Tre ore in giro per Milano Così avrei perso due patenti pedalando da “pirata”

Meno 41 punti dalla patente. In tre ore in giro per le strade di Milano si può perdere la patente due volte abbondanti. Si può, ma non succede. Perché per ora i ciclisti non li punisce nessuno....

6 luglio 2009 - 8:43

Meno 41 punti dalla patente. In tre ore in giro per le strade di Milano si può perdere la patente due volte abbondanti. Si può, ma non succede. Perché per ora i ciclisti non li punisce nessuno. Per capirlo basta arrivare un giovedì sera in una piazza del centro di Milano e unirsi alla Massa Critica. Chi li ha incontrati spera che non gli capiti di nuovo, perché li considera una banda di ciclisti rissosi, di pirati della strada a due ruote, che gira di notte senza meta. Ma con un unico scopo: rompere le scatole a chi va in macchina e in scooter, in taxi e in autobus; a chi va a motore, insomma. Sono la punta estrema ed estremista di chi si muove in bici per la città e crede di essere sopra le regole e fuori dalla legge. Chi decide di passare una serata con loro sale in sella e sa di umiliare ogni record di infrazioni al codice della strada. Sa anche che nessuno gli dirà niente, che non sarà punito.

Si comincia. Ti trovi al centro dell’area pedonale, in mezzo a un bivacco di gente che beve birra e altro, fuma sigarette e altro, e non smette un attimo di pedalare a zig zag, strimpellando campanelli più potenti dei clacson dei tir e «intrattenendo» te e tutti con fischietti, megafoni, sterei, trombe e campane. Area pedonale in bici: meno 4.

Primo colpo di pedale e sei appena passato col rosso al semaforo di piazza Duomo, davanti ai vigili. Ma lo fanno tutti, nessuno dice niente, e allora pedali lungo la pista ciclabile (inaugurata in quel momento) di corso Vittorio Emanuele. Segui i capogruppo, biker convinti, anzi di più, veri fanatici che, dall’alto del loro risciò, fanno da apripista. Non li perdi di vista, anche se devi stare attento a non scontrarti con chi sfreccia in mountain bike e a quelli in tandem che, intenti a parlare, vanno a caso, senza una direzione precisa. Così ti trovi a far il pelo ai passanti, a salire per un tratto sul marciapiede e a tagliare tu stesso la strada agli altri.

Intanto inizi ad aver sete e non sei il solo: per terra segnano il percorso bottiglie e lattine vuote. Almeno in questo la vecchia Graziella ti aiuta: grazie al cestello dietro riesci a non essere vandalo del tutto. Non che ti salvi così, perché in due ore e mezzo di tragitto, nolente o volente, ne hai già infrante di regole. Hai pedalato in mezzo a viali, corsi, vie, occupando (invadendo) tutto lo spazio disponibile, da un marciapiede all’altro, a volte salendo pure sul marciapiede. Meno 10.

Sei andato contromano (meno 4), non hai dato mezza precedenza (meno 5), non hai fatto attraversare i pedoni nonostante le strisce zebrate (meno 6), hai tirato dritto a ogni semaforo, senza nemmeno badare se fosse verde, giallo o rosso (meno 6).
Certo, in piazzale Loreto era rosso di sicuro. Perché lì hai fatto tappa, o meglio, sosta obbligata a causa dello scontro tra una bici e un’auto. Hai visto tutto, ma te ne sei stata zitta, vergognandoti di essere in bici. Ecco la dinamica: alla rotonda, un biker in sella a un trabiccolo con dietro una sorta di carriola prima passa col rosso, poi taglia la strada a un automobilista e, non ancora soddisfatto, gli si piazza davanti per bloccarlo. Il conducente frena, lo schiva, ma urta la carriola, al che il ciclista si vendica prendendo a calci il cofano dell’auto e a male parole il conducente. Il tutto davanti a un pattuglia della municipale, ma poco conta e niente cambia.

Il tour riprende e si muove verso vie secondarie, più tranquille e silenziose. E anche lì è tutto concesso, incluso circondare in massa automobili in modo da costringerle a fermarsi, mettersi davanti a autobus in movimento per impedirgli di andare avanti, sostare alle fermate dei tram o agli incroci più trafficati, creando code e intasando il traffico.

Ovvio che i ciclisti normali, quelli che la mattina usano la bici per andare in ufficio o all’università o a fare la spesa. Loro sono silenziosi e spesso discreti. Però infrangono le regole come noi che adesso stiamo vagando per Milano, perché la prassi è questa: chi pedala crede di non essere sulla strada come gli altri. Te lo dicono tutti questi vandali notturni della bici, che di giorno si muovono lo stesso su due ruote e del codice della strada se ne fregano.

C’è l’ultimo semaforo, prima della fine. Sono passate quasi tre ore. Questo rosso lo rispetteremo? No, certo che no. Anche qui ci sono i vigili, ma non fischiano nemmeno. Sarebbero altri sei punti in meno. Però sulla patente ci sono ancora tutti.

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