Truffa De Tomaso: fondi pubblici andati in fumo

Salgono a sette gli arresti nell'inchiesta sulla truffa dei fondi pubblici destinati alla De Tomaso

6 febbraio 2013 - 9:00

Finanziamenti pubblici erogati alla De Tomaso: nuovi arresti nell'ambito dell'inchiesta della Guardia di finanza di Torino. Ieri mattina, il Gip Francesca Christillin – su richiesta dei Pm Alberto Perduca e Vincenzo Pacileo – ha eseguito le misure di custodia cautelare per Massimiliano Alesi, l'ex direttore generale dell'azienda dichiarata fallita dal Tribunale di Livorno, e Giuliano Malvino, procuratore speciale della Tas, società cuneese incaricata dalla Casa automobilistica di attività di enginnering e sviluppo tecnico di auto. L'accusa? Concorso in truffa aggravata ai danni dello Stato. 

SOLDI PERSI – L'inchiesta riguarda i corsi di formazione che lo scorso luglio portò all'arresto dell'imprenditore Gian Mario Rossignolo (foto). I magistrati contestano ad Alesi e Malvino di aver ricoperto un ruolo importante nell'indebita percezione e nell'illecito utilizzo dei fondi pubblici: sono 13 milioni di euro arrivati all'azienda automobilista torinese per finanziarie corsi di formazione professionale (7 milioni e mezzo) e per il progetto Univis, finalizzato all'allestimento di nuove linee produttive (5 milioni e mezzo). Alesi avrebbe intascato parte del finanziamento legato alla formazione, sottraendo fondi per circa un milione di euro mediante il pagamento di fatture false emesse nei confronti della De Tomaso da società di comodo a lui riconducibili. Malvino, invece, è coinvolto nella vicenda Tas, società che avrebbe emesso fatture gonfiate nei confronti della Te Domaso, pagate con fondi erogati dalla Regione Piemonte. Parte del denaro è stato poi restituito alla holding dei Rossignolo, proprietaria dell'azienda automobilistica, attraverso degli aumenti di capitale in realtà mai realizzati e la stipula di contratti fittizi di cessione e di utilizzo del marchio Fissore.

LA VICENDA – Così, diventano sette gli arresti delle Fiamme gialle torinesi nell'ambito dell'inchiesta De Tomaso. Oltre al patron, nei mesi scorsi sono infatti finiti in manette il figlio e amministratore dell'azienda Gianluca Rossignolo, il manager Claudio Degrate e due consulenti, Ramon Rotini e Christian Limonta. Quella che doveva essere un rilancio aziendale, s'è concluso malissimo. Nell'autunno 2009, l'imprenditore Gian Mario Rossignolo aveva comprato il marchio De Tomaso grazie a un accordo con la Regione Piemonte, proprietaria dello stabilimento ex Pininfarina, per la produzione di nuovi modelli (Deauville e una sportiva erede della Pantera), salvando il posto di lavoro di 1.100 operai. Rossignolo avrebbe dovuto ricevere dal Piemonte una copertura finanziaria per 18 milioni di euro. Poi venuta a mancare. Le indagini sono iniziate nella primavera 2012, quando fu annunciato l'arrivo di nuovi soci cinesi che indussero la Guardia di finanza a mettere la lente d'ingrandimento sulla fideiussione relativa ai corsi di riqualificazione era falsa. Di fatto, nessun passo avanti: nel luglio 2012, la De Tomaso è stata dichiarata fallita; per i circa 1.100 lavoratori dipendenti è stata decisa la cassa integrazione straordinaria dovuta a fallimento e, per i Rossignolo e alcuni loro collaboratori sono scattate le misure cautelari della magistrature. Ma vogliamo chiudere con una nota positiva: l'ammiraglia Quattroporte verrà prodotta nell'ex stabilimento Bertone a Grugliasco con una cadenza di 135 unità al giorno, una buona notizia sul piano occupazionale. “L'intenzione – ha puntualizzato Luca Dal Monte PR Maserati – è di commercializzarne 80.000 nei prossimi otto anni con un picco nel 2013 di 13.000 vendite. I primi esemplari andranno sul mercato cinese, poi Europa e Usa entro metà del prossimo anno”.

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