Siamo tutti pedoni: la campagna per la sicurezza dei più deboli

Cosa serve a rendere le strade sicure per tutti? Ecco il punto di vista di personaggi e associazioni che sostengono la campagna sulla sicurezza strada

27 maggio 2014 - 9:00

Il numero degli incidenti stradali in Italia è quasi dimezzato negli ultimi dieci anni ma sull'asfalto continuano a morire 600 pedoni ogni anno, vittime dell'imprudenza collettiva. Ecco perché la campagna di sensibilizzazione “Siamo tutti pedoni” che SicurAUTO.it sostiene da anni si rivolge a chi cammina o guida indifferentemente. Cosa si può fare per salvaguardare gli utenti più vulnerabili della strada oltre a rimpinzare le auto moderne di sistemi tecnologici? Secondo gli esperti basterebbe rispettarsi a vicenda e rispettare utili consigli.

DI CHI  E' LA COLPA? – Credereste mai che la strada può fare più vittime di una guerra? E invece è proprio così: le vittime occidentali del conflitto in Afghanistan sono circa la metà di quelle che ogni anno muoiono sull'asfalto. Esserne consapevoli può aiutare a proteggere gli utenti più vulnerabili della strada che nel 50% sono persone anziane che hanno già difficoltà motorie, uditive e visive. “Siamo tutti pedoni non è solo un'azione di denuncia, ma è un'operazione che cerca di colmare un deficit culturale: il rispetto della vita altrui” sostiene Piero Angela ricordando che l'uomo non è minacciato dalle auto ma da se stesso. “Da oltre centomila anni, cioè da quando esiste, l'Homo sapiens non ha mai corso il pericolo di essere investito: solo negli ultimi 100 anni – spiega il divulgatore scientifico – ha cominciato a essere falciato da altri uomini sapiens. La cultura della macchina non è andata di pari passo con la cultura della guida.” Nonostante gli incidenti siano diminuiti del 48% dal 2001, la strada cela ancora troppi pericoli per chi cammina a piedi, chi pedala o guida un mezzo a due ruote.

GLI ANZIANI IN CITTA' SONO VULNERABILI – Gli incidenti stradali uccidono ogni anno in Italia oltre 560 pedoni. L'Organizzazione Mondiale della Sanità stima che siano oltre 270mila i pedoni vittime di incidenti nel mondo, pari al 22% di tutti i decessi sulla strada. Dal 2001 al 2012 in Italia sono morti 9.190 pedoni, il 14,4% delle vittime della strada. Sono soprattutto le città i luoghi dove il tasso medio di mortalità dei pedoni è pari a 15,3 morti per milione di abitanti ogni anno, contro una media nazionale di 9,8. Sebbene il numero di pedoni morti in Italia si sia quasi dimezzato dal 2001 al 2012 (da 1.032 a 564), permangono situazioni di elevata criticità. Gli over 65, in particolare, hanno un tasso di mortalità 23 volte superiore rispetto ai bambini (0-14 anni) e 7 volte superiore a giovani e adulti (15-54 anni). “A prescindere dall'età – secondo Marco Giustini, Istituto Superiore di Sanità – il pedone che si muove in un ambiente urbano sempre meno a misura d'uomo, si trova a gestire molte situazioni diverse ed è obbligato a prendere rapide decisioni. Processi cognitivi già complessi, ulteriormente rallentati dalle continue distrazioni cui siamo tutti soggetti.”

CHI SONO I PEDONI? – In teoria saremmo tutti pedoni, visto che chi più e chi meno, cammina sui suoi piedi ogni giorno. Eppure si è arrivati ad identificare una categoria di utenti, quasi una classe, che in strada fa storia a se e la precedenza la impone chi arriva prima ed è più veloce. “È triste dirlo – afferma Giulietta Pagliaccio, Presidente FIAB (Federazione Italiana Amici della Bicicletta) – ma quando scendiamo in strada spesso perdiamo di vista l'altro da noi e affrontiamo la quotidianità come una guerra in cui ognuno deve cercare di conquistare qualcosa: un parcheggio, uno spazio per camminare o per andare in bicicletta possono diventare piccole battaglie per rivendicare il diritto ad usare la città.” Quello che ai nostri occhi sembra un gesto banale e innocuo può complicare la vita a chi è già in difficoltà, costringendolo a scendere dal marciapiede: “Basta una bicicletta legata in modo da occupare il marciapiede per trasformare una strada in un muro. È sufficiente uno scooter posteggiato davanti a una rampa e un passaggio diventa un vicolo cieco. Una fioriera troppo a ridosso di un parcheggio per disabili e un'uscita diventa una porta chiusa.” ricorda Sara Branchini, Centro Antartide per la comunicazione e l'educazione ambientale.

LA CITTA' “LENTA” COME SOLUZIONE – “Un pedone investito a 60 km/h ha solo il 10% delle probabilità di salvarsi mentre a 30 km/h le possibilità di sopravvivere aumentano al 90%. – spiega Dario Manuetti, Associazione La Città Possibile – Per questo in città, dove la convivenza è più stretta tra pedoni ed automobilisti, è particolarmente importante moderare la velocità.” Secondo  Manuetti il generico limite dei 50 km/h sarebbe troppo alto poiché un impatto a quella velocità risulta letale per un pedone nel 70% dei casi. Ecco perché si è accesa l'idea delle zone 30, dove la velocità è limitata a 30 km/h, che si stanno diffondendo anche in Italia. A chi sostiene che andare a 30 all'ora è come stare fermi Manuetti risponde: “Si tratta di una percezione errata. Basta usare il computer di bordo per constatare che girando in città la velocità media è ben al di sotto dei 30 km/h. Medie così basse non possono essere alzate schiacciando l'acceleratore quelle rare volte in cui si trova un pezzetto di strada libera”.

CAMBIO DI MENTALITA' – “Vi sono ampi margini per migliorare la sicurezza dei pedoni, a partire dal comportamento da parte di tutti i conducenti di veicoli. – sostiene Marco Giustini – Ma è fondamentale educare il pedone al riconoscimento dei pericoli, aumentando la consapevolezza e sensibilizzandolo ai cambiamenti dovuti all'età che possono avere effetti sulla sicurezza stradale”. “Attraversiamo con passo sicuro ma con calma. Se siamo con dei bimbi o con il cane è meglio tenerli stretti a noi. Se poi la nostra età o le nostre condizioni fisiche non ci permettono di essere scattanti, raddoppiamo la prudenza!” consiglia Francesco Bedussi, Centro Antartide.  Mentre basterebbe un po' di sana buona educazione a favorire la convivenza in strada secondo la FIAB “In bicicletta è necessario ricordarsi che il nostro comportamento potrebbe far male a qualcuno, come a piedi non dovremmo arrabbiarci troppo se qualcuno in bicicletta tenta di portare a casa la pelle condividendo con il pedone l'unico spazio sicuro a disposizione. – spiega Giulietta Pagliaccio, che mette d'accordo chi è costretto a spartire il marciapiede – Come uscirne fuori? Con la buona educazione, prima dell'educazione stradale: siamo tutti cittadini con eguali diritti e doveri. Un cenno di scuse al ciclista cui non si è data la precedenza o un 'grazie' al pedone che ci permette di condividere uno spazio rendono la vita più semplice per tutti.”

Commenta per primo

POTRESTI ESSERTI PERSO:

Autostrada limiti di velocità

Limite a 100 km/h in autostrada: parte in Olanda dal 2020

Incidenti stradali strade più pericolose d’Italia

Incidenti stradali 2018: le strade più pericolose d’Italia nel rapporto ACI

Dispositivi anti abbandono 30 euro bonus

Dispositivi antiabbandono e omologazione: come stanno le cose?