Statistiche incidenti stradali 2011: i dati Aci-Istat completi

Diminuiscono (di poco) incidenti, morti e feriti. Le ultime statistiche sugli incidenti stradali ci insegnano che la strada è ancora in salita

31 ottobre 2012 - 10:30

Diminuiscono (di poco) incidenti, morti e feriti sulle strade italiane. Il Rapporto ACI-ISTAT – illustrato oggi a Roma presso l'Automobile Club d'Italia – evidenzia, infatti, nel 2011 un calo, rispetto all'anno precedente, di sinistri (205.638; -2,7%), morti (3.860; -5,6%) e feriti (292.019; -3,5%), verbalizzati dalle Forze dell'Ordine.

C'E' MOLTO DA FARE – “I dati dimostrano come le nostre strade diventino ogni anno più sicure – ha affermato il presidente dell'Automobile Club d'Italia, Angelo Sticchi Damiani – ma c'è ancora tanto da fare: gli incidenti derivano da una scarsa cultura degli utenti della strada e ACI ha definito un sistema di formazione continua con nuovi programmi per il conseguimento della patente, corsi di guida sicura, attività di educazione dei genitori per l'uso dei seggiolini, servizi specifici per le utenze deboli. Va poi sottolineato che i sinistri sono diminuiti del 22% in 10 anni ma le tariffe rc-auto non hanno seguito lo stesso andamento. Per consentire un ribasso delle polizze, ACI ha presentato al Governo un progetto di legge in grado di ridurre del 40% i costi a carico delle famiglie, contrastando soprattutto il fenomeno delle frodi: speriamo veda presto la luce”. “Quest'anno – ha concluso il presidente dell'Istat, Enrico Giovannini – ha visto il consolidamento del modello organizzativo decentrato istituito con il protocollo di intesa nazionale ed è stata rafforzata la collaborazione con tutti gli organi di rilevazione territoriali. Su queste basi costruiremo una nuova architettura di indagine che entro il 2015 dovrà portare alla realizzazione di un “sistema unico” di acquisizione dei dati in accordo con il processo di digitalizzazione già avviato

INCIDENTI: QUANTI? – Incidenti: 205.638 (563 al giorno); morti: 3.860 (11/g.); feriti 292.019 (800/g.). Ogni giorno in Italia si verificano 563 incidenti stradali che provocano la morte di 11 persone e il  ferimento di altre 800. Nel 2011 sono stati rilevati 205.638 sinistri che hanno causato il decesso di 3.860 persone e il ferimento di altre 292.019. Rispetto al 2010 si riscontra una diminuzione del numero degli incidenti (-2,7%), dei feriti (-3,5%) e un calo significativo del numero dei morti (-5,6%).

Incidenti stradali, morti e feriti – Anni 2010-2011, valori assoluti e variazioni percentuali

Incidenti stradali
e persone coinvolte (a)

Valori assoluti

Variazioni percentuali 2011/2010

 

 

2010

2011

Incidenti stradali

211.404

205.638

-2,7

Morti

4.090

3.860

-5,6

Feriti

302.735

292.019

-3,5

2001-2011: incidenti = -21,8%; morti = -45,6%; feriti = -21,7%

Nel periodo 2001/2011 gli incidenti sono scesi da 263.100 a 205.638 (-21,8%); i morti da 7.096 a 3.860 (-45,6%) i feriti da 373.286 a 292.019 (-21,8%). Diminuito anche l'indice di mortalità (morti ogni 100 incidenti): 1,88 nel 2011 rispetto al 2,70 del 2001.

Obiettivo europeo 2010: Italia 14ma (-45,6%) dietro a Spagna (-62,7%), Irlanda (-54,7%) e Francia (-51,4%), davanti ad Austria (-45,4%), Germania (-42,6%) e Belgio (-41,1%). Pari merito col Regno Unito e un punto sopra la media europea (-44,5%)

Rispetto all'obiettivo europeo 2010 (la riduzione della mortalità stradale del 50%), l'Italia non raggiunge il target nemmeno nel 2011, ma fa meglio della media europea (-44,5%). Il nostro Paese si colloca al quattordicesimo posto nella lista dei paesi più virtuosi dell'UE a 27, con una riduzione del 45,6%. Meglio di noi, tra gli altri, Spagna (-62,7%), Irlanda (-54,7%) e Francia (-51,4%). Come noi il Regno Unito. Peggio di noi, invece, Austria (-45,4%), Germania (-42,6%) e Belgio (-41,1%).

INCIDENTI: DOVE? – Strade urbane: 76,4% incidenti; 45,2% morti; 72,9% feriti. Il 76,4% degli incidenti si è verificato sulle strade urbane, con 1.744 morti (45,2% del totale) e 213.001 feriti (72,9%). Sulle autostrade si sono verificati 11.007 incidenti (5,4% del tot.), con 338 decessi (8,8%) e 18.515 feriti (6,3%). Rispetto al 2010, si osserva una riduzione dell'incidentalità su tutti gli ambiti stradali (-2,7)e una diminuzione significativa del numero dei morti in ambito autostradale (-10,1%), grazie anche all'implementazione del sistema “Tutor”, introdotto nel 2006 e diffuso su un numero sempre crescente di tratte autostradali.

Incidentalità secondo l'ambito stradale – Anno 2011 (valori assoluti e indice di mortalità)

CATEGORIA DELLA STRADA

Incidenti

Morti

Feriti

Indice
   di   mortalità  (a)

Variazione  percentuale  Incidenti 2011/2010

Variazione  percentuale  Morti

2011/2010

Variazione  percentuale  Feriti

2011/2010

Strade urbane

157.023

1.744

213.001

      1,1

-1,9

-0,9

-2,5

Autostrade e raccordi

11.007

338

18.515

      3,1

-8,9

-10,1

-10,4

Altre strade (b)

37.608

1.778

60.503

      4,7

-4,2

-9,1

-5,0

Totale

205.585

3.860

292.019

     1,9

-2,7

-5,6

-3,5

(a) Rapporto tra il numero dei morti e il numero degli incidenti, moltiplicato 100.

(b) Sono incluse nella categoria “Altre strade”, le strade Statali, Regionali e Provinciali fuori dall'abitato e Comunali extraurbane .

Incidenti più gravi su strade extraurbane: 4,7 decessi ogni 100 incidenti.

Gli incidenti più gravi avvengono sulle strade extraurbane (escluse autostrade): 4,7 decessi ogni 100 incidenti. Gli incidenti sulle strade urbane sono meno gravi: 1,1 morti ogni 100 incidenti. Sulle autostrade l'indice di mortalità è pari a 3,1: un punto e mezzo in meno rispetto alle strade extraurbane.

Un terzo (32,8%) degli incidenti nelle grandi città. Indice mortalità più alto a Napoli (1,8), più basso a Trieste (0,3).

Nei grandi Comuni italiani si verifica circa un terzo (32,8%) degli incidenti stradali urbani: Roma 10,3%, Milano 7,2%, Genova 2,7% e Torino 2,2%. L'indice di mortalità, più alto si registra a Napoli (1,8), Venezia (1,6), Messina (1,4), Catania (1,3) e Palermo (1,2) il più basso, invece, a Trieste (0,3), Genova (0,4) e Milano (0,4). Per quanto riguarda, invece, le strade fuori dall'abitato, l'indice di mortalità raggiunge il livello più alto a Trieste (5,3), Catania (4,9) e Firenze (4,0).

INCIDENTI: QUANDO? – Maggio mese “nero”: 654 incidenti e 12 morti al giorno. Picco mortalità: agosto. Il maggior numero di incidenti e di decessi si è verificato a maggio (20.274 sinistri con 367 morti), mese con la media giornaliera più alta (654 incidenti e 12 vite spezzate). Gennaio è il mese con il numero più basso di incidenti (13.925; media giornaliera 449); Marzo quello che ha fatto registrare il minor numero di morti sulle strade (258; media giornaliera 8). In città la frequenza più elevata di incidenti si colloca a maggio (15.657; media: 505); la più bassa a gennaio (10.492; media: 338). Il maggior numero di morti si registra a maggio (175), ma il tasso di mortalità più alto lo fa registrare agosto (1,4), seguito a ruota da gennaio (1,3); il più basso si registra, invece, a marzo (0,9).

Domenica e sabato i giorni più pericolosi: indice di mortalità 2,8 e 2,2. Venerdì più incidenti (32.121; 15,6% del tot.) e feriti (44.229; 15,1%). Sabato più morti (641; 16,6%).

Il venerdì è il giorno “nero” per incidenti (32.121: 15,6% del totale) e feriti (44.229: 15,1%). Il maggior numero di morti si registra, invece, al sabato (641; 16,6%), seguito da domenica (606; 15,7%). L'indice di mortalità più alto è nel fine settimana: 2,8 morti ogni 100 incidenti la domenica, 2,2 il sabato.

Ora critica le 18:00: (15.756) incidenti, (261) morti e (22.617) feriti. Indice di mortalità più elevato di notte. Punta massima alle 5 del mattino: 6,0

Il picco più elevato di incidentalità durante l'arco della giornata si registra intorno alle ore 18:00 (15.756 incidenti; 261 morti; 22.617 feriti), quando all'incremento del traffico per gli spostamenti lavoro-casa si aggiungono fattori psico-sociali come lo stress e la stanchezza, unitamente alle difficoltà di percezione visiva dovute alla riduzione della luce naturale. L'indice di mortalità si mantiene superiore alla media (1,9) dalle 21 alle 7 del mattino, raggiungendo il valore massimo intorno alle ore 5 (6 decessi ogni 100 incidenti).

Notte: meno incidenti ma più pericolosi

Nella fascia oraria compresa tra le 22 e le 6 si sono verificati 29.223 incidenti stradali (14,2% del tot.) che hanno causato il decesso di 984 persone (25,5%) e il ferimento di altre 46.359 (15,9%). Gli incidenti del venerdì e sabato notte sono pari al 40,7% del totale degli incidenti notturni; i morti e i feriti del venerdì e sabato notte rappresentano, rispettivamente, il 42,8% e il 43,3%.

INCIDENTI: COME? – Un incidente su quattro (25,3%) a veicoli isolati. Indice mortalità: scontro frontale (4,8), urto con ostacolo accidentale (4,2), fuoriuscita (3,9), investimento di pedone (2,9), caduta da veicolo (1,7).

La maggior parte degli incidenti stradali (74,7%) avviene tra due o più veicoli. Il 25,3% riguarda, invece, veicoli isolati. Più ricorrente lo scontro frontale-laterale (71.069 casi: 34,6% tot.) con 883 morti (22,9%) e 104.638 feriti (35,8%), seguito dal tamponamento che registra 37.749 casi, con 364 morti e 62.389 persone ferite. Al secondo posto per quanto riguarda i morti (610) ed al primo per indice di mortalità (4,8), gli scontri frontali. Quanto a indice di mortalità, dopo gli scontri frontali, troviamo l'urto con ostacolo accidentale (4,2), fuoriuscita o sbandamento (3,9), l'investimento di pedone (2.9) e la caduta da veicolo (1,7). L'indice di mortalità più basso (0,8) lo fanno registrare sia la frenata improvvisa che lo scontro laterale.

INCIDENTI: PERCHÉ? – Guida distratta/andamento indeciso 42.869 (16,9%); precedenza/semaforo 42.095 (17,5%); eccesso velocità 29.231 (11,5%). La guida distratta o andamento indeciso (42.869; 16,9% del totale), il mancato rispetto delle regole di precedenza e del semaforo (42.095; 17,5%) e la velocità elevata (29.231; 11,5%) sono le prime tre cause di incidente: da sole costituiscono il 45,2% dei casi.

INCIDENTI: CHI? – Giovani (20-24anni) principali vittime di incidenti mortali. La classe di età in cui si registra il maggior numero di decessi è quella compresa tra i 20 e 24 anni per entrambi i sessi. Valori molto elevati si riscontrano, per gli uomini, anche in corrispondenza delle fasce di età 25-29, e 35-39 anni. Per le donne, invece, i picchi maggiori si registrano oltre che tra i 20 e i 24 anni anche per le età più anziane (75-79 e 80-84 anni), nelle quali le donne risultano coinvolte soprattutto nel ruolo di pedone.

Conducenti: meno morti (-5,2%) e feriti (-3,2%). Conducenti deceduti: 2.690; 69,7% del tot. Numero morti uomini sette volte superiore a donne.

Nel 2011 i conducenti morti e feriti sono diminuiti, rispettivamente, del 5,2% e del 3,2%. In aumento risultano, invece, le donne: +4%, da 304 a 317 decessi. Tra i conducenti deceduti (2.690, 69,7% sul totale dei morti) i più colpiti sono quelli di età compresa tra i 20 e i 39 anni. In notevole svantaggio gli uomini: il numero dei morti risulta, infatti, 7 volte superiore a quello delle donne; quello dei feriti 2 volte.

Conducenti: più morti su strade extraurbane (escluse autostrade); più feriti su strade urbane

Il numero, in valori assoluti, dei decessi tra i conducenti è, per entrambi i sessi, più elevato sulle altre strade extraurbane (escluse autostrade). Rispettivamente: 1.206 uomini e 171 donne. Il numero dei feriti risulta, invece, molto più elevato sulle strade urbane, dove, come abbiamo visto, si verifica la stragrande maggioranza degli incidenti. Le strade extraurbane risultano il luogo più pericoloso, per entrambi i sessi: 2,3 conducenti uomini e 1 conducente donna morti ogni 100 conducenti coinvolti in incidenti stradali.

Si muore più in bicicletta che sul ciclomotore: +7,2% rispetto al 2010

I conducenti  più colpiti risultano gli uomini alla guida di autovetture e motocicli (974 e 837 morti, complessivamente il 76,3% del totale). Tra le donne, invece, si muore quasi esclusivamente alla guida di auto: 214 decedute, 67,5 % sul totale dei decessi tra le donne. Il 2011 fa registrare un'allerta bicicletta: + 7,2% di conducenti morti e + 11,7% di feriti. Le biciclette rappresentano il terzo veicolo, dopo autovetture e motocicli, con il maggior numero di conducenti morti.

Anziani i pedoni più a rischio.

Fra le persone coinvolte in incidenti stradali, i pedoni sono tra i soggetti più deboli. Il rischio è particolarmente alto per la popolazione anziana. Per i morti, il valore massimo (96) si registra nella fascia tra 80 e 84 anni; per i feriti (1.594) in quella tra 70 e 74 anni. I pedoni donna risultano fortemente a rischio tra i 75 e gli 84 anni. Mentre, rispetto al 2010, il numero di morti tra i pedoni risulta in diminuzione (-4,1%), la flessione è decisamente più contenuta (-1,2%) per quanto riguarda i feriti.

Passeggeri: diminuiscono morti (-9,1%) e feriti (-5,2%). A rischio 15-24 anni e bambini

Tra i passeggeri, morti e feriti, risultano concentrati, per entrambi i sessi, nella classe di età 15-24 anni (19.034, pari al 27,16% del totale). Colpiti anche i bambini tre 0e 9 anni (5.245, tra morti e feriti, il 7,5% del totale), fatto che evidenzia la necessità di mantenere alta l'attenzione sul corretto utilizzo dei dispositivi di sicurezza e dei sistemi di ritenuta studiati per i bambini. Dal confronto con il 2010 si rileva, per i passeggeri, una diminuzione sia dei morti (-9,1%), che dei feriti (-5,2%).

INCIDENTI: COSA? – Veicoli coinvolti: auto (66,1%) e moto (14%) i più coinvolti.

I veicoli più coinvolti in incidenti stradali sono le auto: 255.471 (66,1% del totale), responsabili del 44,2% dei decessi. Al secondo posto i motocicli (54.181; 14,0%), i quali, malgrado la percentuale decisamente più bassa rispetto alle auto, sono responsabili del 32,1% dei decessi. Seguono: autocarri (6,8%), ciclomotori (5,4%) e biciclette (4,5%). Rispetto al 2010, il numero di biciclette coinvolte in incidenti stradali con lesioni è aumentato del 12%.

Indice mortalità: moto e quadricicli (1,7), bici (1,6), ciclomotori (0,8), auto e autocarri (0,7)

L'indice di mortalità più alto è quello di motocicli e quadricicli (1,7), più del doppio di quello delle auto (0,7). Ma doppio rispetto alle auto è anche quello delle bici (1,6), mentre quello dei ciclomotori (0,8) è sostanzialmente identico a quello delle auto.

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