Truffa sulle patenti a punti. Il mercato nero va sul web

ROMA, 24 gennaio 2007 - "Causa incidente propria auto e conseguente bisogno di soldi per riparazione vendo punti patente a chi ne fa richiesta". Sembra uno scherzo, ma è la realtà. Il messaggio,...

26 gennaio 2007 - 10:55

ROMA, 24 gennaio 2007 – “Causa incidente propria auto e conseguente bisogno di soldi per riparazione vendo punti patente a chi ne fa richiesta”. Sembra uno scherzo, ma è la realtà. Il messaggio, apparso in un sito internet di annunci il 3 gennaio scorso e 'visitato' da oltre 200 persone, lascia intendere un vero e proprio mercato nero: automobilisti che hanno un'estrema urgenza di 'ricaricare' la loro patente cercano qualcuno che di punti ne abbia da vendere. In cambio del denaro il 'venditore' fornisce i suoi dati e si accolla la responsabilità dell'infrazione. Basta un click, dunque, e il problema è superato.

“Ho assoluta necessità di utilizzare la vettura per lavoro e sulla mia patente rimangono solo 2 punti – recita un altro annuncio -. Ho appena preso una multa che ne vale 4 e sono disperato. Cerco qualcuno che accetti di dichiarare che era alla guida della mia macchina al momento dell'infrazione. Per il valore del disturbo, discutiamone!”. Certamente se ne discute, ma sta di fatto che la pratica è assolutamente illegale. Se si viene scoperti a vendere i propri punti infatti, secondo quanto previsto dall'articolo 483 del codice penale, si può incappare in una denuncia per falso con una possibile condanna da tre mesi a due anni.

Che non si tratta di uno casi isolati, del resto, lo prova la denuncia dello stesso ministro dei Trasporti, Alessandro Bianchi. La patente a punti – ha dichiarato nel novembre scorso – “l'abbiamo in qualche modo assorbita e ci siamo predisposti per aggirarla. Ci sono molti modi di aggiramento, come la vendita di punti via internet”. Vendita che, secondo un'inchiesta di Quattroruote, frutta anche parecchi soldi. Le quotazioni di questo mercato nero sono infatti piuttosto care: vanno dai cento euro per un solo punto ai 500 euro di chi ha commesso un'infrazione che comporta la sospensione della patente.

Ma non c'è solo il web: vista la gravità del reato, per non rischiare di essere scoperti la maggior parte delle transazioni avviene fra amici, attribuendo le infrazioni a persone anziane che ancora dispongono della patente, ma ormai non guidano praticamente più. Non si tratta comunque di un fenomeno solo italiano: nei paesi in cui la patente a punti è in vigore da più tempo, sono state svolte diverse indagini.

In Germania, per esempio, due anni fa fu scoperto un traffico di punti con una sessantina di cittadini rumeni che vendevano 'ricariche' ad altrettanti automobilisti tedeschi, a un valore medio che la magistratura aveva stimato in 300 euro.
Insomma, siamo difronte all'ennesima falla nel “sistema patente a punti che già nei giorni scorsi aveva ricevuto durissimi attacchi. In una recente intervista a Repubblica, lo stesso Ministro dei trasporti ci aveva dichiarato che “Quello della patente a punti è stato uno strumento che ha avuto grande efficacia, ma che oggi sta mostrando tutti i suoi limiti. Gli automobilisti ormai sono smaliziati e hanno capito che è fin troppo facile recuperare quelli persi. E poi non c'è razionalità nella sottrazione di punti fra infrazioni gravissime e altre meno. Quindi modificheremo il meccanismo introducendo molti mesi di sequestro, sia dell'auto che della stessa patente per i reati più gravi”.

E, fatto ancor più eclatante, alla domada se a questo punto si dovranno saltare del tutto il meccanismo dei punti, il ministro rispose: “Per alcune infrazioni si: il calcolo non sarà più di quanti punti saranno sottratti, ma di quanti mesi il pirata della strada dovrà fare a meno di auto e patente. Proprio seguendo la stessa logica che tiene lontana i facinorosi dagli stadi: stiamo mettendo a punto un sistema che dia certezza della pena e che costituisca un forte deterrente a commettere alcune scorrettezze al volante”.

Insomma, pare proprio evidente che il “sistema punti” abbia i giorni contati. Perfino chi lavora tutti i giorni “al fronte” della sicurezza stradale, avanza forti dubbi: Antonio Giannella, direttore servizio Polizia Stradale, ci ha dichiarato la scorsa settimana che “La patente a punti sembra non funzionare più. Non è proprio da buttare no, ma quasi. All'inizio funzionava benissimo, poi c'è stata una forma di assuefazione. Ma si possono fare molte riflessioni sulle modifiche da introdurre”.
“Riflessioni” che ora diventano sempre più urgenti…

http://ilrestodelcarlino.quotidiano.net/art/2007/01/24/5458314

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