UberPop: il nuovo car sharing Uber peer-to-peer

UberPop: Uber annuncia un nuovo servizio. Che scatena le polemiche

9 maggio 2014 - 12:00

Per prima cosa, vediamo di che parliamo: car sharing peer-to-peer. È una nuova forma di mobilità cittadina, in fase di graduale diffusione: il processo con cui un proprietario di un'auto mette il proprio veicolo a disposizione degli altri in affitto per brevi periodi di tempo. Comincia ad attrarre il cliente finale. Lo conferma uno recentissimo studio Deloitte-Aniasa (Associazione nazionale industria dell'autonoleggio e servizi automobilistici di Confindustria). Chiaro che a spingere verso forma come il car sharing (“auto in condivisione”) o il peer-to-peer sia anche la crisi: mancano i soldi per un mezzo privato (sempre più costoso anche in termini di manutenzione, carburante, parcheggio, senza dimenticare balzelli come l'Area C di Milano), e si cerca una valida soluzione. Ma a scatenare le polemiche è il peer-to-peer di Milano, raccontato da wired.it: leggete le righe in basso.

MILANO CAPOFILA – Ancora una volta, è Milano il laboratorio di queste forme di mobilità. Dopo il car sharing, dopo Uber (noleggio con conducente), la stessa Uber vuole lanciare il servizio UberPop. Con l'applicazione tradizionale di Uber, gli utenti potranno decidere se chiamare un'automobile con conducente (Uber Black) o se affidarsi alla nuova opzione di car sharing peer-to-peer: in questo secondo, a prelevarli sarà un altro utente che si trova nei paraggi. Un utente che ha dato a Uber la disponibilità ad agire come guidatore.

QUANTO COSTA – Il prezzo base è di 2 euro e 50 centesimi (5 per il servizio Uber Black), 49 centesimi al minuto con un prezzo minimo di 5 euro. Contro i 29 centesimi del car sharing tradizionale (senza autista, la macchina la guidi tu) di Car2go e i 25 centesimi di Enjoy. Uber trattiene il 20%. “Abbiamo calcolato il prezzo in base alle indicazioni sul rimborso spese dell'ACI”, dice Benedetta Arese Lucini, Regional manager di Uber in Italia. Una novità sbarcata nelle ultime settimane anche a Bruxelles, Parigi, Berlino e Barcellona: “Vogliamo applicare l'economia collaborativa agli spostamenti e pensiamo che Milano abbia bisogno di più alternative per accogliere l'affluenza attesa durante Expo 2015. Controlliamo tutti i documenti della macchina, patente e assicurazione, che deve coprire anche il passeggero, e ci assicuriamo che la fedina penale sia pulita”, tiene a sottolineare la Arese Lucini. Per quel che riguarda l'assicurazione, nello specifico Uber offre la copertura di tutti danni eventualmente non compresi nel contratto del guidatore. Per diventare autisti, gli utenti devono sottoporre la propria candidatura al portale partners.uber.com. Occhio però: a Bruxelles è già scattato il divieto e multe di 10.000 euro (a Uber) ogni volta che una vettura viene pizzicata a caricare passeggeri dietro l'egida di UberPop. Conclude la Arese Lucini: “Abbiamo già comunicato al Comune di Milano la nostra intenzione di introdurre un nuovo servizio”.

IL COMUNE DI MILANO: “È ISTIGAZIONE A DELINQUERE” – Durissima la reazione del Comune di Milano a questa novità: “È istigazione a delinquere”. UberPop viene definito “un progetto irresponsabile” dagli assessori alla Sicurezza Marco Granelli e alla Mobilità Pierfrancesco Maran: “Questa novità espone tutte le persone che decideranno di farsi pagare per fare il tassista abusivo, magari in buona fede alla confisca del veicolo, a una sanzione amministrativa di 1.761 euro, e alla sospensione della patente da quattro a dodici mesi, così come previsto dal Codice della strada. Bisogna distinguere in maniera chiara un'organizzazione di car pooling, che porta a un'equa condivisione delle spese tra i passeggeri anche tramite app, da iniziative a fini di lucro (sia per la app, sia per l'autista), che nulla hanno a che vedere con la sharing economy”. Gli assessori si rivolgono al ministro Lupi. “Il problema riguarda Milano così come tutte le altre grandi città italiane ed europee: per questo chiediamo al ministro Lupi di ricevere lAnci (l'Associazione dei Comuni) per confrontarsi sulle possibili soluzioni. Il sistema di leggi vigente non affronta le nuove opportunità che le tecnologie offrono alla mobilità e, nel contempo, non garantisce più la protezione dei diritti di chi oggi eroga regolarmente il servizio pubblico di taxi e il servizio di noleggio con conducente. Ci piacerebbe che la futura città metropolitana avesse pieno titolo di legiferare in tematiche come questa, cosa che a oggi non è possibile, ed è per questo che serve che il Governo non ignori il tema”.

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