti che non si fermano a soccorrere motociclisti caduti nei pressi della loro auto. La ricostruzione fatta dall'automobilista nel caso esaminato dalla sentenza in commento è, come sempre in questi casi, tesa a dimostrare l'inconsapevolezza dell'imputato dell'essere stato coinvolto in un incidente stradale. Per questo il ricorrente ha cercato di dimostrare che, ai suoi occhi, si è trattato di un motociclista che è caduto da solo, per imperizia, e che, tra l'altro non si era fatto niente, visto che si è subito rialzato. Né il Tribunale, né la Corte d'Appello avevano creduto all'automobilista, e ora la Cassazione mette la parola fine sulla vicenda, condannando il ricorrente per i reati di fuga e omissione di soccorso. D'altronde, l'elemento soggettivo del reato ricorre ogni volta che “l'utente della strada al verificarsi di un incidente – idoneo a recar danno alle persone e riconducibile al proprio comportamento – ometta di fermarsi per prestare un eventuale soccorso, non necessario per contro essendo che il soggetto abbia in concreto constatato il danno provocato alla vittima”. Fatale all'automobilista imputato è stata la dichiarazione di aver visto nello specchietto il centauro caduto che si rialzava. Da tale consapevolezza avrebbe dovuto discendere un comportamento diverso, non basta confidare nel fatto che non si tratti di nulla di grave, o ritenere di non aver alcuna responsabilità nell'evento.

L'OMISSIONE DI SOCCORSO, UN REATO DAI CONFINI INCERTI –  Ogni giorno sulle strade d'Italia migliaia di macchine e moto collidono, o urtano pedoni. In alcuni casi i danni sono evidenti e solo persone incoscienti o criminali non si fermano a fare tutto ciò che possono per aiutare le persone coinvolte. Quando si parla di “omissione di soccorso”, tutti pensano subito ai pirati della strada che falciano pedoni o ciclisti e scappano. Però ci sono casi più “grigi”, più ambigui. Ad esempio quei casi in cui un'auto, a passo d'uomo, urta un pedone, che si arrabbia moltissimo, manda a quel paese il conducente, ma visibilmente non si è fatto nulla. Oppure casi in cui una moto sbuca da una curva trovandosi dei pedoni in mezzo alla strada che scartano velocemente, mettendosi in salvo, apparentemente senza urti o danni. In casi del genere, è bene ricordarlo, abbandonare la “scena del delitto” espone il conducente al rischio di denuncia per omissione di soccorso. Al di là dei casi più chiari, e condividendo ovviamente la severità delle norme sull'omissione di soccorso, viene da chiedersi quando, essendo coinvolti in un evento in qualche modo definibile come incidente stradale, possiamo lasciar perdere e allontanarci. In teoria, mai. Anche quando non abbiamo alcuna responsabilità, e ci sembra che non sia successo praticamente nulla, sarà sempre meglio scendere dal veicolo e rendersi disponibili a dare i propri dati e a chiamare i soccorsi. Al di là degli ovvi obblighi morali, civili e giuridici di soccorrere chiunque ne abbia bisogno, valga questo principio: meglio una grana con l'assicurazione che un procedimento penale a carico.

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