UberPop Milano, prime auto confiscate

Arrivano le prime confische per le auto UberPop, il servizio di car sharing con auto private

10 giugno 2014 - 9:00

Ecco le prime confische delle auto UberPop. SicurAUTO.it ci aveva visto giusto, interpretando correttamente le parole del ministro dei Trasporti Lupi: “Uber sì, UberPop no“. Uber, infatti, è l'applicazione che consente di chiamare via smartphone o via tablet un'auto con autista, ossia un'auto NCC, noleggio con conducente su berlina nera. Uberpop, invece, ne è l'evoluzione: l'applicazione che permettere a ciascuno di utilizzare la sua auto come una sorta di taxi. Per Lupi, Uber rispetta le regole, UberPop no.

I PRIMI DUE – E così, dopo gli strali del ministro, sono scattate a Milano le prime confische di veicoli per esercizio abusivo della professione, venerdì, ai danni di due autisti legati a Uberpop. Venerdì mattina, poco dopo le 10, riporta il corriere.it, gli agenti di polizia locale della pattuglia Freccia 1 del Radiomobile hanno intercettato una Toyota Yaris che viaggiava da viale Monte Nero al padiglione Besta in via Celoria, trasportando un malato. Per un italiano di 40 anni, confisca del veicolo, ritiro della patente (12-18 mesi) e multa a discrezione del prefetto (da 1.700 a 7.000 euro). In serata, il secondo sequestro: l'autista abusivo era un monzese, al volante di una BMW nera di lusso, fermato in via Osoppo mentre era diretto in via Manzoni.

LA DIATRIBA – Secondo Uber, Pop “è un servizio privato e tra privati, organizzati come un gruppo chiuso di utenti che condivide l'auto”. Quindi gli introiti degli autisti, stando all'app californiana, vanno interpretati come un rimborso spese calcolato in base alle tabelle dell'ACI: ricordiamo che Uber trattiene il 20%. Ma, almeno per quanto riguarda UberPop, definibile anche come car sharing peer-to-peer (il processo con cui un proprietario di un'auto mette il proprio veicolo a disposizione degli altri in affitto per brevi periodi di tempo), ministero dei Trasporti, Comune di Milano e Regione Lombardia non sono d'accordo. Vedremo se e come si arriverà a un patto, magari basato su una rivisitazione della normativa, alla luce delle varie evoluzioni tecnologiche. Anche per venire incontro alle esigenze dei consumatori, ma sempre nel massimo rispetto della sicurezza stradale.

LA POSIZIONE DEL MINISTRO – E perché Uberpop non rispetterebbe le norme? Il ministro ha già risposto con una domanda retorica: “Chi garantisce che, se una mamma o una figlia usano UberPop come applicazione, colui che le va a prendere a fronte di un prezzo più basso abbia l'assicurazione della sua macchina? Chi garantisce se sia abilitato a guidare quella macchina? Chi garantisce se non guidi in stato di ebbrezza? Chi dà la garanzia che quel servizio sia effettivamente un servizio pubblico efficiente e chi si assume la responsabilità di questo?”. Si tratta di un servizio pubblico non di linea con corrispettivo di pagamento: per Lupi, devono esserci gli elementi previsti dalla legge perché i soggetti esercitino: “Non è che un ragazzo solo perché ha tre ore di tempo può esercitare quella professione. Per esercitare quella professione, deve dare garanzie come tutti gli altri lavoratori fanno”. Ecco le parole di Lupi sul suo blog: “Uber faccia tutti i ricorsi che vuole, se lo ritiene. Il decreto attuativo del comma 1 dell'articolo 28 della legge 2008 non fa che esplicitare ulteriormente le modalità in cui deve svolgersi il servizio di noleggio con conducente, ma il quadro normativo è già chiarissimo: il servizio di trasporto pubblico può essere esercitato da due soggetti, i taxi e, appunto, il noleggio con conducente. Pertanto Uber, e qualsiasi altra applicazione Internet, a prescindere dal nome, è legale fino a quando rispetta le regole previste per il noleggio auto con conducente, mentre UberPop non può essere considerata alla stessa stregua: in nessun Paese civile si può tollerare che chiunque si improvvisi conducente pubblico senza che possa fornire tutte le garanzie del caso, dalla licenza all'abilitazione professionale fino all'assicurazione”.

SCIOPERO INTERNAZIONALE – Nel frattempo, mercoledì 11 giugno, ci sarà uno sciopero internazionale dei tassisti, contro Uber. I taxi di Milano i fermeranno il servizio in contemporanea con Londra e Berlino, Barcellona e Parigi. I motivi? Per i tassisti, Uber fa concorrenza sleale, non rispetta le regole su orari, tariffe e tassazione che la legge italiana prevede per il servizio pubblico: “Le vetture non partono dalle rimesse ma dalle strada, in questo modo andando contro la legge 21/1992 che distingue i taxi dai noleggiatori. Il loro cosiddetto tassametro, gestito dalla sola azienda, non è piombato come i tassametri veri e propri, le bilance dei salumieri e tutti gli strumenti di misura utilizzati nel commercio. Inoltre, i driver non devono superare i controlli richiesti ai tassisti”.

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