Stati Uniti: approvata una tassa sulle auto elettriche

Da Washington arriva una tassa di 100 dollari annui su ogni auto elettrica per compensare i mancati introiti fiscali sulla vendita dei carburanti fossili. E in Italia?

1 aprile 2011 - 16:50

È noto che l'utilizzo di una vettura a batteria è più economico rispetto a quello di una tradizionale. La convenienza è ovviamente dovuta al fatto che il “pieno” di elettricità costa assai meno di un rifornimento di benzina, gasolio o gas. Tuttavia, se l'utente di una vettura elettrica non consuma questi carburanti, non paga neppure le tasse che gravano su di essi. Conclusione: con il graduale diffondersi delle auto elettriche diminuirà anche il gettito fiscale proveniente dai consumi di carburanti fossili.

PROBLEMA DELICATO – Negli Stati Uniti, una parte non trascurabile di queste tasse (che in ogni caso sono, in percentuale, di gran lunga inferiori a quelle che versano gli automobilisti italiani) viene utilizzata per la manutenzione delle strade, che in futuro potrebbe soffrirne per l'assottigliarsi delle entrate. Quindi, oltreoceano ci s'interroga sul metodo migliore per compensare i mancati introiti e si studiano nuove tasse per le sole vetture a batteria. Il problema è delicato, poiché una diminuzione del gettito non è accettabile, ma bisogna anche ideare una forma di tassazione che non disincentivi i potenziali acquirenti delle auto a batteria e quindi non stronchi sul nascere il loro mercato.

100 MODESTI DOLLARI – In attesa che si trovi una soluzione razionale e definitiva al problema, il senato dello stato di Washington ha appena approvato (30 marzo) una proposta di legge, siglata SB5251, che istituisce una tassa annua di 100 dollari su ogni auto elettrica in circolazione. È stato calcolato che un automobilista medio americano, acquistando i carburanti tradizionali, versa all'erario circa 200 dollari l'anno, quindi quei 100 dollari sono comunque un buon affare, e in ogni caso l'importo è tale da non pesare molto sulle tasche di chi ha un'auto elettrica in garage o pensa di acquistarne una. Tuttavia, la SB5251 è comunque un indizio del fatto che, oltre a incentivare economicamente l'acquisto delle “green car”, il Tesoro americano intende riprendersi una parte degli incentivi.

PAY PER USE – In teoria, le considerazioni su cui si basa la nuova tassa sono corrette, poiché non si vede per quale motivo chi possiede un'auto a batteria dovrebbe essere dispensato dal pagare la manutenzione delle strade che consuma. Però va fatto un distinguo: le tasse gravano non solo sui combustibili fossili, ma anche sull'energia elettrica. Quindi, qualsiasi sia l'assetto delle future nuove elettro-tasse, bisognerà studiarle “cum grano salis”, adottando criteri che garantiscano equità. Per esempio, si ipotizza anche una tassa applicata su ogni chilometro percorso, una sorta di “pay per use” al quale si potrebbe arrivare grazie all'implementazione sull'auto di sistemi di navigazione e altri dispositivi “blindati” che permettano di calcolare le distanze percorse e di comunicarle poi al fisco.

BALZELLI D'ALTRI TEMPI – Abbandoniamo ora i discorsi futuribili, torniamo al di qua dell'Atlantico e proviamo a fare qualche semplice considerazione sulla realtà italiana. Nel nostro Paese, a differenza degli Usa, l'imposizione fiscale sui carburanti non serve affatto (o non serve soltanto) a finanziare la manutenzione delle strade. Anzi, su ogni litro che introduciamo nel serbatoio della nostra macchina, oltre all'Iva, grava tuttora un'incredibile serie di “prelievi” che spaziano dalle 1,90 lire per la guerra d'Etiopia del 1935 alle 10 lire per il disastro del Vajont del 1963, dalle 99 lire per il terremoto del Friuli del 1976 alle 205 lire per le operazioni di pace in Libano del 1983. Insomma, quando c'è da batter cassa per le esigenze più disparate, il nostro erario non si fa problemi a imporre balzelli incancellabili che rimangono anche dopo la fine dell'emergenza che ne ha richiesto l'applicazione. Oggi la percentuale complessiva di tasse e accise (recentemente aumentate di nuovo!) sui prezzi alla pompa dei tre principali carburanti, rilevata dal sito del ministero per lo Sviluppo Economico, è la seguente:

  • benzina verde: 53,49%
  • gasolio: 46,38
  • gpl: 32,45%

MEGLIO PREPARARSI – In altre parole, basandosi sui prezzi di erogazione medi delle ultime rilevazioni ministeriali, l'erario italiano si prende 0,819 euro su ogni litro di benzina, 0,660 euro sul gasolio e 0,258 euro sul Gpl. Ora, ipotizziamo il caso di un automobilista che, con la sua vettura a benzina che percorre 14 km con un litro, totalizzi una percorrenza di 15 mila km l'anno, consumando quindi circa 1071 litri di carburante. Se, per pura ipotesi, decidesse di sostituirla con un'auto elettrica, il danno all'erario per mancati introiti, tralasciando quelli che derivano dalla tassazione dell'elettricità, sarebbe indicativamente di 877 euro l'anno (0,819 euro/litro per 1.071 litri), cioè ben di più di quello che subirebbe il Tesoro americano. Bene, non sappiamo se nel futuro del nostro immaginario elettro-automobilista ci sarà una tassa di 877 euro, ma visto che abita in un Paese che ancora oggi lo obbliga a finanziare una guerra africana scoppiata nel 1935 e terminata dopo sette mesi nel 1936, forse farebbe meglio a prepararsi.

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