Tutele dei vigili: è polemica

Tutele dei vigili: è polemica Manca chiarezza sull'equo indennizzo e sull'uso legittimo degli strumenti di difesa da parte dei vigili

Manca chiarezza sull'equo indennizzo e sull'uso legittimo degli strumenti di difesa da parte dei vigili

20 Giugno 2014 - 09:06

Di problemi per i vigili italiani si parla da un pezzo, però adesso Poliziamunicipale.it di Stefano Manzelli scatena una forte polemica. Come dichiara a SicurAUTO.it, “l'agenda del Governo è densa di impegni e di annunci, ma della polizia locale non se ne parla. Solo quando la situazione si complica, ci si rende conto dell'importanza di queste tutele normative”. Sostanzialmemte due le questioni: l'equo indennizzo e l'uso delle armi. “Prima della riforma la polizia locale ha bisogno di chiarezza sui propri diritti fondamentali. Basta ruoli ambigui, ci dicano finalmente se siamo impiegati o polizia”.

EQUO INDENNIZZO DI CHE SI TRATTA – Manzelli mette subito il dito nella piaga: “Da qualche anno gli operatori della municipale sono discriminati rispetto alle altre forze di polizia, perché il Governo Monti ha eliminato l'equo indennizzo assimilando i vigili agli impiegati dell'anagrafe”. E che cos'è l'equo indennizzo? Con la Manovra Monti del 2011, è stata disposta l'abrogazione degli istituti relativi all'accertamento: della dipendenza dell'infermità da causa di servizio; dell'equo indennizzo; del rimborso delle spese di degenza derivanti da causa di servizio; della pensione privilegiata. L'equo indennizzo è una somma di denaro che viene corrisposta al dipendente, a seguito del riconoscimento della causa di servizio, il cui ammontare è rapportato all'entità della menomazione dell'integrità fisica e allo stipendio al momento della domanda iniziale. Al riconoscimento della causa di servizio non consegue sempre la concessione dell'equo indennizzo. Difatti, perché possa concedersi l'equo indennizzo, oltre al riconoscimento della causa di servizio, occorre che: dall'infermità o lesione sia derivata un'invalidità di grado apprezzabile, cioè una menomazione dell'integrità fisica ascrivibile a una delle categorie di cui a determinate tabelle A; tale menomazione si sia definitivamente stabilizzata; la relativa domanda di riconoscimento della causa di servizio sia stata presentata entro sei mesi dalla data in cui si è verificato l'evento dannoso o da quella in cui l'interessato ha avuto conoscenza dell'infermità; il dipendente abbia presentato un'apposita domanda di equo indennizzo.

IL SECONDO PROBLEMA – Evidenzia ancora Manzelli di poliziamunicipale.it: “Nella malaugurata ipotesi di un episodio violento che coinvolge un agente di polizia locale, magari con uso necessario delle armi, attualmente la polizia locale rischia grosso. Mancando chiarezza sul porto di pistola e sull'uso legittimo degli strumenti di difesa da parte dei vigili urbani, è ovvio che la polizia municipale è operativamente molto debole. Oppure temeraria e inconsapevole dei rischi a cui si espone portando una divisa di polizia senza avere un chiaro riconoscimento dallo Stato in tal senso”. Infatti, la legge quadro sull'ordinamento della polizia locale/municipale (1986) stabilisce che gli addetti al servizio di polizia municipale ai quali è conferita la qualità di agente di pubblica sicurezza possano, previa deliberazione in tal senso del consiglio comunale, portare, senza licenza, le armi, di cui possono essere dotati in relazione al tipo di servizio, nei termini e nelle modalità previsti dai rispettivi regolamenti, anche fuori dal servizio, purché nell'ambito territoriale dell'ente di appartenenza e nei casi previsti dalla stessa legge. Le modalità e casi sono stabiliti, in via generale, con apposito regolamento approvato con decreto del ministro dell'Interno. Emanato nel 1987. Ha stabilito le norme concernenti l'armamento degli appartenenti alla polizia municipale ai quali è conferita la qualità di agente di pubblica sicurezza. Il provvedimento stabilisce che l'armamento in dotazione agli addetti al servizio di polizia municipale in possesso della qualità di agente di pubblica sicurezza è adeguato e proporzionato alla esigenza di difesa personale, in relazione al tipo di servizio prestato. È necessario chiedersi se la scriminante “Uso legittimo delle armi” del Codice penale operi anche per gli addetti al servizio di polizia locale/municipale. Oppure se per gli stessi operi unicamente, in riferimento all'utilizzo dell'arma, la scriminante “difesa legittima” del codice penale. La parte maggioritaria dei commentatori e autorevoli giuristi ritengono applicabile la scriminante dell'uso legittimo delle armi anche agli operatori di polizia locale/municipale considerando che il temine pubblico ufficiale riguarda i pubblici ufficiali appartenenti alla forza pubblica, quindi gli organi della polizia dello Stato o locale dotati di una propria organizzazione e armi.

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