Strisce blu: ennesima sentenza non definitiva

Strisce blu: ennesima sentenza non definitiva È senza fine la telenovela sulle strisce blu: ecco un'ennesima sentenza sulle multe

È senza fine la telenovela sulle strisce blu: ecco un'ennesima sentenza sulle multe

12 Gennaio 2012 - 06:01

Chi riceve la multa sulle strisce blu può ottenerne l'annullamento se il Comune non dimostra che nell'area “incriminata” sussistono particolari condizioni di traffico tali da legittimare l'installazione di dispositivi in grado di controllare il tempo di sosta nella zona: così ha stabilito tredicesima sezione civile del tribunale di Roma, con sentenza 8596 del 10 febbraio 2011, depositata il 28 aprile successivo. In realtà, questa è l'ennesima sentenza in una materia in cui la giurisprudenza è contraddittoria.

IN SECONDO GRADO – Il Tribunale ha accolto l'appello del trasgressore, difeso dall'avvocato Mauro Vaglio, dopo il rigetto dell'opposizione alla sanzione amministrativa da parte del Giudice di pace nel 2005: l'automobilista che ha parcheggiato senza esporre il ticket non versa i 46 euro di multa (articolo 157, comma 6, del Codice della strada). Mentre il Comune di Roma, contumace (non s'è presentato in Trbunale), si accolla le spese di entrambi i gradi di giudizio. Alla base della decisione il fatto che l'Ente locale, se istituisce parcheggi custoditi, oppure aree con parcometri, deve poi dimostrare che in quella zona o nelle immediate vicinanze è possibile anche il posteggio libero da dispositivi di controllo: lo stabilirebbe l'articolo 7, comma 8, del Codice della strada. In alternativa, il Comune deve indicare il provvedimento in base al quale la strada teatro dell'infrazione risulti individuata come appartenente a un'area pedonale, alla zona a traffico limitato oppure a un'area ad alta rilevanza urbanistica con peculiari esigenze di traffico veicolare.

CAUTELA – Ma la realtà è molto più complessa e articolata, e un ricorso contro una multa sulle strisce blu può rivelarsi anche perdente, in base all'apprezzamento del Giudice di pace che deve interpretare il Codice della strada. Infatti, il comma 6 dell'articolo 7, su cui si basa la dimostrazione di illegalità, non fa distinzione fra parcheggi a pagamento e gratuiti. Secondo la dottrina, l'espressione “fuori della carreggiata”, utilizzata nella definizione di parcheggio di cui al n. 34 art. 3 CDS e ripetuta nel comma 6 art. 7 CDS, va intesa così: il parcheggio deve essere collocato fuori del flusso della circolazione, e non necessariamente fuori della sede stradale. La carreggiata è definita dal n. 7 dell' art. 3 CDS come la “parte della strada destinata allo scorrimento dei veicoli”, e quindi non comprende le eventuali aree destinate alla sosta collocate a lato della carreggiata; ma lo stesso art. 7 comma 6 precisa che le aree destinate al parcheggio devono essere ubicate “comunque in modo che i veicoli parcheggiati non ostacolino lo scorrimento del traffico”.

Commenta con la tua opinione

X