Unione petrolifera: da tagliare fra 5.000 e 8.000 impianti

In Italia bisognerebbe tagliare fra i 5.000 e gli 8.000 impianti per la distribuzione di carburanti sui 23.000 totali: lo dice l'Unione petrolifera

22 giugno 2012 - 7:13

Qual è la ricetta per abbassare il prezzo della benzina? Fra le varie soluzioni, il presidente dell'Unione petrolifera (UP), Pasquale De Vita, dice che bisognerebbe tagliare fra i 5.000 e gli 8.000 impianti per la distribuzione di carburanti.

TROPPI PUNTI VENDITA – Secondo De Vita, “si parla spesso della necessità di interventi strutturali: oltre al self service, si dovrebbe prevedere anche un taglio del numero dei punti vendita che oggi, oggettivamente, sono troppi rispetto alle esigenze di consumo. Una rete adeguata per il nostro Paese potrebbe essere di 15.000-18.000 impianti, a fronte dei circa 23.000 attualmente in funzione, che fanno della nostra rete la più numerosa a livello europeo”. De Vita sostiene che oggi ci siano tutti gli strumenti, anche per le Regioni, per chiudere quelli incompatibili: “Le aziende potrebbero puntare su quelli più moderni e di maggiori dimensioni. Tutto ciò avrebbe un costo sociale che dobbiamo considerare e minimizzare”.

BOLLETTA ENERGETICA RECORD – Nel 2011, l'UP fa sapere che, a causa delle quotazioni petrolifere in rialzo, la bolletta energetica è arrivata al livello record di 62,7 miliardi (+18,4%). Il rafforzamento del dollaro sull'euro porterà nel 2012 un ulteriore aumento fino a 66-66,5 miliardi. Cresce la bolletta petrolifera italiana, che nel 2011 è aumentata del 22,2%, a 34,7 miliardi di euro; e per l'anno in corso, ha spiegato De Vita, “malgrado il calo dei consumi, salirà a 36,7 miliardi”. La crisi del settore raffinazione, inoltre, non accenna a diminuire: “Le prospettive sono sempre più fosche con circa 7.500 posti di lavoro a rischio”. Secondo De Vita, “occorre ridurre ancora la capacità, che è in eccesso del 20-25% e su quello che rimane occorre fare grossi investimenti. In Italia abbiamo 16 raffinerie e capacità in eccesso che deve essere cancellata”.

FISCO – Stando all'Unione petrolifera, nel 2011 le entrate fiscali complessive derivanti dai prodotti petroliferi sono stimate a oltre 37,7 miliardi, in crescita del 7,4% rispetto al 2010. Il gettito complessivo delle accise è salito di 710 milioni (+3%), quello dell'IVA di 1,9 miliardi (+16,2%).
Lo scorso anno, le aliquote di accisa relative ai principali carburanti hanno subito un incremento del 24,8% per la benzina e del 40,2% per il diesel, aumentando rispettivamente da 0,564 a 0,704 euro al litro e da 0,423 a 0,593 euro al litro.

SCONTI – In merito alla guerra degli sconti di questi giorni, De Vita ha detto che “l'Unione petrolifera su quella che è la politica commerciale delle aziende naturalmente non entra, per cui le aziende sono libere di mettere in campo le loro iniziative. Di certo questi sconti aiutano i consumatori, perché cosi possono trovare le condizioni più favorevoli”. Il contrario di quanto affermato dall'Assopetroli, che aveva gridato allo scandalo chiamando in causa l'Antitrust. La posizione dell'Unione petrolifera ci trova perfettamente d'accordo: è assurdo e paradossale che appena si attiva una sana concorrenza è paradossale si chiami in causa l'Antitrust, il quale al contrario favorisce la libertà del mercato a beneficio dei consumatori.

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