T-Red: siamo a una svolta?

Forse è a una svolta la vicenda dell'apparecchio che multa chi passa col rosso

11 novembre 2014 - 11:00

Dov'eravamo rimasti? Era il marzo 2014 quando, per la seconda volta, la pubblica accusa usciva sconfitta in un processo che riguarda il T-Red, la macchinetta che multa chi passa col semaforo rosso. E l'anno prima, a Rovigo, c'era già stata l'assoluzione di Stefano Arrighetti, il “padre” delle telecamere semaforiche che tra il 2006 e il 2008 hanno appioppato numerosissimi verbali agli Italia. Senza contare l'assoluzione per i vigili di Segrate. E così, resta a bocca asciutta (niente rimborso per la multa 150 euro circa, più il taglio di sei punti della patente) l'esercito di multati inferocito che riteneva troppo breve la durata della luce gialla, tale per cui era difficile attraversare l'incrocio senza essere pizzicati dalla telecamera: si passava spesso col rosso senza volerlo, incappando nella multa. Gli automobilisti contestavano che il semaforo passasse dal giallo al rosso in pochissimi secondi, e non c'era nemmeno un decimo di secondo tra il rosso e lo scatto del fotogramma che rileva l'infrazione. Il fatto è che il Codice della strada non prescrive la durata del giallo, ed è difficile dimostrare una manomissione dei semafori. Adesso, come riporta Il Biellese, in un articolo a firma Riccardo Alberto di qualche giorno fa, a parlare è Raoul Cairoli, titolare della CiTiEsse (di Rovellasca in provincia di Como), azienda che aveva commercializzato il T-Red, che è stato al centro di 104 procedimenti penali.

A BOTTE DI QUERELE – A fine ottobre, Cairoli doveva comparire come imputato per frode nelle pubbliche forniture per il caso di Gaglianico davanti al tribunale di Biella; ma il processo è stato aggiornato alla prossima primavera. Cairoli si sfoga: “Questa è l'Italia”, mentre fa il conto di quanti procedimenti restano. Oltre a Biella, nessun altro in Piemonte dopo aver incassato le assoluzioni a Verbania, Novara e Ivrea dove l'inchiesta è stata addirittura archiviata. Tuttavia, fa presente che a Verona, madre di tutte le inchieste sul territorio nazionale, è stato assolto e la procura non ha presentato appello e quindi la sentenza è già passata in giudicato. Cairoli a Biella avrebbe presentato altra documentazione: vediamo di che trattasi. Le carte in mano a Cairoli riguardano la controversia, a botta di querele tra uno dei consulenti che si sono espressi sul caso T-Red, l'ingegner Antonio Menegon e un funzionario del ministero dei Trasporti, Francesco Mazziotta, querelato dal primo per falsa testimonianza nel processo che vede Menegon denunciato dal patron di Kria, l'azienda produttrice dei T-Red, Stefano Arrighetti. Mazziotta avrebbe confermato in aula l'esistenza di un prototipo depositato al ministero costituito dalle sole telecamere; al contrario Menegon sostiene che nulla è stato depositato, nemmeno le telecamere: di qui l'ipotesi di falsa testimonianza. Il mancato deposito del prototipo, spiega Il Biellese, per l'omologazione era già stato fatto emergere all'inizio delle indagini proprio dall'avvocato biellese Giovanni Bonino. Fu poi un'indagine amministrativa interna al ministero a mettere apparentemente una toppa alla questione facendo di fatto naufragare le indagini sulla validità dell'utilizzo del T-Red, sulla scorta però dell'errato presupposto che fossero perlomeno state depositate le telecamere del T-Red, presupposto questo che oggi viene svelato non sussistere.

CAIROLI ALL'ATTACCO – “Un'indagine viziata – dice Cairoli – e le conclusioni a cui giunse la commissione ministeriale furono fuorviate dall'errata convinzione dell'esistenza di un prototipo che in realtà oggi ho appreso non essere stato depositato sino al 10/07/2006, ovvero ben 6 mesi dopo l'approvazione del T-Red (15/12/2005). Questo è il motivo per cui ritengo che le apparecchiature siano state utilizzate in modo indebito, non certo per colpa dei Comuni o del sottoscritto. Che trattiene tutt'oggi in azienda le oltre 150 apparecchiature che sono state dissequestrate e restituite. Se tengo a magazzino apparecchiature per un valore di ben 5 milioni di euro è perché so che si tratta di sistemi la cui procedura di omologazione non è stata corretta, altrimenti sarei un pazzo”. Adesso non resta che attendere il processo in primavera, per capire qualcosa di più di una questione che, sin dall'inizio, è apparsa estremamente intricata e controversa.

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