Soccorre l'animale ferito: 1.300 euro di spese!

C'è chi ha soccorso un animale ferito. Ricevendo in cambio una pessima sorpresa

7 febbraio 2013 - 9:00

Come SicurAUTO.it ha spiegato in dettaglio nella guida su cosa fare e chi chiamare, in Italia dal 27 dicembre 2012 c'è l'obbligo di soccorrere gli animali feriti. Ma c'è chi, dopo aver adempiuto al proprio dovere, ha ricevuto in cambio pessime sorprese.

LE REGOLE –  In base alle norme, in casi di sinistro con un animale, si ha il dovere di fermarsi, e c'è quindi l'equiparazione dello stato di necessità di trasporto di un animale ferito come per una persona, l'utilizzo di sirena e lampeggiante per ambulanze veterinarie e mezzi di vigilanza zoofila. Esprimono soddisfazione Gianluca Felicetti, presidente LAV (Lega anti vivisezione), e Carla Rocchi, presidente nazionale dell'ENPA (Ente nazionale protezione animali): “La norma ha preso atto del cambiamento del sentire comune sul dovere di prestare soccorso anche agli animali e le sanzioni irrogate fino ad oggi per le violazioni sono state un esempio positivo per automobilisti e Polizie locali”. Tutto fila liscio, allora? Non proprio. Leggete il prossimo paragrafo.

CHE LEGNATA – Come spiega repubblica, qualche giorno fa, la signora Tiziana si i fermata sul ciglio della strada per soccorrere un gatto in fin di vita, sanguinante. L'ha portato al pronto soccorso animali di Ozzano, dipartimento veterinario dell' Università di Bologna. Ma alla donna, che ha salvato la bestiola, è arrivato un conto di 1.300 euro per le spese mediche. “Quel giorno – dice la signora – ero in via dell' Arcoveggio. A un certo punto ho visto quel gatto sanguinante per strada, sono scesa dalla macchina, mi sono avvicinata, ho visto che era in fin di vita. Ho provato a chiamare dei veterinari ma nessuno di loro faceva servizio di emergenza. Poi mi è venuto in mente che a Ozzano c' è il pronto soccorso per gli animali, all' ospedale veterinario dell' Università, e l' ho portato lì. Prima di entrare mi hanno fatto firmare dei fogli avvertendomi che le spese sarebbero state a carico mio. E cosa avrei potuto fare, lasciare quel gatto lì per strada? Certo che ho firmato”. Però mai avrebbe immaginato una botta da 1.300 euro.

E DUE – Invece, la gazzettadimantova racconta che qualche giorno fa, due operai hanno salvato un gattino investito da un'auto, ma si sono trovati di fronte a un preventivo di spesa di ottocento euro per farlo curare. Protagonista la signora Anna Aquilano di Polesine di Pegognaga. La donna, domenica pomeriggio, esce per una passeggiata col marito. Sul ciglio della strada vede un gattino di pochi mesi, insanguinato, con i denti spezzati e le zampine immobili. Probabilmente investito da un'auto e non soccorso. Lei, il marito e una figlia caricano il gatto in auto e lo portano in una clinica veterinaria aperta 24 ore alle porte della città. Un pronto soccorso animali però privato, quindi a pagamento. Il medico visita il gatto, gli riscontra la frattura della mandibola e di due zampe. Il cucciolo va operato: “Prima mi prospettano una spesa di 2.000 euro, poi sono disposti a scendere a 800”. Una batosta. In un'epoca in cui le famiglie italiane vivono il dramma della disoccupazione dilagante. Ma perché succede tutto questo? Com'è possibile che un comportamento così corretto dal punto di vista etico, così encomiabile, venga “premiato” con una specie di balzello?

IL PARERE DEGLI ESPERTI – Sentiamo Ilaria Ferri, direttore scientifico ENPA: in caso di animale randagio, la proprietà è del sindaco e del Comune, per quanto previsto dalla Legge 281/91 “Tutela degli animali d'affezione e prevenzione del randagismo”. Quindi, dice la Ferri, “per responsabilità civile e penale, il soggetto cui è stato chiesto l'esborso può esigere il risarcimento dal sindaco”. Meglio se alla richiesta allega foto o testimoni. E se l'animale è di proprietà?  “La responsabilità da richiamare – spiega l'esperto – è diretta verso il proprietario. Il quale potrebbe anche essere richiamato per omissione di custodia e maltrattamento. Di solito, specie in questo periodo, maschi e femmine non sterilizzati, rischiano di essere evidentemente investiti: è il normale comportamento degli stessi durante il calore allontanarsi dalle case alla ricerca di gatte/i”. Grosso modo sulla stessa linea Gianluca Felicetti (presidente LAV), che mette “a disposizione l'ufficio legale della Lega anti vivisezione: una consulenza telefonica gratuita per chi svolge il proprio dovere civico, eticamente encomiabile, per poi vedersi ricambiare con una pessima sorpresa”. Il numero della sede nazionale è 06 4461325.

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