Strage Acqualonga: perizie notificate ai sette indagati

Per il bus finito nella scarpata, i consulenti dei pubblici ministeri hanno esaminato le condizioni di guardrail e veicolo

10 giugno 2014 - 22:09

Sono state notificate ai sette indagati le perizie sul bus precipitato il 28 luglio 2013 dal viadotto di Acqualonga dell'A16 (tratto gestito da Autostrade per l'Italia), nel territorio del Comune di Monteforte Irpino (Avellino), nel quale morirono 40 persone. Le perizie erano state depositate a metà aprile 2014 presso la Procura di Avellino. Nell'inchiesta, condotta dal procuratore Rosario Cantelmo, e dai pm Adriano Del Bene e Cecilia Annecchini, si ipotizzano i reati di omicidio colposo plurimo e disastro colposo nei confronti di sette persone. Chi sono? Cominciamo dai cinque legati ad Autostrade per l'Italia: due dirigenti tuttora in servizio presso il gestore; tre ex responsabili del tronco autostradale in cui avvenne la più grave disgrazia stradale italiana. Più altri due: il proprietario del bus nonché titolare dell'agenzia di viaggio che aveva noleggiato il veicolo ai pellegrini di Pozzuoli (Napoli), Gennaro Lametta; e suo fratello, Ciro Lametta, l'autista del pullman morto nell'incidente.

PERIZIA: UN LAVORO MONUMENTALE – I quattro consulenti incaricati dalla Procura avellinese di chiarire cause e responsabilità della strage hanno prodotto una consistente mole di lavoro. In particolare, hanno indagato sull'efficienza delle barriere poste sul viadotto, che vennero travolte dal bus, e sulle condizioni del bus: secondo quanto emerse nell'incidente probatorio, il veicolo affrontò senza freni il lungo tratto in discesa dell'A16 prima di precipitare nella scarpata sottostante. Infrangendo le barriere. Che probabilmente, questo il cuore del problema, dovevano reggere, aiutando l'autista Ciro Lametta a stare in carreggiata. Gli esami affidati agli esperti Alessandro Lima, Vittorio Giavotto, Lorenzo Caramma e Andrea Demozzi è composta da una relazione di 650 pagine e da oltre 1.500 pagine di allegati. Comprendono planimetrie, esami di laboratorio sui materiali delle barriere e sulle parti meccaniche del bus precipitato, più altra documentazione tecnica. Alla perizia, è allegato anche un filmato che ricostruisce nel dettaglio l'incidente. Secondo la ricostruzione dei consulenti della Procura di Avellino, il bus (noleggiato dall'agenzia Mondo Travel alla comitiva di turisti che domenica 28 luglio era di ritorno a Pozzuoli) nel rompere l'impianto di trasmissione aveva perso qualsiasi sistema frenante. Alcuni componenti della trasmissione, sganciandosi, tranciarono dei condotti idraulici lasciando il pullman senza freni sulla discesa di Monteforte Irpino. L'autista perse il controllo poco dopo l'uscita dalla galleria di Monteforte Irpino, acquistando velocità nella discesa che porta al viadotto. Portandolo a scontrarsi con 14 auto. Nel tentativo di frenare la corsa, l'autista, Ciro Lametta, urtò ripetutamente prima le mura e poi le barriere di New Jersey poste a destra dell'autostrada, che cedettero facendo precipitare il pullman nel dirupo. La relazione dei periti si sofferma sulle criticità dei tirafondi, le grosse viti che dovrebbero bloccare i diversi pezzi del guardrail e che invece non hanno resistito all'impatto con il bus. Che sarebbe volato dal viadotto in posizione parallela o quasi alle barriere. La notifica della perizia d'ufficio consentirà ai periti nominati dagli indagati (i cinque dipendenti di Autostrade per l'Italia), e alle parti civili di presentare controdeduzioni.

SI ATTENDE LA PERIZIA DEL GESTORE – Adesso, si aspetta la perizia di Autostrade per l'Italia, che nella fase degli accertamenti aveva nominato una serie di consulenti per ogni singolo aspetto della vicenda. Già nel corso dei sopralluoghi sul viadotto era emersa una visione discordante fra i periti di una parte (Procura di Avellino) e dell'altra (Autostrade per l'Italia) sui tre urti che il bus avrebbe avuto sulla barriera. Secondo i consulenti del gestore, nessuna barriera è progettata per reggere a una sequenza di impatti di quel genere. Discorso molto opinabile, anche perché pare che l'autista del bus abbia cercato di appoggiarsi col veicolo parallelo alla barriera, e che il guardrail abbia ceduto perché in condizioni non idonee.

REVISIONE DEL BUS: TUTTO IN REGOLA? – In un'inchiesta parallela, sono indagati due funzionari della Motorizzazione civile di Napoli, Vittorio Saulino (56 anni) e Antonietta Ceriola (63 anni): la Procura di Avellino ipotizza il reato di falso in atto pubblico perché la revisione del bus, che ufficialmente risultava eseguita quattro mesi prima dell'incidente, in realtà non sarebbe mai avvenuta. Se non attraverso la falsificazione dei documenti nelle settimane che seguirono la strage. Avrebbero manomesso i computer della Motorizzazione per certificare l'idoneità alla circolazione e al trasporto di persone del bus Volvo immatricolato per la prima volta nel 1995, reimmatricolato nel 2008 e revisionato nel marzo 2013, pochi mesi prima dell'incidente. E comunque, anche se emergesse che il bus non era revisionato, il primo filone dell'inchiesta (sui guardrail) resterebbe in piedi, eccome: in quel punto, il bus non doveva cadere. SicurAUTO.it ha voluto seguire passo passo ogni sviluppo della vicenda, facendone anche una battaglia a favore della sicurezza stradale: appena si avranno ulteriori particolari, ve li renderemo noti.

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