Treviso – Bici, casco d'obbligo solo per i minori

Più che una nuova norma del codice della strada, ai ciclisti sembra una minaccia. Il casco obbligatorio in bicicletta spaventa e trova oppositori ovunque: si passa dallo «speriamo di no» ai ...

29 aprile 2010 - 14:48

Cresce la perplessità sul nuovo Codice della Strada. I vigili: «Sarà dura convincere adulti e anziani»

Più che una nuova norma del codice della strada, ai ciclisti sembra una minaccia. Il casco obbligatorio in bicicletta spaventa e trova oppositori ovunque: si passa dallo «speriamo di no» ai più risoluti «mai!», ma da Roma sembra manchi poco al via libera della sua introduzione.

Gli esperti del settore non hanno dubbi sulla sua importanza, in attesa degli sviluppi dettati dal ministro Matteoli: casco sì, senza riserve. Andrea Lenzini, titolare di un'attività in viale IV Novembre, accoglie la novità con sorpresa: «Dovrò rifornirmi di caschi per adulti, non ne ho mai venduto uno». I genitori, invece, per i bambini da due anni in su lo acquistano sempre più di frequente, sia per chi già sale autonomamente in sella, sia per chi siede ancora sui seggiolini anteriori e posteriori. La bici viene percepita come sicura perché va piano: «Mediamente la velocità è fra gli 8 e i 12 chilometri all'ora – aggiunge -, chi va di fretta arriva a 18, con le bici elettriche si raggiungono i 24. Ma bisogna fare sempre grande attenzione, ho assistito a frontali fra biciclette, e proprio poco fa due ragazzine si sono tamponate sotto il sottopasso ferroviario, hanno rischiato grosso».

Nessuna conseguenza, ma gli incidenti sui pedali non sono così rari come si pensa: lunedì mattina l'ennesimo sinistro, vittima una ciclista che ha sbattuto contro la portiera di un'auto. «Ritengo il casco una protezione molto utile, ma dev'essere introdotto senza accelerare i tempi – commenta infine – . Magari iniziando con l'obbligatorietà per i minori, ed estendendola gradualmente a tutti». I prezzi non sono inaccessibili: 15 euro per i bambini, una trentina per gli adulti. La comandante della polizia locale di Treviso, Federica Franzoso, ancora prima di dove applicare concretamente il provvedimento, prevede una bella lotta: «Sarà più dura che con il casco per i ciclomotori ». Perché se è vero che in moto veniva giustificato dall'alta velocità, per le bici vale esattamente l'opposto, i percorsi sono brevi e urbani, in parte su piste ciclabili. Dal punto di vista culturale l'intervento educativo in favore del casco non è facile da accettare. «In particolare fra la popolazione più anziana – commenta la comandante -. Per chi applica le regole sin da bambino è più semplice mentre proprio gli anziani, che in alcuni casi dimostrano poca stabilità quando vanno in bicicletta, sarebbero i primi a doversene dotare. I cittadini devono autoconvincersi dell'importanza di indossare il casco».

Nella foto una ciclista caduta e ferita a Treviso

 

fonte – corrieredelveneto.corriere.it

1 commento

Paolo
8:13, 30 aprile 2010

E' chiaro che una regolamentazione circa l'uso della bicicletta sia necessario, ma è pure chiaro che sarà da fare una distinzione: ma ve le vedete le signore (mamme e nonne) di 70-80 anni con il casco??
Piuttosto chiedo ai ciclisti professionisti e non di essere onesti, di utilizzare le piste ciclabili là dove sono state create, di non andare accoppiati o a gregge soprattutto su strade di traffico sostenuto.

Il rispetto delle regole della strada riguarda tutti ed è segno di civiltà tanto quanto l'uso della bicicletta per non inquinare.

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