Tre morti in Cina su un'auto elettrica in fiamme: s'indaga sulle batterie

In Cina un taxi elettrico ha preso fuoco in un incidente uccidendo tre persone. Le indagini sulle batterie sono doverose, ma senza pregiudizi

1 giugno 2012 - 16:57

Il mondo dell'auto elettrica è stato messo in subbuglio (e lo è ancora) dopo che, il mattino di sabato 26 maggio, un taxi elettrico BYD e6 ha preso fuoco in Cina a seguito di un brutto incidente stradale, uccidendo il conducente e i due passeggeri a bordo.

INVESTITA A 180 KM/H – Il sinistro è avvenuto nella città di Shenzen, nella Cina meridionale, su una strada litoranea priva di guard rail. Il veicolo è stato tamponato violentemente nella parte posteriore da una sportiva Nissan GT-R che, secondo i primi rilievi, procedeva a una velocità compresa tra i 150 e i 180 km/h, guidata da un uomo sotto l'effetto di sostanze alcoliche che ospitava a bordo tre donne. Gli occupanti della Nissan, che ha poi urtato un'altra auto rovesciandola, non hanno riportato ferite gravi. La e6, invece, è stata scagliata contro un albero che è stato urtato dalla parte posteriore dell'auto già semidistrutta dall'urto contro l'a GT-R, e che è quasi entrato nell'abitacolo. Ne è scaturito un incendio che ha incenerito la parte posteriore della vettura. Nulla da fare per i tre occupanti. Il conducente della Nissan è fuggito, ma è stato rintracciato, e pare che nella vicenda ci sia da mettere in conto anche l'intervento di un altro uomo che, forse in cambio di un compenso, si sarebbe presentato alla polizia affermando di essere il responsabile del sinistro.

SILENZIO STAMPA – Lunedì, primo giorno di apertura della borsa di Hong Kong dopo l'incidente, le azioni BYD sono crollate del 5,9% sui timori che la tragedia potesse essere attribuita alle batterie al litio-fosfato di ferro che equipaggiono le e6, ma si sono riprese un paio di giorni dopo. Va registrato in ogni caso un maldestro tentativo di BYD, casa automobilistica cha ha tra i suoi azionisti (al 10%) il noto finanziare Warren Buffet, di mettere a tacere la stampa locale invitandola a non parlare della sciagura o a evitare di rivelare che aveva coinvolto un'auto a batteria. Un'iniziativa assai poco indovinata che, ovviamente, si è poi ritorta sull'immagine della casa automobilistica quando la notizia è trapelata.

ERRORE MEDIATICO – Naturalmente, quando i dettagli dell'incidente sono stati resi pubblici, BYD ha dovuto rilasciare qualche informazione. Del compito è stato incaricato Paul Lin, il direttore marketing BYD nominato portavoce ufficiale, il quale ha dichiarato che non è ancora noto che cosa abbia provocato la morte delle tre persone. In altre parole, non si sa se siano deceduti nell'urto o nell'incendio. Riguardo a quest'ultimo, poi, Lin ha affermato, magari semplificando un po' troppo, che qualsiasi auto si può incendiare se viene urtata da un'altra che procede a 180 km/h e che nessun veicolo può resistere a un urto del genere, anche se va sottolineato che poiché il taxi sembra procedesse a circa 80 km/h, la velocità relativa alla quale è avvenuto l'urto non poteva essere di 180 km/h, ma al massimo di 100. In ogni caso, mancano le prove che siano state le batterie, alloggiate sotto il sedile posteriore della vettura, ad aver dato origine all'incendio.

ORA LE DOMANDE, LE SENTENZE A DOPO – La sicurezza delle batterie al litio è sotto esame da parecchio tempo, cioè da quando, negli Stati uniti, una Chevrolet Volt s'è incendiata dopo circa tre settimane da un test di impatto laterale effettuato dall'Nhtsa, l'ente statunitense che valuta la sicurezza di strade e veicoli. Ovviamente dal sinistro in Cina è nata, sui blog mondiali e certamente anche al di fuori, una montagna di interrogativi e si sono rinvigorite le critiche riguardanti l'attitudine delle batterie di questi veicoli a prendere fuoco. Interrogativi più che leciti, è bene chiarirlo, ma lo stesso non vale per le sentenze senza appello che, senza che siano noti i risultati delle perizie sulla vettura, appaiono del tutto prematuri e quindi lasciano il tempo che trovano.

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